Asylum Post - 01/2009

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    08-Apr-2016

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Abbiamo parlato di: PAESI - Canada, Usa e Iraq; Italia; Kurdistan, Turchia e Italia; Palestina; Russia; Senegal. PERSONE - Joshua Key; 'Apo' Ocalan; Avni Er e Zeynep Kilic; Mahamud Darwish; Anna Politkovskaja. ASSOCIAZIONI - Naga-Har (Milano); Laboratorio 53 (Roma)

Transcript

<ul><li><p>Asylum Post</p><p>Era una giornalista coraggiosa, libera, testarda, mai succube delpotere ma sempre e soloal servizio della verit,anche la pi cruda e orribile. E questa suacondotta lha portata inevitabilmente alla morte</p><p>Cos viene detenuto Ocalan nella Guantanamo dEuropa</p><p>gennaio 2009</p><p>Giornale dei Richiedenti asilo in Italia dei Rifugiati politici e delle Vittime di tortura</p><p>Anno 7 / numero 1</p><p>La testimonianza di Ebru Gunay e Omer Gunes, due legali del Collegio di difesa del leader kurdo:Intollerabili le condizioni di isolamento in cui da nove anni costretto a vivere nel carcere di Imrali</p><p>continua a pagina 3</p><p>Antonio Olivieri*</p><p>Silvio Rossi</p><p>A due anni dalluccisionedi Anna Politkovskaja, iniziato il processo a carico di fantomatici colpevoli. A porte apertema subito chiuse</p><p>Unico detenuto del carcerelager sullisola di Imrali,sotto la sorveglianza diben 450 militari, Abdullah Ocalanvive da nove anni in isolamento inuna cella sotto il controllo direttodi una telecamera 24 ore su 24 dichiarano gli avvocati EbruGunay e Omer Gunes . Inoltre,gli viene impedito continuamente</p><p>di dormire, gli vietata la televi-sione, legge solamente giornaliarretrati di dieci, quindici giorni,sui quali vengono regolarmentecensurati gli articoli non graditidalle autorit.Eppure, nel maggio 2005, la CorteEuropea di Giustizia diStrasburgo, nel condannare laTurchia per violazione dei diritti</p><p>umani per i maltrattamenti subitidal leader kurdo durante ladetenzione preventiva e per aver-gli negato il diritto a un processoequo e indipendente, ne avevaraccomandato un nuovo processoche non stato mai fatto. Alcunimesi fa, in Turchia, alla notizia</p><p>continua a pagina 2</p><p>Uccisa,perfarlatacere</p><p>Io vivo lavita e scri -vo ci chevedo, amavadire AnnaPolitkovskaja achi le chiedevail segreto delsuo modo difare giornalismo. E pi ripetevaquella frase e pi la data della suacondanna a morte si avvicinava.Condanna che venne eseguita il 7ottobre di due anni fa, all'ingressodella sua casa a Mosca. In un'in-tervista rilasciata qualche annoprima della sua morte, lei stessaaveva definito un miracolo il fattoche nessuno l'avesse ancora ucci-sa. La stessa cosa pensavano isuoi amici e colleghi anche se spe-ravano che la sua notoriet e i</p><p>A sinistra, una torretta di guardia del carceredi Imrali, Abdoullah Ocalan, lavvocato OmerGunes. Unaltra immagine della prigione</p></li><li><p>non gli vengono neppure conse-gnati. Inoltre, mentre qualsiasidetenuto ha il diritto di indicare,oltre ai parenti, i nominativi di treamici che possono andare, aturno, a fargli visita in carcere,tutto ci non permesso per ildetenuto Ocalan. Gli avvocatisubiscono, a ogni visita, ben 13perquisizioni, di cui nove allin-gresso e quattro alluscita; la dire-zione vieta loro, persino, di entra-re con gli occhiali e di portare ilcarteggio della difesa; quando i</p><p>legali riescono a prendere degliappunti, questi vengono regolar-mente sequestrati. Dal 2005,venti avvocati del Collegio di dife-sa di Ocalan, sono stati interdettida Imrali. Ad ogni visita le autori-t inventano sempre nuovi ostaco-li. Tutte le carceri fanno riferi-mento al Ministero dellaGiustizia, ma il carcere di Imralidipende da una non ben specifica-ta Unit di Crisi, sotto il direttocontrollo del Primo Ministro. Ciin aperta violazione delle leggidello Stato turco, leggi che preve-dono una precisa autorizzazioneministeriale rinnovabile solamen-te per due semestri, mentre, nelcaso