African Summer Review 2013

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    21-Nov-2015

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African Summer Review 2013

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<ul><li><p> African Summer School Review 2013 </p><p> www.africansummerschool.org </p><p>info@africansummerschool.org </p></li><li><p> Indice </p><p>Introduzione </p><p>1. La religione tradizionale africana / Rosanna Colella </p><p>2. La Convivenza religiosa in Nigeria: analisi del contesto storico e sociale / Serena Rizzo </p><p> 3. La democrazia come strumento di diversione </p><p>dai problemi africani / Marco Simoncelli </p><p>4. Imperialismo evolutivo in Africa: tendenze di ieri e prospettive di oggi / Laura Fregi </p><p> 5. Trasferimento di tecnologie </p><p>e investimenti diretti esteri in Africa / Camilla Marchesi </p><p>6. Giovani e creazione di ricchezza in Africa: la trasformazione e la diversificazione della Manioca / Denis Nebatumbu </p><p> 7. La Mappa di Peters: rappresentazione controversa </p><p>di una nuova visione del Mondo / Armando Padula </p><p>8. Decostruire le Mappe, decolonizzare le menti: riflessioni critiche sull'immagine cartografica dell'Africa. / Alessandra Turchetti </p><p> 9. L'uso didattico-politico della cartografia: un confronto tra la visione </p><p>geopolitica eurocentrica e quella afrocentrica / Giulia Larato </p><p>10. Lascesa dell'Africa e il declino del modello occidentale: progetti di oggi e sfide di domani / Valeria Lussana </p><p> 11. Africa Paradiso: visione di un continente ricco </p><p>e presto prosperoso / Carole Tcheukam </p><p>12. Il momento propizio / Micl Mazzacurati </p><p>13. L'Africa nella trappola della globalizzazione e dell'imperialismo. Come salvarsi / Ngouedi Marocko </p><p> 14. Stop that train / Maria Grazia Berillo </p><p> 15. Il calcio come strumento di colonialismo in Africa / Elisabetta Fedele </p><p> 16. Il calcio in Africa / Matteo Komla Mawutowou Toglo </p><p>17. Storia da Negro / Luciano Calzia </p></li><li><p>African Summer Review 2013 </p><p> con grande piacere e immensa soddisfazione che pubblichiamo le tesine dei partecipanti alla prima edizione di African Summer School. Abbiamo scelto di fare una pubblicazione digitale per una maggior divulgazione dei lavori. Nasce cos: African Summer School Review n1. Abbiamo realizzato questa pubblicazione perch convinti del fatto che il lavoro di ogni partecipante avesse un valore intrinseco, dato dal coraggio e dalla fatica con cui ognuno ha dovuto misurarsi nelle attivit di ricerca e di elaborazione dei testi. Questopera inedita per il suo carattere interculturale, nel senso che mette insieme elaborati scritti da persone di varie origini (Italia e Africa) che, pur non essendo ricercatori di mestiere, hanno insieme apportato un contributo sulle questioni che toccano il continente africano. Gli argomenti trattati sispirano dalle lezioni di geostrategia africana del professor Jean Paul Pougala. Abbracciano problematiche riguardanti la democrazia, il trasferimento di tecnologia e la creazione di ricchezza in Africa. In molti hanno scelto di scrivere sulla falsa carta geografica dellAfrica, testimoniando del fatto che la lezione sull'erronea rappresentazione geografica del continente fosse quella pi apprezzata. Si tratta, questo, di un tema importante perch, come lha rilevato Pougala, la geostrategia parte dalla buona conoscenza e rappresentazione del territorio. Come secondo argomento segue la questione del calcio come strumento di colonialismo mentale in Africa. Alcune tesine si contraddistinguono dagli altri per il loro elevato grado di documentazione e di accuratezza. Altre invece approfondiscono in modo apprezzabile alcuni argomenti trattati brevemente in aula, come ad esempio i lavori sulla religione africana. Nella pubblicazione, si avr anche modo di incontrare vere e proprie ricerche effettuate sul campo, come anche dei