Anteprima La scuola è vostra

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di R. Vaneigem, Marotta&Cafiero editori

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  • Le mosche bianche

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  • Raoul Vaneigem

    LA SCUOLA E VOSTRA

    Marotta & Cafieroeditori

  • NonOpere Derivate 2.0, consultabile in rete allindirizzo http://creativecommons.org.Pertanto questo libro pu essere riprodotto e distribuito con ogni mezzo fisico, mec-canico o elettronico, a condizione che la riproduzione del testo avvenga integralmentee senza modifiche, ad uso privato o didattico e a fini non commerciali.

    Attribuzione - Non Commerciale - Non Opere Derivate 2.0Tu sei libero: di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico,rappresentare, eseguire o recitare lopera.Alle seguenti condizioni:Attribuzione. Devi riconoscere il contributo dellautore originario.Non Commerciale. Non puoi usare questopera per scopi commerciali.NonOpere Derivate. Non puoi alterare, trasformare o sviluppare que-stopera. In occasione di ogni atto di riutilizzazione o distribuzione, devi chia-rire agli altri i termini della licenza di questopera. Se ottieni il permesso dal titolare del diritto dautore possibile rinun-ciare ad ognuna di queste condizioni.

    Marotta & Cafiero editoriVia Andrea Pazienza 2580144 Napoliwww.marottaecafiero.it

    Titolo originale: Avertissement aux coliers et lycens (1995)Traduzione di Sergio Ghirardi.Si ringrazia la casa editrice Nautilius per la gentile concessione dei dirittidi traduzione.

  • Lessere umano deve potere tutto, e non dovere niente.Non cerano che poche cose, in effetti, di cui non si credeva capace.

    Non contava che tutto quello che faceva gli riuscisse:spesso non gli riusciva.Ma lo poteva lo stesso.

    Georg Groddeck

  • Capitolo I

    Avviso agli studenti

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    La scuola stata, con la famiglia, la fabbrica, la caserma e ac-cessoriamente lospedale e la prigione, il passaggio ineluttabilein cui la societ mercantile piegava a suo vantaggio il destinodegli esseri che si dicono umani.

    Il governo che essa esercitava su nature ancora appassionate delle li-bert dellinfanzia lapparentava, infatti, a quei luoghi poco propizi allarealizzazione e alla felicit che furono - e che restano in diversa misura -il recinto familiare, lofficina o lufficio, listituzione militare, la clinica, lecarceri.

    La scuola ha forse perso il carattere ributtante che presentava nel XIXe XX secolo, quando rompeva gli spiriti e i corpi alle dure realt del ren-dimento e della servit, facendosi gloria di educare per dovere, autorite austerit, non per piacere e per passione? Niente meno certo, e nonsi potr negare che sotto lapparente sollecitudine della modernit, nu-merosi arcaismi continuano a scandire la vita di studentesse e studenti.

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  • Limpresa scolastica non ha forse obbedito fino ad oggi a una preoc-cupazione dominante: migliorare le tecniche di ammaestramento affin-ch lanimale sia redditizio?

    Nessun ragazzo supera la soglia di una scuola senza esporsi al rischiodi perdersi: voglio dire di perdere questa vita esuberante, avida di cono-scenze e di meraviglie, che sarebbe cos esaltante nutrire, invece di steri-lizzarla e farla disperare con il noioso lavoro del sapere astratto. Cheterribile constatazione quegli sguardi cos brillanti di colpo sbiaditi!

    Ecco quattro muri. Il consenso generale decide che, con ipocriti ri-guardi, vi saremo imprigionati, costretti, colpevolizzati, giudicati, ono-rati, puniti, umiliati, etichettati, manipolati, vezzeggiati, violentati,consolati, trattati come aborti che questuano aiuto e assistenza. Di checosa vi lamentate? Obbietteranno gli autori di leggi e decreti. Non forseil modo migliore di iniziare i novellini alle regole immutabili che reggonoil mondo e lesistenza? Senza dubbio. Ma perch i giovani dovrebbero an-cora accontentarsi di una societ senza gioia e senza avvenire, che glistessi adulti sopportano ormai rassegnati, con unacrimonia e un males-sere crescenti?

    Una scuola dove la vita si annoiainsegna solo le barbarie

    Il mondo cambiato pi in trentanni che in tremila. Mai - perlomenonellEuropa occidentale - la sensibilit dei ragazzi ha tanto deviato daivecchi istinti predatori che fecero dellanimale umano la pi feroce e lapi distruttrice delle specie terrestri.

    Eppure, lintelligenza resta fossilizzata, quasi impotente a percepire lamutazione che si opera sotto i nostri occhi. Una mutazione paragonabileallinvenzione dellutensile, che produsse un tempo il lavoro di sfrutta-mento della natura e gener una societ composta di padroni e di schiavi.Una mutazione in cui si rivela la vera specificit umana: non la produ-zione di una sopravvivenza sottomessa agli imperativi di uneconomia

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  • lucrativa, ma la creazione di un ambiente favorevole a una vita pi intensae pi ricca.

    Il nostro sistema educativo si inorgoglisce a ragione di aver rispostocon efficacia alle esigenze di una societ patriarcale un tempo onnipo-tente, tenendo conto di un solo dettaglio: che una tale gloria al con-tempo ripugnante e superata.

