Boris pahor venuti a galla anteprima

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    22-Mar-2016

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<ul><li><p>Boris Pahor</p><p>VENUTI A GALLASCRITTI DI METODO, DI POLEMICA, DI CRITICA </p><p>A cura di Elvio Guagnini</p></li><li><p>iGi, tutto qui: ancora.</p><p>Leonardo Sciascia</p></li><li><p>ii</p></li><li><p>iii</p><p>I MURI BIANCHI</p></li><li><p>iv</p><p>Coordinamento editoriale</p><p>Fabio Di Benedetto</p><p>Redazione</p><p>Anna BartoliLeandro del Giudice</p><p>Progetto grafico e copertina</p><p>Bosio.Associati, Savigliano (CN)</p><p>In copertina</p><p>Lojze Spacal, Notte lunare sul Carso,1956 (particolare)</p><p>ISBN 978-88-8103-799-5</p><p> 2014 Edizioni DiabasisDiaroads srl - vicolo del Vescovado, 12 - 43121 Parma Italia</p><p>telefono 0039.0521.207547 - e-mail: info@diabasis.itwww.diabasis.it</p></li><li><p>vBoris Pahor</p><p>Venuti a gallaScritti di metodo, di polemica, di critica</p><p>A cura di Elvio Guagnini</p></li><li><p>vi</p></li><li><p>vii</p><p>Boris Pahor</p><p>Venuti a gallaScritti di metodo, di polemica, di critica</p><p>A cura di Elvio Guagnini</p><p>xi Prefazione, Elvio Guagnini3 Questioni di metodo. Piccoli PoPoli, culture minoritarie, </p><p>identit, comunit etnico-linguistiche, verso l'euroPa</p><p>5 Riflessioni sulla letteratura di un piccolo popolo o di una parte di essa separata dalla frontiera</p><p>11 Slovenia mediterranea</p><p>17 Il disinteresse degli intellettuali verso le identit misconosciute</p><p>25 Le identit sono prioritarie. Mitteleuropa: una metafora e la sua traduzione</p><p>33 Il pregio delle culture minoritarie</p><p>41 Dalla comunit etnico-linguistica alla Federazione europea</p><p>53 sloveni, cultura, trieste</p><p>55 Vita culturale degli Sloveni a Trieste</p><p>63 Il secondo periodo postbellico</p><p>69 Kosovel e Trieste</p><p>73 I non incontri con lamico Zoran</p><p>79 Il destino della mia citt</p><p>89 Il misterioso mondo sloveno</p><p>93 Due amici idealisti dichiarati: Sreko Kosovel e Carlo Curcio</p><p>99 Manlio Cecovini</p><p>103 Il mare come metafora in due poeti del Litorale. Dragotin Kette e Sreko Kosovel</p><p>117 Per Igo Gruden</p><p>121 Un mondo semiocculto e schivo (dicendo del Carso)</p><p>127 note di Polemica e riflessioni diverse</p><p>129 Il Carso di Kosovel, Slataper e Spacal</p><p>133 Ambivalenza dei valori</p><p>139 A proposito delle due simmetrie. La voce saggia e pacata di Paolo Rumiz</p><p>143 Linvisibile con la i minuscola</p><p>147 Su Alojz Rebula. Del tutto divergenti eppure decisamente insieme</p><p>155 Una decisione di profonda coscienza umanitaria</p><p>157 Svevo: non tra i miei autori</p></li><li><p>viii</p><p>159 tra autobiografia e racconto</p><p>161 La Bengasi della Primavera araba</p><p>165 I voli interrotti</p><p>171 Dal diario</p><p>177 La sosta sul Ponte Vecchio. Due pagine di diario</p><p>181 A proposito di una laurea</p><p>185 A Primo Levi</p><p>189 Un chien bless ovvero Cani in Europa</p><p>199 La novella scritta con lo stesso stile di Elio Vittorini</p><p>203 Prima viene il corpo</p><p>207 nota ai testi</p><p>209 indice dei nomi, dei luoghi e dei Periodici</p><p>211 Indice dei nomi217 Indice dei luoghi219 Indice dei periodici</p></li><li><p>ix</p><p>Prefazione</p><p>In un articolo di rilievo notevole nel quadro della sua saggistica (Lavvenire nazionale e politico di Trieste), pubblicato sulla rivista fiorentina La Voce nel 1912 (30 maggio-6 giugno), un anno cruciale nel percorso breve e intenso del suo pensiero politico, Scipio Slataper sottolineava riecheggiando Angelo Vivante, citato anche in nota limportanza, per Trieste, del suo rapporto con lHinterland austriaco e proponeva alcune riflessioni sul rapporto tra italiani e slavi (in nota il riferimento, pi preciso, era agli sloveni). Slataper ricordava che questa parte della popolazione lotta per i pi elementari diritti dequiparazione, e non di sopraffazione. Perch non bisogna credere scriveva ancora Slataper che gli slavi aumentino, ma essi vengono a galla; e anche la vera immigrazione slava nei grandi centri (urbanesimo) tende ad affievolirsi con lo industrializzarsi delle regioni dorigine. Bisogna dunque accettare la vera tradizione triestina, che , nel pensiero politico e nazionale, quella di Valussi e Tommaseo; ottenere lequiparazione delle due stirpi, ed essere i propagatori della cultura orientale (slava, greca, albanese) nella coltura occidentale (Scipio Slataper, Scritti politici, raccolti da Giani Stuparich, Alberto Stock, Roma 1925, p. 100).