pensieri e resoconti sullintera settimana di lezioni. Abbiamo scelto di dare visibilit a tutti i lavori inviatici che, di sicuro, andranno a far crescere il patrimonio culturale delle ricerche sul continente africano in Italia. Un sincero ringraziamento al professor Pougala per le sue lezioni, agli autori dei testi e a Fabrizio Colombo per la consulenza e laiuto concreto offerto per la pubblicazione di queste-book; a tutto lo staff della scuola, nonch a tutti gli sponsors e partners che hanno reso concretamente possibile il progetto dellAfrican Summer School. </p><p>Fortuna Ekutsu Mambulu </p><p>Founder e Project Coordinator African Summer School </p></li><li><p> African Summer School 2013 </p><p> La religione tradizionale africana Rosanna Colella A.S.S. 0015 </p></li><li><p> La religione tradizionale africana Eppure oggi perfettamente evidente che la spiegazione scientifica di tutti i sistemi di pensiero e credenze che in Africa sono passati sotto la comoda etichetta di religione (adopero questa parola spesso fuorviante solo in mancanza di meglio) di vitale importanza per ogni autentica analisi sociale. Non possiamo cominciare a capire il senso e la logica della percezione africana della realt se non abbiamo afferrato, per esempio, i motivi per i quali gli antenati di attribuzione possono essere diventati i custodi gelosi dei massimi valori moralii valori assiomatici da cui si credeva derivasse ogni condotta ideale. In questo senso ampio lo studio della religione lo studio della realt sociale. Basil Davidson La civilt africana </p><p>La diffusione del Cristianesimo e dellIslam nel continente africano hanno </p><p>determinato lerrata ma diffusa opinione che le visioni, i valori e le istituzioni </p><p>della religione tradizionale africana siano stati rimpiazzati dalle religioni </p><p>mondiali, la cui forza spirituale ha trionfato sullintrinseca debolezza e sulle </p><p>deplorevoli inadeguatezze primitive del patrimonio religioso dei padroni di casa. </p><p>Questo ha generato limmagine di unAfrica senza voce nelle questioni di </p><p>religione, etica e teologia. La verit unaltra. Quella che viene comunemente </p><p>chiamata religione africana tradizionale ha resistito allintroduzione dellIslam, </p><p>del Cristianesimo e alleducazione occidentale.1 Il termine tradizionale sta per </p><p> 1 Le statistiche dicono che sono 150 milioni, ma di fatto sono molti di pi coloro che seguono le cosiddette religioni tradizionali africane. Secondo le stime delle fonti dei missionari comboniani, sarebbero distribuiti nel modo seguente: rappresentano il 50% e oltre della popolazione in: Benin, Botswana, Burkina Faso, Repubblica centrafricana, Guinea Bissau, Costa DAvorio, Kenya, Liberia, Mauritius, Mozambico, Swaziland, Togo, Zambia, Zimbabwe. costituiscono tra il 30% e il 49% in: Burundi, Camerun, Ciad, Rep. Popolare del Congo, Rep. Democratica del Congo, Gabon, Ghana, Madagascar, Malawi, Mali, Namibia, Rwanda, Sierra Leone, Sudafrica, Tanzania, Uganda. sono tra il 10% e il 29% in: Angola, Gambia, Guinea, Lesotho, Niger, Nigeria, Sao-Tome e Sudan. sono meno del 10% in: Capo Verde, Gibuti, Eritrea, Etiopia, </p></li><li><p> indigeno e indica un insieme di credenze e pratiche religiose, trasmesse di </p><p>generazione in generazione e mantenute in vita e praticate oggi dagli Africani, </p><p>inclusi coloro che si dichiarano cristiani e musulmani. Essa uneredit del </p><p>passato ma non immutabile n superata, al contrario connette il passato con il </p><p>presente e il presente con leternit. Naturalmente i moderni cambiamenti </p><p>hanno influenzato la religione tradizionale ma non hanno determinato la sua </p><p>estinzione. </p><p> Per secoli, la religione tradizionale africana stata oggetto di quello stesso </p><p>travisamento e di quella stessa sottovalutazione che sono stati riservati e </p><p>spesso continuano ad essere riservati alle societ, alle culture e agli attori </p><p>dellAfrica