specifico, questa situazioneperdura da quasi 10 anni. E tuttoquesto non ha eguali a livellointernazionale. </p><p>Asylum Post</p><p>continua da pagina 1</p><p>English text on page 14 </p><p>2</p><p>dei maltrattamenti subiti in carce-re dal presidente Ocalan, la popo-lazione kurda ha immediatamen-te reagito ed scesa nelle stradedelle diverse citt kurde. Lanostra delegazione in quei giornisi trovava proprio in Kurdistan eabbiamo cos potuto vedere davicino quello che stava succeden-do. Alle manifestazioni di protestasono seguiti scontri violenti con lapolizia che hanno causato unmorto a Dogubeyazit, numerosiferiti, tra cui uno grave aYuksekova, centinaia di manife-stanti arrestati, dei quali ben 65sono finiti nel carcere diDiyarbakir e altri dispersi in</p><p>diverse prigionidella Turchia.Ma perch il popo-lo kurdo a rischiodella propria incolumit sceso ancora una voltain piazza per far sentire la propriavoce in difesa del suo leader,Apo Ocalan? In Italia, sarebbe difficile darerisposta a questo interrogativo,perch i media non ne parlano eun silenzio tombale calato ormaida anni sulle condizioni di deten-zione del presidente kurdo. Gliavvocati Ebru Gunay e OmerGunes, due legali del colle-gio di difesa di Ocalan cheabbiamo incontrato aIstanbul e che solo tre gior-ni prima erano stati a collo-quio con il Presidente sulli-sola di Imrali, ci raccontanoche lincontro avvenuto,come al solito, in presenzadi un impiegato delMinistero della Giustiziache ha registrato il colloquio,mentre una guardia carcerariaascoltava e osservava dalla portaaperta. Ocalan ha detto che, dopolattacco dei guerriglieri allacaserma di Aktutun, nei pressidella citt di Hakkari, egli hasubito pesanti maltrattamenti:dapprima le guardie carcerariehanno messo a soqquadro la suacella, poi lo hanno preso per le</p><p>braccia, lhanno portato in unal-tra cella e lhanno costretto aterra. Inutili le sue richieste dirispetto della legge. A una suadichiarazione che diceva: Tuttoquesto inaccettabile! Piuttostouccidetemi!, la risposta delleguardie stata: Non ti preoccu-pare, lo faremo un giorno. Questo gi previsto! E hanno aggiunto: Tutto quello che succede quidentro avviene per ordine delloStato.In effetti, in questi ultimi tempi, ilgoverno turco ha emesso leggiancora pi restrittive per quantoriguarda il carcere di Imrali, enon solo: ha ridotto i tempi di visi-ta per i familiari dellunico(Ocalan) detenuto da 3 ore a uno-ra e, soltanto per una volta allasettimana, invece delle due solite. Spesso, inoltre, quellunica ora divisita viene annullata allultimomomento. Dal 2005 ad oggi,Ocalan ha subito numerose con-danne allisolamento. La suacella sotto il costante controllo</p><p>di una teleca-mera 24 oresu 24, mentrele prevarica-zioni nei suoiconfronti con-tinuano in</p><p>vari modi, anche apren-do e chiudendo rumoro-</p><p>samente lo spioncino della suaporta, soprattutto durante le orenotturne, impedendo cos il sonnoal detenuto.Per giunta, la finestra della cellaviene tenuta spalancata o chiusasu decisione delle guardie, indi-pendentemente dalle condizioniatmosferiche: a volte, nottetempo,il Presidente si sente soffocare per</p><p>via dei continui attac-chi asmatici contrattiin carcere.Dalle dichiarazioni deidue legali del collegiodi difesa, ci arriva inol-tre la conferma cheOcalan tuttora luni-co detenuto dellisolae, in unarea di 5miglia, nessuno si pu</p><p>avvicinare. Ilcarcere sorve-gliato da 450soldati, pi 250graduati e unnumero impre-cisato di soldatidella marina;due piccole navida guerra sta-zionano, perma-n e n t e m e n t e ,nelle vicinanzedellisola. Gliavvocati potrebbero far visita alloro assistito in carcere una voltaalla settimana, ma spesso la dire-zione, adducendo vari pretesti, loimpedisce. Attualmente la mediadelle visite concesse agli avvocatisi riduce a non pi di una volta almese! Ugualmente preoccupante la diffusione di notizie false sullecondizioni di salute di Ocalan,operata dal Ministero (reperibilisul relativo