</p><p>Ho voluto citare estesamente il passo slataperiano, di non poca importanza per la valutazione del pensiero politico di Slataper, perch esso viene citato da Pahor in alcuni momenti centrali delle sue riflessioni di carattere metodologico: quelle che sono alla base di buona parte degli scritti di questo libro. Un libro diverso dagli altri di Boris Pahor perch raccoglie molti testi apparsi originariamente in italiano, scritti da Pahor in italiano (eccetto alcune pagine di cui si indicano i dati relativi alla traduzione), e anche perch si tratta di interventi, in gran </p></li><li><p>xparte, che valgono a illuminare i princpi di metodo, le istanze e i capisaldi del suo pensiero intorno ad alcuni temi dai quali sono scaturite anche molte pagine narrative: quelle con le quali Pahor si meritatamente conquistato una fama internazionale; e con cui ha contribuito in maniera incisiva a far conoscere, su un piano di diffusione molto ampio, alcune tematiche urgenti e alcune istanze e dati di fatto che sono alla base di tutte le discussioni e polemiche dello scrittore.</p><p>Venuti a galla: ragionando sul titolo scelto per questo libro, Boris Pahor mi diceva scherzando come esso sembrasse appropriato non solo a indicare una situazione (come quella segnalata da Slataper, relativa agli sloveni a Trieste, e in Italia). Situazione che anche se rimossa o tacitata torna periodicamente a ripresentarsi come un problema che configura paradigmaticamente una questione pi vasta, proprio perch di natura civile: una questione che tocca un nodo cruciale della democrazia moderna, quello delle minoranze (un termine che forse sarebbe meglio sostituire come voleva Roland Dumas con quello di comunit nazionali). Con evidente autoironia, Pahor aggiungeva che lo stesso titolo appariva quanto mai appropriato in riferimento a un autore, come era lui stesso, che dopo una lunga attivit svolta a Trieste e nel suo territorio era venuto in primo piano solo dopo molti anni, quasi di rimbalzo, dopo che egli aveva gi conquistato, per, una fama internazionale (in Francia, ogni suo libro, suscitava gi prima che da noi echi e attenzioni non comuni). La notoriet pi ampia di Nekropola (e quella di Necropoli, la traduzione italiana) e di altri suoi libri tradotti pi recentemente in italiano hanno avuto la conseguenza di renderlo dovunque, in poco tempo, uno degli autori di riferimento della cultura triestina del Novecento. Sicch, a nominarlo anche fuori Trieste, in Italia e in altri Paesi, alcuni suoi libri non solo sono largamente conosciuti ma vengono sbito associati a quelli di altri grandi autori dellarea triestina.</p><p>Dunque, Venuti a galla pu essere un buon indice di lettura di un libro che se assume come punto di partenza (anche autobiografico) il problema degli sloveni a Trieste e nel territorio, la loro storia politica e culturale, il loro rapporto con le altre etnie e componenti linguistiche del territorio non si </p></li><li><p>xi</p><p>ferma poi alla trattazione di questa problematica ma si allarga progressivamente. La questione degli sloveni a Trieste e degli sloveni in Italia propone una discussione che appare di grande attualit proprio in considerazione del fatto che si tratta di un problema che, in forme diverse, si ripropone continuamente anche in altri territori, in altri contesti, talvolta con i caratteri dellurgenza di fronte a minacce di assimilazione e di estinzione di culture che si trovano in posizioni minoritarie. Da ci il rilievo dato da Pahor a testimonianze, ricordate in esergo, come quelle di Kafka, che richiama alla responsabilit individuale di ogni membro di un piccolo popolo di tutelare la conservazione e la memoria della propria letteratura, e di Gide, che solleva la questione del ruolo delle piccole Nazioni e dei popoli dei piccoli numeri nella conservazione di valori contrapposti alle pericolose conseguenze della massificazione e della globalizzazione.