Sub-Sahariana in generale. La rappresentazione dellAfrica come di </p><p>un continente privo di una propria dimensione spirituale o di una religione </p><p>degna di questo nome va a completare, e in qualche misura a giustificare, </p><p>unimmagine dellAfrica fatta di generalizzazioni infondate e distorte o di </p><p>informazioni omesse; un quadro che descrive un continente i cui abitanti e le cui </p><p>comunit, considerate per lo pi rurali, sarebbero coinvolti in un groviglio di riti </p><p>ancestrali spesso crudeli e sanguinosi, superstizioni e credenze assurde e </p><p>infantili, paure ataviche che bloccano le capacit personali, liniziativa e le </p><p>possibilit di sviluppo degli africani.2 </p><p>Come la religione tradizionale africana divenne primitiva </p><p>I primi tentativi di studiare la religione tradizionale africana furono fatti da </p><p>missionari ed esploratori durante il XVIII e linizio del XIX secolo. Nonostante il </p><p>fatto che questi autori ebbero spesso poco tempo per osservare e comprendere </p><p>le credenze e le pratiche degli Africani, essi descrissero la religione tradizionale </p><p>africana come un insieme disordinato di complicate, bizzarre, selvagge e </p><p> Guinea Equatoriale, Senegal, Seychelles e Somalia. Al di l delle cifre, le religioni tradizionali africane si manifestano, non solo come religione "positiva" e dichiarata, ma come forma di spiritualit diffusa, oppure come insieme di elementi che convivono "sincreticamente" insieme alle forme religiose cristiane e musulmane. Comboni Missionary Magazine, New Africa Leadership. Special Issue of January 2000 2 MEZZANA D., African traditional religions and modernity, African Societies, www.africansocieties.org/n3/eng_dic2002/ religionitrad.htm </p></li><li><p> primitive credenze e pratiche. Nel 1931, Leo Frobenius3, ricordava un articolo </p><p>apparso su un giornale berlinese: </p><p>Prima dellintroduzione di una vera fede e di uno pi alto </p><p>standard culturale da parte degli Arabi, i nativi non avevano </p><p>unorganizzazione politica n, in senso stretto, alcuna religione. </p><p>Pertanto, esaminando la situazione delle razze negre prima di </p><p>Maometto, dobbiamo limitarci alla descrizione del loro </p><p>feticismo4, dei loro costumi brutali e a volte cannibaleschi, dei </p><p>loro idoli volgari e ripugnanti. Nulla se non i pi primitivi istinti </p><p>caratterizzano le vite e la condotta dei negri, che mancano di </p><p>qualsiasi ispirazione etica. </p><p>Secondo Evans-Pritchard, due noti esploratori, Sir Samuel Baker e Sir Richard </p><p>Burton, contribuirono molto a diffondere lidea della religione tradizionale </p><p>Africana come primitiva. Baker nel 1867 affermava che senza eccezioni, essi </p><p>non credono in un Essere Superiore n conoscono alcuna forma di culto o </p><p>idolatria; n il buio delle loro menti illuminato da un raggio di superstizione. La </p><p>loro mente stagnante come la palude che forma il loro misero mondo.5 Allo </p><p>stesso modo Sir Burton diffondeva lidea che il negro si trova ancora agli albori </p><p>della fede feticismo e raramente arrivato allidolatria. Non hai mai avuto </p><p>lidea di una Divinit individuale, un dovere nella vita, un codice morale o la </p><p>vergogna di mentire6. Lultima parte del XIX secolo fu caratterizzata dallo </p><p> 3 FROBENIUS L., The Voice of Africa, Vol. 1, Hutchinson, 1913, p. XII </p><p>4 I linguisti affermano che la parola feticismo di origine portoghese. I primi portoghesi che visitarono lAfrica osservarono che gli africani indossavano amuleti e ciondoli e chiamarono questi oggetti feticio. Nelluso comune il feticcio indica qualsiasi oggetto animato o non, naturale o artificiale, considerato da alcune popolazioni come avente un potere misterioso o come rappresentazione di una divinit; per cui il feticismo sarebbe il culto o la venerazione di oggetti inanimati. In realt il feticcio potrebbe essere un