    Su cosa poggiava il potere patriarcale, la tirannia del padre, la potenzadel maschio? Su una struttura gerarchica, il culto del capo, il disprezzodella donna, la devastazione della natura, lo stupro e la violenza oppres-siva. Questo potere, la storia lo abbandona ormai in uno stato di avan-zata decomposizione: nella comunit europea, i regimi dittatoriali sonoscomparsi, lesercito e la polizia virano allassistenza sociale, lo Stato sidissolve nelle acque torbide degli affari e lassolutismo paternalistico non altro che un ricordo di marionette.

    Bisogna davvero coltivare la stupidit con una prolissit ministerialeper non revocare immediatamente un insegnamento che il passato im-pasta ancora con i lieviti ignobili del dispotismo, del lavoro forzato, delladisciplina militare e di quellastrazione, la cui etimologia - abstrahere,tirar fuori da - esprime bene lesilio da s, la separazione dalla vita.

    Finalmente agonizza quella societ in cui si entrava vivi solo per im-parare a morire. La vita riprende i suoi diritti timidamente come se, perla prima volta nella storia, essa si ispirasse ad uneterna primavera anzi-ch mortificarsi di un inverno senza fine.

    Odiosa ieri, la scuola oggi soltanto ridicola. Essa funzionava im-placabilmente secondo i meccanismi di un ordine che si credeva immu-tabile. La sua perfezione meccanica tetanizzava lesuberanza, la curiosit,la generosit degli adolescenti per meglio integrarli nei cassetti di un ar-madio che lusura del lavoro trasformava a poco a poco in bara. Il po-tere delle cose usciva vincitore sul desiderio degli esseri.

    La logica di uneconomia allora fiorente era irrefrenabile, come losgranarsi delle ore della sopravvivenza che suonano con costanza a rac-colta verso la morte. La potenza dei pregiudizi, la forza dinerzia, la ras-

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  • segnazione abitudinaria esercitavano cos comunemente la loro presasullinsieme dei cittadini che ad eccezione di qualche renitente, amantedellindipendenza, la maggior parte delle persone trovava il proprio tor-naconto nella miserabile speranza di una promozione sociale e di unacarriera garantita fino alla pensione.

    Non mancavano dunque delle eccellenti ragioni per spingere il ra-gazzo sulla retta via della convenienza, perch rimettersi ciecamente al-lautorit professorale offriva allimpetratore gli allori di una ricompensasuprema: la certezza di un lavoro e di un salario.

    I pedagoghi dissertavano sul fallimento scolastico senza preoccuparsidello scacchiere su cui si tramava lesistenza quotidiana, giocata ad ognipasso nellangoscia del merito e del demerito, della perdita e del profitto,dellonore e del disonore. Una costernante banalit regnava nelle idee enei comportamenti: cerano i forti e i deboli, i ricchi e i poveri, i furbi egli imbecilli, i fortunati e gli sfortunati.

    Certo la prospettiva di dover passare la propria vita in una fabbrica oin un ufficio a guadagnare il denaro del mese non era atta ad esaltare isogni di felicit e di armonia che linfanzia nutriva. Essa produceva inserie degli adulti insoddisfatti, frustrati di un destino che avrebbero de-siderato pi generoso. Delusi e istruiti dalle lezioni dellamarezza nontrovavano, nella maggior parte dei casi, altra scappatoia al loro risenti-mento che dispute assurde, sostenute dalle migliori ragioni del mondo.I conflitti religiosi, politici, ideologici procuravano loro lalibi di unaCausa - come dicevano pomposamente - che nascondeva loro di fatto latriste violenza del male di sopravvivere di cui soffrivano. Cos la loro esi-stenza scorreva nellombra ghiacciata di una vita assente. Ma quandolaria ammorbata, gli appestati dettano legge. Per inumani che fosseroi principi dispotici che reggevano linsegnamento e inculcavano ai ra-gazzi le sanguinose vanit dellet adulta - quelli che Jean Vigo beffeggianel suo film Zero in condotta -, partecipavano della coerenza di un sistemapreponderante, rispondevano alle ingiunzioni di una societ che non siriconosceva altro motore principale se non il potere e il profitto.

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  • Ma oramai, anche se leducazione si ostina ad obbedire agli stessi mo-venti, la coerenza scomparsa: c sempre meno da guadagnare e sem-pre pi vita sprecata a raschiare gli avanzi.

    Linsopportabile predominanza degli interessi finanziari sul deside-rio di vivere non riesce pi a ingannare. Il tintinnio quotidiano dellescadel guadagno risuona assurdamente nella misura in cui il denaro si sva-luta, che un fallimento comune livella capitalismo di Stato e capitalismoprivato, e che scivolano verso la fogna del passato i valori patriarcali delpadrone e dello schiavo, le ideologie di destra e di sinistra, il collettivismoe il liberalismo, tutto ci che si edificato sullo stupro della natura ter-restre e della natura umana in nome della sacrosanta merce.

    Un nuovo stile sta nascendo, dissimulato soltanto dallombra di uncolosso i cui piedi di argilla hanno gi ceduto. La scu