</p><p>E, poi, il ruolo particolare sottolineato da Pahor che la letteratura ha non solo per i piccoli popoli ma soprattutto per le minoranze linguistiche, che vivono in Paesi diversi dalla loro matrice, collegandosi in ogni caso al sistema culturale di questi piccoli popoli. Dunque, un ruolo di grande rilievo, quello della letteratura, per una loro proiezione verso il futuro, verso la stessa possibilit di una loro esistenza e sviluppo. Il discorso di Pahor appare di grande interesse e attualit sia a proposito delle seduzioni dellassimilazione (per il fascino che i popoli di pi diffusa o di pi lunga tradizione esercitano) sia a proposito della difesa della propria identit da parte delle piccole nazioni e dei gruppi minoritari. Un discorso complesso, proprio perch Pahor non intende proporre limmagine di una letteratura missionaria o pedagogica, ma vuole che ci si affidi a testi dalla comunicabilit artisticamente spontanea. E, inoltre, non intende considerare la promozione della cultura dei piccoli Paesi o delle comunit minoritarie come unattivit di chiusura a fini di difesa. Tuttaltro. Perch questa promozione, se come vuole Pahor sana, deve guardare a unidentit che deve essere, al tempo stesso, fedelt a se stessi e necessit di proiettarsi in una cultura pluralistica, ricordando il monito di Lvi-Strauss relativo alla necessit di fuggire dal pericolo della monodia e delluniformit.</p></li><li><p>xii</p><p>Del resto, in alcuni saggi, Pahor tende giustamente allinserimento del mondo sloveno in contesti pi ampi che ne accompagnano lo sviluppo: il contesto mitteleuropeo, che sembra il pi ovvio e appropriato, ma anche quello mediterraneo, con un richiamo alla vocazione che era gi indicata nellimportante previsione del vescovo di Trieste, e diplomatico, Pietro Bonomo, secondo cui Civitas tergestina potest dici verum emporium Carsiae, Carniolae, Stiriae et Austriae (1518). Un destino, commenta Pahor, che si sarebbe realizzato appena a partire dal xviii secolo.</p><p>Con accenti polemici verso la sottovalutazione del problema da parte di molti intellettuali, Pahor sottolinea positivamente lattenzione rivolta oggi, nuovamente, alla questione delle nazionalit, tanto importante quanto leconomia per spiegare la storia. Ci che, del resto, sembrerebbe confermato ora da molti eventi recenti della storia di Paesi gi dellUnione sovietica e di territori della stessa Europa.</p><p>Al disinteresse di molti intellettuali delle grandi nazioni verso i problemi dei piccoli popoli, andrebbe opposta ricorda Pahor lidea che il nostro mondo di domani non pu essere che un mosaico intelligentemente costituito da coscienti entit nazionali, etniche, linguistiche. Dove le identit particolari vanno considerate nella proiezione verso una federazione europea in cui ogni comunit confermer la propria qualit come soggetto autonomo, nella proiezione verso una nuova societ umanista alla cui realizzazione potrebbero validamente cooperare gli scrittori che non hanno n difficolt n problemi nel valorizzare la propria entit nazionale. Ed anche un fatto che nel passato, ma anche oggi le culture minoritarie, quelle cenerentole (aggiunge Pahor ironicamente, sulla scorta di Leopold Kohr), hanno prodotto artisti e pensatori di grandissimo rilievo. E che talvolta rimosse, o ignorate possono essere scoperte, aprire orizzonti nuovi anche per il contenuto della loro identit. A proposito