Boris pahor venuti a galla anteprima

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  • Boris Pahor

    VENUTI A GALLASCRITTI DI METODO, DI POLEMICA, DI CRITICA

    A cura di Elvio Guagnini

  • iGi, tutto qui: ancora.

    Leonardo Sciascia

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    I MURI BIANCHI

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    Coordinamento editoriale

    Fabio Di Benedetto

    Redazione

    Anna BartoliLeandro del Giudice

    Progetto grafico e copertina

    Bosio.Associati, Savigliano (CN)

    In copertina

    Lojze Spacal, Notte lunare sul Carso,1956 (particolare)

    ISBN 978-88-8103-799-5

    2014 Edizioni DiabasisDiaroads srl - vicolo del Vescovado, 12 - 43121 Parma Italia

    telefono 0039.0521.207547 - e-mail: info@diabasis.itwww.diabasis.it

  • vBoris Pahor

    Venuti a gallaScritti di metodo, di polemica, di critica

    A cura di Elvio Guagnini

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    Boris Pahor

    Venuti a gallaScritti di metodo, di polemica, di critica

    A cura di Elvio Guagnini

    xi Prefazione, Elvio Guagnini3 Questioni di metodo. Piccoli PoPoli, culture minoritarie,

    identit, comunit etnico-linguistiche, verso l'euroPa

    5 Riflessioni sulla letteratura di un piccolo popolo o di una parte di essa separata dalla frontiera

    11 Slovenia mediterranea

    17 Il disinteresse degli intellettuali verso le identit misconosciute

    25 Le identit sono prioritarie. Mitteleuropa: una metafora e la sua traduzione

    33 Il pregio delle culture minoritarie

    41 Dalla comunit etnico-linguistica alla Federazione europea

    53 sloveni, cultura, trieste

    55 Vita culturale degli Sloveni a Trieste

    63 Il secondo periodo postbellico

    69 Kosovel e Trieste

    73 I non incontri con lamico Zoran

    79 Il destino della mia citt

    89 Il misterioso mondo sloveno

    93 Due amici idealisti dichiarati: Sreko Kosovel e Carlo Curcio

    99 Manlio Cecovini

    103 Il mare come metafora in due poeti del Litorale. Dragotin Kette e Sreko Kosovel

    117 Per Igo Gruden

    121 Un mondo semiocculto e schivo (dicendo del Carso)

    127 note di Polemica e riflessioni diverse

    129 Il Carso di Kosovel, Slataper e Spacal

    133 Ambivalenza dei valori

    139 A proposito delle due simmetrie. La voce saggia e pacata di Paolo Rumiz

    143 Linvisibile con la i minuscola

    147 Su Alojz Rebula. Del tutto divergenti eppure decisamente insieme

    155 Una decisione di profonda coscienza umanitaria

    157 Svevo: non tra i miei autori

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    159 tra autobiografia e racconto

    161 La Bengasi della Primavera araba

    165 I voli interrotti

    171 Dal diario

    177 La sosta sul Ponte Vecchio. Due pagine di diario

    181 A proposito di una laurea

    185 A Primo Levi

    189 Un chien bless ovvero Cani in Europa

    199 La novella scritta con lo stesso stile di Elio Vittorini

    203 Prima viene il corpo

    207 nota ai testi

    209 indice dei nomi, dei luoghi e dei Periodici

    211 Indice dei nomi217 Indice dei luoghi219 Indice dei periodici

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    Prefazione

    In un articolo di rilievo notevole nel quadro della sua saggistica (Lavvenire nazionale e politico di Trieste), pubblicato sulla rivista fiorentina La Voce nel 1912 (30 maggio-6 giugno), un anno cruciale nel percorso breve e intenso del suo pensiero politico, Scipio Slataper sottolineava riecheggiando Angelo Vivante, citato anche in nota limportanza, per Trieste, del suo rapporto con lHinterland austriaco e proponeva alcune riflessioni sul rapporto tra italiani e slavi (in nota il riferimento, pi preciso, era agli sloveni). Slataper ricordava che questa parte della popolazione lotta per i pi elementari diritti dequiparazione, e non di sopraffazione. Perch non bisogna credere scriveva ancora Slataper che gli slavi aumentino, ma essi vengono a galla; e anche la vera immigrazione slava nei grandi centri (urbanesimo) tende ad affievolirsi con lo industrializzarsi delle regioni dorigine. Bisogna dunque accettare la vera tradizione triestina, che , nel pensiero politico e nazionale, quella di Valussi e Tommaseo; ottenere lequiparazione delle due stirpi, ed essere i propagatori della cultura orientale (slava, greca, albanese) nella coltura occidentale (Scipio Slataper, Scritti politici, raccolti da Giani Stuparich, Alberto Stock, Roma 1925, p. 100).

