Baldini Lippolis Appunti

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  • 1. LE FONTI SCRITTE

    La documentazione letteraria che riguarda loreficeria tardoantica spesso condizionata da motivazioni di tipo religioso: si tratta nellamaggioranza dei casi di citazioni incidentali, sia sui gioielli che sugliartigiani, senza alcun preciso intento tecnico o descrittivo. Il caratte-re moraleggiante della letteratura cristiana riduce pertanto la possibi-lit di trarne indicazioni concrete, essendo prevalentemente interes-sata alla repressione di comportamenti giudicati contrari ad un cor-retto stile di vita. I gioielli sono ricordati soprattutto in quanto espres-sione della vanit del mondo o di un passato pagano da condanna-re, oggetti che i cristiani non dovrebbero utilizzare durante la loro vitan porre dentro le tombe1. Linvito alla moderatezza riguarda soprat-tutto le classi elevate: Giovanni Crisostomo, ad esempio, condannale donne di Antiochia che, alla fine del IV sec., si recavano in chiesaeccessivamente adorne di gioielli2.

    Le prescrizioni religiose si rivolgono contro un utilizzo eccessivodi ornamenti personali, ma anche contro la rappresentazione di alcu-ni soggetti in manufatti come anelli o pendenti: in questo caso i gio-ielli vengono condannati in quanto espressione di pratiche supersti-ziose o addirittura demoniache3. Tra le prime testimonianze,Clemente di Alessandria tra il II e il II secolo fa una distinzione nettatra i soggetti leciti e quelli proibiti ai cristiani, includendo tra i primi lacolomba, il pesci, la nave, la lira e lancora4.

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    1 Alcune fonti sono raccolte in BALDINI LIPPOLIS 1999, pp. 21-22.2 Ioh. Crys. Cath. Bapt. I, 35.3 BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 21, con bibliografia.4 Clem. Al. Paidagogos Logos V. FINNEY 1987; BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 187.

    APPUNTI PER LO STUDIO DELLOREFICERIA TARDO-ANTICA E ALTOMEDIEVALE

    Isabella Baldini Lippolis

  • I tentativi della Chiesa di limitare lostentazione di ornamenti ecces-sivi e luso di amuleti o di gioielli con soggetti di derivazione pagana,testimoniati dalle fonti letterarie, non sembrano comunque aver sorti-to immediatamente un effetto concreto, come attesta ampiamente ladocumentazione archeologica (figg. 1 e 2). Piuttosto, potrebbero avercondizionato nel tempo un maggiore sviluppo di alcune tipologierispetto ad altre, come ad esempio le croci (fig. 3)5 o gli anelli nuziali(fig. 4)6, ma in maniera tutto sommato marginale rispetto allinsiemedelle produzioni, nelle quali continua a prevalere una forte continuitcon la tradizione artigianale di et romana imperiale.

    La partecipazione dei Cristiani alla vita pubblica e alle sue mani-festazioni pi consuete documentata peraltro anche dalle Vite dialcuni santi orefici, come Andronico di Antiochia (fine del IV sec.) oEligio di Noyons (fine del VI-VII sec.)7: questultimo, apprendista del-lorefice lionese Abbone, che dirigeva la zecca della dinastia mero-

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    5 BALDINI LIPPOLIS 1999, pp. 147-150.6 BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 189.7 SODINI 1979, p.94; BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 21.

    Fig. 2. Washington, DumbartonOaks Collection, pendente di

    collana con Afrodite (daKathemerine 2002)

    Fig. 1. Siracusa, MuseoArcheologico Nazionale,

    anello-amuleto con simbolimagici (da ORSI 1942)

  • vingia, divenne in seguito capo della zecca di Marsiglia, continuandoa svolgere il proprio mestiere prima di ritirarsi alla vita religiosa. In unafase cronologica pi avanzata, invece, anche i monasteri accolgonoquesta attivit artigianale, come illustra la storia di S. Dunstano, orafonel X secolo nellabbazia di Glastonbury8.

    Le prescrizioni legislative offrono alcune indicazioni utili alla cono-scenza dei sistemi di gestione dellattivit orafa e specialmente degliaspetti sociali connessi. Una legge del 337 prescrive ad esempio chegli orefici non debbano pagare tasse e permette ai loro figli di prose-guire il lavoro dei padri, contrariamente ad altre categorie di artigiani.Essi, inoltre, non sono soggetti allobbligo di residenza e, conGiustiniano, vengono esentati dal servizio militare9.

    Nel IV sec. le fonti legislative si occupano anche dei laboratoriorafi imperiali di Costantinopoli. Le informazioni disponibili contribui-scono a testimoniare lesistenza di una struttura gerarchizzata che

    Appunti per lo studio delloreficeria tardoantica e altomedievale

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    8 LAPIDGE 1999.9 CTh XI, 8, 2; 9, 1; XIII, 4, 2; XVI, 10; XVIII, 2. BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 22.

