BERGSON - ?· BERGSON (1859-1941) Henri Bergson dell’autonomia della coscienza rispetto alla materia.…

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Angelo Mascherpa

BERGSON (1859-1941)

1 Vita e opere

Henri Bergson nasce a Parigi nel 1859 da famiglia ebrea di origine polacca. Dopo gli studi liceali, durante i quali dimostra gi uno spiccato interesse per gli studi scientifici, si iscrive alla Scuola Normale di Parigi, dove segue i corsi del filosofo spiritualista mile Boutroux, laureandosi sia in filosofia che in matematica. Dopo la laurea approfondisce la sua preparazione filosofica sui testi del filosofo evoluzionista Herbert Spencer. Per il conseguimento del dottorato in filosofia nel 1889 presenta due tesi, una complementare su Aristotele e quella principale intitolata: Saggio sui dati immediati della coscienza, che rappresenta anche il suo primo importante lavoro filosofico. In questo saggio discute criticamente i concetti di spazio e tempo, prendendo le distanze dalla tradizionale impostazione meccanicistica e inaugurando una nuova attenzione alla dimensione qualitativa, tipica della concreta esperienza vissuta. Una nuova teoria dellesperienza viene infatti elaborata nellopera del 1896, Materia e memoria, in cui il filosofo affronta lanalisi della vita della coscienza a partire dal presupposto (tipico dello spiritualismo francese) dellautonomia della coscienza rispetto alla materia. La teoria nuova soprattutto rispetto al paradigma positivistico fino ad allora imperante che, a partire proprio dal fondatore Auguste Comte, aveva escluso la possibilit di una trattazione scientifica della vita interiore in quanto oggettivamente non osservabile. Dopo la pubblicazione di Materia e memoria (che tra laltro suscit linteresse di Marcel Proust, di cui Bergson spos una cugina), nel 1897 diventa Matre de conferences allcole normale e in seguito, nel 1899, viene chiamato al College de France, dove il suo insegnamento ottiene un grande successo di pubblico. Nel 1900 pubblica, sempre con successo, il saggio Il riso, in cui espone le sue teorie sullarte. NellIntroduzione alla Metafisica, del 1903, Bergson mette a punto e rende esplicito il metodo dellintuizione, ovvero il metodo della filosofia che, diversamente dal metodo analitico delle scienze, ci permette di accedere ai contenuti interiori della coscienza. Dal 1907, con la pubblicazione de Levoluzione creatrice, Bergson inaugura una seconda fase della sua riflessione filosofica. Mentre prima il nucleo del suo pensiero era la vita della coscienza, ora la vita dellintero universo, concepita come lo slancio di una forza spirituale, libera e creatrice, che si manifesta in tutte le forme dellesistente. Questa reinterpretazione dellevoluzionismo (si pensi agli studi su Spencer) accomunata alla prima fase della sua ricerca (gli studi sul tempo della coscienza) dal comun denominatore vitalistico, dallidea cio che la realt flusso, durata, slancio creatore che si articola in discontinuit qualitative. Successivamente a Levoluzione creatrice Bergson si dedica ad una sintesi del suo pensiero filosofico con Lenergia spirituale (1919) e ad un serrato confronto critico con la teoria della relativit ristretta di Einstein in Durata e simultaneit (1922). A questo proposito bisogna ricordare che il 6 aprile del 1922 Bergson si confront pubblicamente con Einstein alla Socit franaise de Philosophie, dove ebbe modo di ribadire il suo punto di vista critico nei confronti dellapproccio matematizzante del grande scienziato tedesco. Nel 1928 gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura. Nel 1932 pubblica quella che si pu considerare la sua ultima grande opera: Le due fonti della morale e della religione, in cui Bergson, contrapponendosi al clima di intolleranza diffusosi in Europa con lavvento dei totalitarismi, difende teoreticamente e appassionatamente una societ aperta e una religione dinamica, contro le societ chiuse e le religioni statiche. La riprova di questo atteggiamento spirituale e politico la troviamo nelle vicissitudini relative allultimo periodo della sua vita. Infatti Bergson, di origini ebraiche, negli ultimi anni si era avvicinato al cristianesimo (cattolico), ritenuto pi coerente con le sue posizioni filosofiche, ma rinuncia ad una vera e propria conversione proprio di fronte allavvento del nazismo, alle leggi razziali e alla conseguente ondata di antisemitismo, preferendo restare tra quelli che domani saranno perseguitati, come dichiar nel testamento redatto in data 8 febbraio 1937. Durante linvasione tedesca di Parigi, nel 1939, Bergson rifiuta qualsiasi trattamento di favore, che pure gli era stato offerto in virt della sua fama, per condividere il destino della restante comunit ebraica. Muore, infatti, il 4 gennaio 1941 nel settore ebraico di un ospedale di Parigi occupata dai nazisti. Nel frattempo, nel 1934, aveva pubblicato una raccolta di saggi e conferenze, dal titolo Il pensiero e il movimento, contenente lIntroduzione alla Metafisica del 1903.