    Ho voluto citare estesamente il passo slataperiano, di non poca importanza per la valutazione del pensiero politico di Slataper, perch esso viene citato da Pahor in alcuni momenti centrali delle sue riflessioni di carattere metodologico: quelle che sono alla base di buona parte degli scritti di questo libro. Un libro diverso dagli altri di Boris Pahor perch raccoglie molti testi apparsi originariamente in italiano, scritti da Pahor in italiano (eccetto alcune pagine di cui si indicano i dati relativi alla traduzione), e anche perch si tratta di interventi, in gran

  • xparte, che valgono a illuminare i princpi di metodo, le istanze e i capisaldi del suo pensiero intorno ad alcuni temi dai quali sono scaturite anche molte pagine narrative: quelle con le quali Pahor si meritatamente conquistato una fama internazionale; e con cui ha contribuito in maniera incisiva a far conoscere, su un piano di diffusione molto ampio, alcune tematiche urgenti e alcune istanze e dati di fatto che sono alla base di tutte le discussioni e polemiche dello scrittore.

    Venuti a galla: ragionando sul titolo scelto per questo libro, Boris Pahor mi diceva scherzando come esso sembrasse appropriato non solo a indicare una situazione (come quella segnalata da Slataper, relativa agli sloveni a Trieste, e in Italia). Situazione che anche se rimossa o tacitata torna periodicamente a ripresentarsi come un problema che configura paradigmaticamente una questione pi vasta, proprio perch di natura civile: una questione che tocca un nodo cruciale della democrazia moderna, quello delle minoranze (un termine che forse sarebbe meglio sostituire come voleva Roland Dumas con quello di comunit nazionali). Con evidente autoironia, Pahor aggiungeva che lo stesso titolo appariva quanto mai appropriato in riferimento a un autore, come era lui stesso, che dopo una lunga attivit svolta a Trieste e nel suo territorio era venuto in primo piano solo dopo molti anni, quasi di rimbalzo, dopo che egli aveva gi conquistato, per, una fama internazionale (in Francia, ogni suo libro, suscitava gi prima che da noi echi e attenzioni non comuni). La notoriet pi ampia di Nekropola (e quella di Necropoli, la traduzione italiana) e di altri suoi libri tradotti pi recentemente in italiano hanno avuto la conseguenza di renderlo dovunque, in poco tempo, uno degli autori di riferimento della cultura triestina del Novecento. Sicch, a nominarlo anche fuori Trieste, in Italia e in altri Paesi, alcuni suoi libri non solo sono largamente conosciuti ma vengono sbito associati a quelli di altri grandi autori dellarea triestina.

    Dunque, Venuti a galla pu essere un buon indice di lettura di un libro che se assume come punto di partenza (anche autobiografico) il problema degli sloveni a Trieste e nel territorio, la loro storia politica e culturale, il loro rapporto con le altre etnie e componenti linguistiche del territorio non si

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    ferma poi alla trattazione di questa problematica ma si allarga progressivamente. La questione degli sloveni a Trieste e degli sloveni in Italia propone una discussione che appare di grande attualit proprio in considerazione del fatto che si tratta di un problema che, in forme diverse, si ripropone continuamente anche in altri territori, in altri contesti, talvolta con i caratteri dellurgenza di fronte a minacce di assimilazione e di estinzione di culture che si trovano in posizioni minoritarie. Da ci il rilievo dato da Pahor a testimonianze, ricordate in esergo, come quelle di Kafka, che richiama alla responsabilit individuale di ogni membro di un piccolo popolo di tutelare la conservazione e la memoria della propria letteratura, e di Gide, che solleva la questione del ruolo delle piccole Nazioni e dei popoli dei piccoli numeri nella conservazione di valori contrapposti alle pericolose conseguenze della massificazione e della globalizzazione.

    E, poi, il ruolo particolare sottolineato da Pahor che la letteratura ha non solo per i piccoli popoli ma soprattutto per le minoranze linguistiche, che vivono in Paesi diversi dalla loro matrice, collegandosi in ogni caso al sistema culturale di questi piccoli popoli. Dunque, un ruolo di grande rilievo, quello della letteratura, per una loro proiezione verso il futuro, verso la stessa possibilit di una loro esistenza e sviluppo. Il discorso di Pahor appare di grande interesse e attualit sia a proposito delle seduzioni dellassimilazione (per il fascino che i popoli di pi diffusa o di pi lunga tradizione esercitano) sia a proposito della difesa della propria identit da parte delle piccole nazioni e dei gruppi minoritari. Un discorso complesso, proprio perch Pahor non intende proporre limmagine di una letteratura missionaria o pedagogica, ma vuole che ci si affidi a testi dalla comunicabilit artisticamente spontanea. E, inoltre, non intende considerare la promozione della cultura dei piccoli Paesi o delle comunit minoritarie come unattivit di chiusura a fini di difesa. Tuttaltro. Perch questa promozione, se come vuole Pahor sana, deve guardare a unidentit che deve essere, al tempo stesso, fedelt a se stessi e necessit di proiettarsi in una cultura pluralistica, ricordando il monito di Lvi-Strauss relativo alla necessit di fuggire dal pericolo della monodia e delluniformit.

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    Del resto, in alcuni saggi, Pahor tende giustamente allinserimento del mondo sloveno in contesti pi ampi che ne accompagnano lo sviluppo: il contesto mitteleuropeo, che sembra il pi ovvio e appropriato, ma anche quello mediterraneo, con un richiamo alla