sito web), al fine dicreare tensione nel paese.Comunque, a causa delle condi-zioni carcerarie, la situazionesanitaria di Ocalan si aggravatasempre pi. Il Comitato Europeocontro la tortura (CPT) in questianni ha visitato pi volte Ocalan(la quarta ed ultima volta, il 20maggio del 2007) e ha constatatoche il peggioramento delle condi-zioni di salute del Presidente deikurdi dipende dallisolamento acui sottoposto da ormai noveanni, con danni irreversibili allasua salute sensoriale e psicologica.Le condizioni di detenzione sonoparticolarmente gravi: mentre glialtri detenuti hanno una televisio-ne in cella, Apo possiede soltan-to un apparecchio radio con unasola frequenza, quella dei suoi</p><p>carcerieri, riceve ungiornale arretrato diuna settimana-quin-dici giorni, in cuivengono censuratigli articoli non gra-diti alle autorit;anche i libri che gliavvocati gli portanoin carcere, spesso</p><p>foto di Simonetta Crisci</p><p>foto di Simonetta Crisci</p><p>In alto, Apo Ocalan. A sinistra, incon-t ro della delegazione di Ve rso ilKurdistan con le autorit kurde e ledonne della pace e alcuni momentidelle manifestazioni pro Ocalan</p></li><li><p>continua da pagina 1</p><p>continua a pagina 4</p><p>continua a pagina 4</p><p>3</p><p>numerosi premi internazionali cheaveva ricevuto potessero in qual-che modo proteggerla. Purtropponon stato cos. Recentemente, adue anni di distanza, cominciato ilprocesso contro i primi imputati perl'omicidio della coraggiosa giornali-sta russa ma tra di loro non vi sonon l'esecutore materiale del delitton il mandante. Due anni di indagi-ni non hanno fornito risposte esau-rienti ai tanti quesiti che questoomicidio ha posto. Ma su una cosachi conosceva bene la giornalistanon ha dubbi: Anna Politkovskaja stata uccisa per la sua attivit digiornalista alla Novaja Gazeta eperch autrice di articoli e libri chedescrivevano nei dettagli le atrocitcommesse dall'esercito russo inCecenia e dalle autorit cecenecontro la popolazione locale. Nei suoi libri si leggono storie tragi-che di persone reali, di casi concre-ti, e spesso compaiono nomi ecognomi dei responsabili di rapi-menti, torture, estorsioni e violenze.Ma Anna non si limita solo a scrive-re sulla Gazeta: quando pu, e lainvitano, va in giro per il mondo adifendere la causa cecena. Anchese ad accoglierla ce sempre tantadiffidenza e i complimenti e gli</p><p>applausi per quel che dice, nonabbondano mai. Almeno inOccidente. Anna nei suoi interventinon si poneva molti freni e non sicensurava mai. In unoccasione peresempio disse che non capiva per-ch Putin (allora capo delCremlino) chiedeva attimi di silen-zio per le vittime americane mentrenon spendeva una sola parola perle vittime della Cecenia.In uno dei suoi libri ha riportatoanche un episodio orribile. Quellodi un ragazzo di 14 anni, in un vil-laggio di montagna in Cecenia,ucciso con una granata dai federalirussi mentre era in bagno (in tuttele case di campagna i gabinettisono fuori e lontani dalle case). E quando il ragazzo salt in ariamentre stava facendo i suoi biso-</p><p>gni, gli aguzzini si sbellicaronodalle risate. Soltanto qualche gior-no dopo Putin, a proposito deiceceni, si lasci sfuggire questeparole: Li staneremo fin dentro icessi. Ma la frase pi disperata diAnna risale ai primi anni delDuemila quando ebbe a dichiarare:La cosa peggiore che moltedelle persone di cui ho scritto negliultimi tempi, sono morte. E pensare che negli anni successi-vi quelle morti aumentarono note-volmente. E in quel numero, dueanni fa ci finita anche lei.