della quale, una nota in positivo costituita, secondo Pahor, dallaccrescimento dellinteresse nei loro confronti: un interesse per queste culture e per le loro lingue che pari a quello che gli ecologisti hanno nei confronti delle specie minacciate nellambiente naturale. </p></li><li><p>xiii</p><p>Un interesse verso i valori etnico-nazionali che, in ogni caso, non ha nulla da spartire con lo spirito nazionalistico. Si tratta di unattenzione nuova per le comunit di origine, per una matrice comunitaria che si manifesta in contrapposizione a una civilt di massa, cosmica o globale. Unattenzione che si inquadra nella prospettiva di una unione federale considerata come garanzia di giustizia non pi sopraffazione e colonialismo interno. Una prospettiva verso la societ pluralistica originale di cui parla Denis de Rougemont a proposito di una Europa di autonomie regionali, unite in una grande federazione europea: verso precisa Pahor una federazione di entit etniche, una federazione regionale pluralistica.</p><p>Quasi a sottolineare il valore di scoperta di questi contenuti, Pahor propone nella seconda sezione del libro (sloveni, cultura, trieste) una ricca sintesi dellattivit letteraria slovena a Trieste dal Cinquecento di Primo Trubar ad anni recenti. Una sinossi utile che si conclude con una nota di polemica sulla non ancora realizzata paritariet di rapporti e necessit di un riconoscimento ufficiale della lingua slovena che potrebbe rendere pi fecondo il rapporto tra le due comunit e pi distesa unattivit e una pratica di relazioni con la speranza che diventi attiva la simbiosi di due culture. Le pagine di questa seconda sezione appaiono di grande utilit, per il lettore, non solo per il disegno di una periodizzazione della storia culturale slovena a Trieste e nel territorio ma anche per i riferimenti a giornali, riviste, case editrici, istituzioni culturali, narratori, poeti, autori drammatici, e pure ad autori viventi e operanti al di l del confine ma in stretto rapporto con la vita culturale del Litorale. E appare utile anche per una serie di articoli che trattano di figure specifiche come quella del poeta Sreko Kosovel legato allesperienza dellavanguardia costruttivista (al quale Pahor ha dedicato un importante volume monografico nel 1993) qui considerato nei suoi rapporti specifici con Trieste; o quella del pittore Zoran Mui che, come Pahor, ha vissuto e testimoniato con la sua opera lorrore dei Lager nazisti; o trattano di tematiche come quella del grado di conoscenza reciproca delle comunit nazionali a Trieste, con la sconfortante conclusione relativa </p></li><li><p>xiv</p><p>allignoranza, da parte di molti italiani, della storia e cultura della comunit slovena (in ci Goethe non sbaglia commenta Pahor quando dice che lodio nazionalista tanto pi feroce laddove regna il pi basso livello culturale) ma anche con la valutazione positiva di un progressivo intensificarsi, oggi, dellattenzione e della conoscenza. In altri scritti, vengono trattati momenti di positivit dei rapporti stessi: come nel caso dellamicizia tra Kosovel e Carlo Curcio; o in quello di Manlio Cecovini che riconosceva come bisogno primario, anche per la componente italiana della citt, quella delleliminazione del solco che sembra dividerla dalla componente slovena. Altre pagine per esempio sulla tematica del mare nella letteratura slovena del Litorale e sul poeta Igo Gruden valgono ad approfondire la conoscenza di aspetti di questa realt culturale tanto interessanti quanto poco noti alla maggior parte dei lettori italiani.</p><p>Per ribadire le proprie tesi (e per invitare i lettori a non considerare le questioni anche pi scottanti isolatamente ma nel complesso storico in cui si collocano), il discorso di Boris Pahor generalmente sereno e pacato, con molti richiami a riflessioni ragionevoli e razionali e a dati di fatto, talvolta con qualche punta di ironia assume toni polemici, sempre rispettosi ma fermi...</p></li></ul>