simbolo della divinit, ma il feticcio e la divinit sono due cose diverse, distinte e cos sono considerati, ad esempio dagli Ashanti. Per questo motivo sbagliato definire la religione africana feticista. AWOLALU J. O, What is African Traditional Religion?, Studies in Comparative Religion, Vol. 10, No. 2, 1976, p.6 5 EVANS-PRITCHARD E.E., Theories of Primitive Religions, Oxford, The Clarendon Press, 1965, p. 231 6 ibidem </p></li><li><p> sviluppo dellEvoluzionismo che influenz anche lo studio sulla religione </p><p>tradizionale africana. Questo approccio si preoccupava di analizzare la religione </p><p>dalle sue forme pi primitive a quelle pi altamente sviluppate che avrebbero </p><p>dovuto coincidere con il monoteismo. Ikenga-Metuh sostiene che in questa fase </p><p>lo studio della religione tradizionale africana fu intrapreso soprattutto da teorici </p><p>evoluzionisti che ponevano molta enfasi sullo studio delle religioni, non ultimo </p><p>perch credevano che la loro missione fosse quella di scoprire esempi di forme </p><p>di religione primitiva che consideravano fossero sopravvissute in Africa e le cui </p><p>peculiarit erano evidenti nella religione tradizionale africana.7 Gli autori della </p><p>tradizione evoluzionista usarono spesso parole come feticismo, animismo, </p><p>totemismo e politeismo in senso dispregiativo per indicare la supposta natura </p><p>primitiva della religione africana.8 </p><p>La popolarit della teoria evoluzionista declin nel XX secolo. Secondo Ikenga-</p><p>Metuh, lapproccio evoluzionista allo studio della religione tradizionale africana </p><p>fu superato anche perch alcuni teorici evoluzionisti, come Andrew Lang e </p><p>Wilhelm Schmidt, suggerirono delle avvincenti argomentazioni che mettevano in </p><p>discussione il monoteismo come forma pi recente di religione.9 Questi teorici </p><p>affermavano che il monoteismo, piuttosto che il politeismo, fosse la prima forma </p><p>di religione conosciuta e che al contrario il politeismo, il feticismo e lanimismo </p><p>fossero degenerazioni postume. </p><p>Gli antropologi del periodo coloniale </p><p>Eppure era ancora necessario inquadrare la realt africana nel suo contesto </p><p>storico. Gli antropologi del periodo coloniale non lo fecero10. </p><p> 7 IKENGA-METUH E., Comparative Studies of African Traditional Religions, Onitsha, Nigeria, IMICO Publishers, 1987, pp. 5-8 8 Se cera qualcosa di simile alla religione in Africa, loro (gli studiosi occidentali) affermavano che fosse animismo o feticismo, una moltitudine di azioni rituali con elementi naturali come divinit. MAGESA L., African religion: The moral traditions of abundant life, Maryknoll, Orbis Book, 2002. pp. 14-15 9 IKENGA-METUH, 1987 5-8 10 DAVIDSON B., La civilt africana, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1997, p. 12 </p></li><li><p> Gli studiosi contemporanei della religione tradizionale africana affermano che </p><p>fino a tempi recenti, la religione non stata considerata da un punto di vista </p><p>storico. Gli antropologi occidentali presentarono un resoconto della religione </p><p>tradizionale africana che era un riflesso delle condizioni sociali ed economiche </p><p>del tempo, piuttosto che unanalisi della religione da un punto di vista storico e </p><p>quindi evidentemente non estranea al cambiamento e agli adattamenti. E </p><p>indubbio che il periodo coloniale cre un ambiente in cui gli antropologi </p><p>poterono impegnarsi in considerevoli ricerche sul campo e conseguente </p><p>documentazione di costumi, tradizioni, credenze e pratiche degli Africani, </p><p>precedenti alle contaminazioni esterne. Gli approcci antropologici allo studio </p><p>della religione tradizionale africana si svilupparono in due scuole distinte o in </p><p>due diverse linee nazionali, quella Britannica e quella Francese. Mentre gli </p><p>antropologi britannici erano particolarmente interessati allaspetto s...</p></li></ul>