</p><p>I protagonisti del processoNell ottobre scorso si svolta laprima seduta del processo contro il</p><p>.un processo nel processo</p><p>Lavvocatessa Karina Moskalenko una delle patrocinatrici nelprocesso contro i tre complici del killer di Anna Politkovskaja,ha rischiato di morire avvelenata con una sostanza che avrebbetutte le caratteristiche del mercurio e di cui sono state rilevate trac-ce nella sua auto. Come ha raccontato la stessa Moskalenko, giqualche giorno prima mi venuta la tosse e mi sono gonfiata e glistessi sintomi si sono verificati anche per mio marito e i nostri trefigli. Tutti e quattro infatti hanno prsentato sintomi da avvelena-mento: nausea, vomito e mal di testa.A chi le chiedeva chi potesse avere interesse ad avvelenarla, lavvo-co Moskalenko ha risposto: Qualcuno non vuole che io prendaparte al processo in difesa di Anna. </p><p>In ricordo di AnnaNel giorno del secondo anniversario della morte di AnnaPolitkovskaja, hanno avuto luogo sia in Russia sia in moltialtri paesi incontri e manifestazioni per ricordare la sua scomparsa.E proprio a ridosso del tragico anniversario uscita in Italia unaraccolta di suoi reportage inediti dal fronte della seconda guerracecena (Un piccolo angolo dinferno Rizzoli editore): testimonian -ze di torturati, vergogna delle donne violentate, e altre atrocit scrit -te solo per dare voce a un popolo senza difese. Non ci sono grandiuomini nei racconti di Anna. Ci sono piccoli uomini da ammirare etante donne derubate, seviziate, uccise. Donne che non hannopaura di niente perch hanno paura di tutto, la conclusione dellaPolitkovskaja. A Mosca, in una giornata di pioggia battente, si sono radunate cen -tinaia di persone per ricordare Anna Politkovskaja. Tra loro c'eranonoti attivisti per la difesa dei diritti umani ed i principali leader del -l'opposizione. </p><p>IncarcereinItaliaperordinediAnkara</p><p>La vicenda giudiziaria di Avni e Zeynep, due giovani oppositori del governo turco</p><p>La loro colpa? E quella diappartenere al Dhkp-c, lorganizzazione che si batteper il rispetto dei diritti umanie per la vera democrazia in Turchia. E un tribunale italiano li haprocessati e condannati allareclusione Rosanna Sorani</p><p>Questa lincredibilevicenda giudiziaria cheha come protagonistiAvni Er e Zeynep Kilic, due giova-ni militanti della sinistra turcafiniti nelle galere italiane per leloro convinzioni politiche. La loro storia comincia quattroanni fa. Il l aprile del 2004 uno-perazione repressiva organizzata alivello internazionale dalle autori-t turche insieme con quelle diGermania, Olanda, Belgio e Italiaprovoca larresto di 82 persone nelterritorio turco e di altre 56 perso-ne tra vari paesi europei. Chisono? Giornalisti di vari organi diopposizione, membri di organizza-zioni democratiche, avvocati,architetti, artisti, ex prigionieri</p><p>Parlano da sole queste immagini dellatragedia di Groszny, in Cecenia</p></li><li><p>Asylum Post</p><p>continua da pagina 3</p><p>continua a pagina 5</p><p>continua da pagina 3</p><p>English text on page 15 continua a pagina 5</p><p>4</p><p>sottocolonnello dei servizi di sicu-rezza russi (Fsb) Pavel Rjazugov, ilcollaboratore del ministero degliInterni Sergej Chadikurbanov e ifratelli Dabrail e IbrahimMachmudov, di origine cecena, iprimi imputati coinvolti nellomicidiodi Anna Politkovskaja. Eun tribuna-le militare ad occuparsi del caso,perch tra gli accusati vi un uomodelle forze di sicurezza in servizio,e molti documenti risultanti dalleindagini sono stati forniti dall'Fsb edal ministero degli Interni con clau-sola di segretezza. Mentre per lesedute successive si deciso losvolgimento a porte chiuse. I giu-rati hanno paura ha dichiarato ilgiudice militare Eugenij Zubov,</p><p>temono minacce e intimidazioni esi rifiutano di comparire davanti allastampa. Io ho dovuto accontentar-li. I giurati in realt sono rimasti alloro posto, evidentemente perchnon avvertono alcun pericolo. EDmitri Muratov, il direttore di NovajaGazeta, il giornale per il quale lavo-rava Anna Politkovskaja, ha dichia-rato che questa decisione statapresa semplicemente per impedireal popolo russo di essere informatosulla verit che si spera venga fuori</p><p>al processo. Verit che per ora assai lontana.Il sottocolonnello Rjazugov, inizial-mente indagato anche per l'omici-dio, rimane ora parte dello stessoprocesso ma soltan...</p></li></ul>