Angelo Mascherpa

2 Tra spiritualismo e positivismo Anche se lo stereotipo scolastico e le comprensibili esigenze tassonomiche ci presentano generalmente un Bergson spiritualista e anti-scientifico, la realt del suo pensiero pi complessa. Certamente di matrice spiritualista (da Maine de Biran a Boutroux) la difesa del primato e della libert della coscienza rispetto alla materia, lindefinibilit del rapporto tra lio e le sue azioni, ma altrettanto certo, come si evince dal breve quadro biografico, linteresse del filosofo per la matematica e le scienze fin dagli studi giovanili in un ambito culturale positivista. Il successivo allontanamento dal positivismo non deriva dallesigenza spiritualista francese di difendere la religione cristiana, ma dalla convinzione che il riduzionismo meccanicistico, tipico del positivismo, non riesce a dare una spiegazione dei dati immediati della coscienza, ovvero della vita interiore del soggetto. La cultura positivista, adottando la metodologia delle scienze, aveva privilegiato una visione del reale tutta centrata sulle relazioni quantitative tra i fenomeni, poich la loro conoscenza funzionale allazione e, quindi, alla manipolazione della realt: scienza, donde previsione; previsione, donde azione era il motto della dottrina della scienza comtiana. Ma, cos facendo, lintelligenza scientifica, nel ridurre la realt alla sola dimensione quantitativa (o spaziale) con fini pratici, non si pone nei confronti di essa in termini di verit o falsit, ma di utilit ai fini della sopravvivenza e dellaccrescimento del dominio delluomo sulla natura. Quindi Bergson non contesta alla scienza il legittimo scopo di migliorare lazione delluomo sul mondo, ma la pretesa (in virt della sua capacit di costruire strumenti e macchine a tal fine) di porsi come vera rappresentazione del mondo, oltrepassando cos i limiti della sua legittima funzione. Questa critica, non tanto alla scienza, ma alle sue pretese totalizzanti, non viene mossa per dal punto di vista di un ingenuo introspezionismo, bens liberando il terreno dalla confusione, comune sia ai deterministi che ai loro avversari, tra durata e estensione, successione e simultaneit, qualit e quantit. Prendendo in considerazione le ricerche che si svolgevano nei nuovi laboratori di psicologia sperimentale o psicofisica (Wundt, Fechner, Helmoltz), Bergson si rendeva perfettamente conto di questa confusione concettuale. In particolare egli contesta luso della nozione di intensit per descrivere sia gli stati psichici sia i fenomeni fisici. Come osserva Adriano Pessina:

1.

Ogni vissuto della coscienza (che gi dal primo Saggio si chiamer durata) pu manifestarsi alluomo non attraverso le categorie dellintelletto spazializzante, ma grazie ad un atto di intuizione o simpatia. Questultima, anche se trover la sua giustificazione gnoseologica solo pi tardi (con lIntroduzione alla Metafisica del 1903) gi in atto, nella prima riflessione filosofica di Bergson, come strumento metodologico per trasportarci allinterno del fenomeno esperito, fin quasi a coincidere con esso e coglierne ci che ha di essenziale ed unico.

3 Tempo della scienza e tempo della vita La confusione tra quantit e qualit tipica delle scienze, in particolare della Psicologia sperimentale, viene trattata in riferimento al problema del tempo nel Saggio sui dati immediati della coscienza (1889). Se si riflette approfonditamente sulla nozione di tempo della fisica (che risale ad Aristotele), e sulluso degli orologi nella vita pratica quotidiana, si scopre che esso essenzialmente spazio o, come si esprime Bergson, tempo spazializzato. Infatti, le esigenze di calcolo della meccanica e lorganizzazione della vita quotidiana hanno prodotto una concezione del tempo strettamente dipendente dal problema della sua misurabilit. Ora, da questo punto di vista, il tempo non altro che la misura del movimento, ovvero di un punto che si sposta uniformemente nello spazio. La divisione dello spazio percorso in un certo numero di intervalli tutti uguali, piccoli a piacere, fornisce le cosiddette unit di tempo, con relativi multipli e sottomultipli che rendono possibile la calcolabilit matematica.

1 Adriano Pessina, Introduzione a Bergson, Laterza, Bari, 1994, pp. 7-8

Angelo Mascherpa

Dalle pi antiche meridiane (che si basavano sul rapporto tra il moto rotatorio della Terra e il Sole) alla clessidra, fino alle lancette dellorologio che scorrono sul quadrante, sempre si tratta di linee o punti (o corpi puntiformi) che percorrono con velocit uniforme uno spazio (curvo o rettilineo) che viene poi suddiviso in intervalli regolari. In questo modo il tempo della scienza risulta un prodotto dellintelletto che, astraendo dalle differenze qualitative, fa di esso una successione ordinata nello spazio di istanti (o intervalli) omogenei e uniformi, anche se distinti gli uni dagli altri. Infatti, per poter