    Fig. 3. Atene, Museo Bizantino,pendente dal tesoro di Mitilene

    (da Kathemerine 2002)

    Fig. 4. Londra, British Museum,anello nuziale da Agrigento (da

    BALDINI LIPPOLIS 1999)

  • garantiva il controllo statale sulla circolazione e sulla lavorazione deimetalli preziosi: era in particolare il comes sacrarum largitionum adoccuparsi delle zecche, delle miniere doro, delle fabbriche statali diarmi e armature, del vestiario dei membri della corte, dei funzionari edellesercito. Le sacrae largitiones avevano magazzini di raccolta sot-toposti a praepositi e comites nelle citt pi importanti10 e tra il per-sonale degli officia secondari sono menzionati anche gli orefici (auri-fices), i coniatori (aurifices solidorum), i cesellatori (sculptores), gliaddetti allapplicazione di lamine auree su armi e armature (barbari-carii). Dalla Notitia dignitatum (prima met del V sec.) vengono inclu-se tra le largitiones anche i gioielli (fig. 5), avvalorando lipotesi che inalcuni casi si tratti di oggetti usati come donativi imperiali , come paresia avvenuto per le fibule auree11.

    Nelle maggiori citt e soprattutto a Roma e Costantinopoli altritesti documentano la presenza di orafi, ad esempio nelle descrizionidi eventi particolari o di scontri militari12: anche le fonti toponomasti-

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    10 BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 26 e p. 241, con bibliografia.11 Not. Dign. (ed. O, Seek, Berlin 1876) pp. 148 e 154. Sulle fibbie come donativo:

    BALDINI LIPPOLIS 1999, pp. 153-154.12 BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 22, con bibliografia.

    Fig. 5. Notitia dignitatum:insegne del comes

    sacrarum largitionum. In alto a sinistra sono

    raffigurate tre fibbie (ed. O. SEECK))

  • che relative alla capitale dOriente e ad altri importanti centri dellim-pero contribuiscono alla conoscenza della dislocazione dei quartieriin cui operava questa categoria di artigiani13.

    Le fonti scritte forniscono spesso indicazioni indirette sullesisten-za di manufatti in materiale prezioso: sono disponibili, ad esempio,numerose descrizioni di oggetti votivi doro e dargento allinterno dellechiese delle citt pi importanti dellimpero, come Roma o Ravenna14;qui, ad esempio, abbiamo notizia della donazione da parte di GallaPlacidia alle chiese di S. Zaccaria e di S. Vitale di corone votive, calicie una lucerna aurea; al vescovo Vittore, invece, attribuita lofferta,nella Basilica Ursiana, di un ciborio dargento e di un altare doro15.

    Citazioni incidentali riguardano anche i beni del tesoro imperiale,spesso coinvolti nelle vicende dinastiche16. I sovrani barbarici sembra-no partecipi degli stessi fenomeni di tesaurizzazione e di esibizione delpotere attraverso oggetti di lusso: una profusione di collane con pietrepreziose, di oggetti in materiale prezioso, di ricchi trofei, sono descrit-ti ad esempio dallo storico Jordanes in relazione al funerale di Attila17.

    Per quanto riguarda i sistemi di lavorazione dei gioielli, dopo letimperiale non sono pervenuti testi specifici prima del XII secolo,quando un presbitero del monastero di S. Pantaleone a Colonia, dinome Teofilo, dedica il terzo volume di un manuale generale sulmodo di condurre un laboratorio orafo, dalla costruzione degliambienti necessari alla scelta degli strumenti, alla esecuzione stessadei gioielli18. Per il periodo precedente disponiamo solo di fonti sullepropriet taumaturgiche attribuite alle pietre, un campo della trattati-stica a met tra medicina e superstizione popolare19.

    Unulteriore testimonianza scritta costituita dalle fonti papiracee:si tratta soprattutto di elenchi di oggetti passati di propriet attraver-so donazioni, per matrimonio o lascito testamentario20. In questocaso si pone per la difficolt di collegare i manufatti menzionati dai

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    13 BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 22, con bibliografia.14 BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 22, con bibliografia.15 Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis (in von SCHLOSSER 1992, pp. 100-116).16 Si pu ricordare, tra i numerosi esempi, la fuga dellimperatore Zenone da

    Costantinopoli insieme ad Isaurici che vivevano nella capitale e al tesoro imperia-le: per le fonti relative v. PLRE II, pp. 1200-1202.

    17 Historia Gothorum XLIX. BALDINI LIPPOLIS 2007, p. 314.18 V. DODWELL 1986; BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 26.19 Epiph. De Duodecim Lapidibus; Isid. XVI. BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 26.20 Questo settore di studio stato affrontato in maniera sistematica in RUSSO 1999.

  • testi con le tipologie effettivamente note e di capire quanto circoscrit-to potesse essere luso dei numerosi termini riportati. Vengono cita-te, per esempio, fasce per il capo (kefalodesmia), probabilmente instoffa o pelle, a volte con aggiunta di perle21 e corone (stefanoi), forsefasce o coroncine decorative22. Inoltre, orecchini (enotia), raramentein associazione con la parola ptychion (foglio, tavoletta, lamina olamella) e alysidion (catenella), interpretati con il significato di pen-dente a catenella23. La documentazione papiracea attesta anchelesistenza di un tipo di collana detta alysis, interpretabile come unacatena a maglie, con perle e pietre; maniaches invece un collarerigido doro o dargento, forse equivalente al torques o rappresentaun termine generico per indicare una collana girocollo24, gioiello cor-rispondente anche al termine peritrachelion25. Con il termine chala-starin,