Bravo, Riti Società Complesse

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    16-Oct-2015

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<ul><li><p>Riti nelle societ complesseAuthor(s): Gian Luigi BravoSource: La Ricerca Folklorica, No. 7, Cultura popolare e cultura di massa (Apr., 1983), pp. 85-95Published by: Grafo s.p.a.Stable URL: http://www.jstor.org/stable/1479721Accessed: 29/01/2010 15:02</p><p>Your use of the JSTOR archive indicates your acceptance of JSTOR's Terms and Conditions of Use, available athttp://www.jstor.org/page/info/about/policies/terms.jsp. JSTOR's Terms and Conditions of Use provides, in part, that unlessyou have obtained prior permission, you may not download an entire issue of a journal or multiple copies of articles, and youmay use content in the JSTOR archive only for your personal, non-commercial use.</p><p>Please contact the publisher regarding any further use of this work. 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La base empirica e fornita da numerose osserva- zioni sul terreno eseguite negli ultimi anni, soprattutto nel Nord del nostro paese. Faro ricorso a sezioni di apparati o modelli teorici diversi; ne potranno risultare talora bru- schi salti di livello, ma l'intento e appunto di cominciare a costruire ponti tra essi. </p><p>Le Note per un dibattito con le quali Amalia Signorelli invita a discutere di cultura popolare e cultura di massa mi appaiono utili e mi trovano d'accordo su piu punti, che sono congruenti con l'impostazione qui adottata. Conven- go sull'importanza di lavorare a modelli assai piu artico- lati dei rapporti tra le culture o i sottosistemi culturali di cui sono portatori classi, gruppi e altri soggetti collettivi diversi, e di ridefinire criticamente, in base ai fattori at- tuali di differenziazione, integrazione, conflitto, questi stes- si portatoril. Cio costituisce la premessa per superare le concezioni semplificate della cultura di massa, dei suoi ca- ratteri e dei suoi effetti; per ricostruire in modo piu ade- guato la specificita a livello culturale dei rapporti di do- minio, la tipologia e caratteri dei comportamenti egemo- nici; per analizzare con sufficiente articolazione e flessibi- lita le relazioni tra le serie di soggetti collettivi e di sottosi- stemi culturali, relazioni che, pur se nel nostro paese han- no trovato un utile fondamento in formulazioni gramsciane e sono state successivamente elaborate nella ciresiana teo- ria dei dislivelli interni di cultura2, sono state talora ridot- te ad un uso schematico e rigido del binomio subalterni- ta/egemonia. </p><p>1. Partiro dalla problematica della societa di massa come societa complessa per giungere poi a quella della cultura di massa; mi pare utile infatti lavorare ad uno schema con- cettuale che renda conto non solo dei sistemi e processi cul- turali, ma dei comportamenti sociali ai quali essi si colle- gano. </p><p>Da questo punto di vista, una societa come quella ita- liana appare caratterizzata da un'articolazione particolar- mente intricata di culture e di sistemi di rapporti; i vistosi processi di modernizzazione, gli spostamenti della popo- lazione, le stesse ricorrenti all'uno o all'altro livel- </p><p>lo, caratterizzano una realta che ad un tempo si trasfor- ma, si conserva e si rifunzionalizza, mentre le diverse com- binazioni di macrovariabili societarie danno luogo ad una serie di nicchie differenti in diverso rapporto tra loro. </p><p>II modello che qui si propone per concepire questa arti- colazione e quello costruito gia da parecchi anni, e ulte- riormente elaborato, anche di recente, da L. Gallino3. La nostra societa vi appare come il prodotto della compresenza di piu formazioni economico-sociali, che corrispondono a fasi concomitanti o successive di evoluzione; la costitu- zione e il predominio di una o piu formazioni nuove non implica necessariamente, nella concezione di Gallino, e non ha in effetti implicato in Italia, la completa disgregazione o la scomparsa di quelle precedenti; cosi oggi possiamo an- cora distinguere una formazione contadina-artigianale, una capitalistica mercantile, una capitalistica concorrenziale, una capitalistica oligopolistica, ed infine una statuale. </p><p>Questo modello consente di concettualizzare l'intrecciar- si, il competere o il convergere di strutture e processi nei diversi sistemi o sottosistemi, il distribuirsi di individui, gruppi, organizzazioni, classi, in e tra formazioni diverse: al tempo stesso il riferimento ad un'unita quale la forma- zione sociale pone le basi per ricostruire i nessi tra sistemi di rapporti e sistemi culturali. </p><p>Oltre ad utilizzare questo contributo, svilupperemo al- cune altre considerazioni su aspetti piu generali della pro- blematica della complessita, rifacendoci alla teoria dell'au- torganizzazione dei sistemi del biofisico H. Atlan, che in- troduce il concetto di ; il rumore, cioe i disturbi aleatori, non programmati, che l'ambiente introduce nell'organizzazione del sistema, han- no in realta secondo questa concezione una funzione or- ganizzativa positiva, in quanto il sistema stesso risponda articolando, complicando e rendendo piui varie le proprie strutture e il proprio funzionamento. II processo di autor- ganizzazione del sistema andrebbe dunque visto come </p></li><li><p>Bravo </p><p>E importante osservare come, affinche il sistema reagi- sca al disturbo autorganizzandosi senza dissolversi, e con- dizione necessaria che l'informazione circolante nelle sue vie di comunicazione, la sua rete di rapporti, abbia note- vole ridondanza; cioe che esso sia gia sufficientemente ricco di elementi e che le relazioni tra questi siano estremamen- te intricate, &gt;5; in tal caso la distruzione di informa- zione provocata dal disturbo aleatorio in questa rete non implica la dissoluzione del sistema stesso, e puo essere crea- tivamente impiegata come base per la formazione di nuo- vi rapporti, per la produzione di complessita. </p><p>Vediamo ora un secondo aspetto della concezione di Atlan, senza preoccuparci ora del suo grado di congruen- za o di compatibilita col primo. Riportata al problema della relazione tra sistema osservato e sistema osservatore, la complessita esprime ora il fatto &gt;; non si tratta quindi di una complessita no- ta, che sarebbe semplicemente una complicazione ordina- ta, ne di un generico disordine, ma di un disordine che ap- pare &gt;6. </p><p>Appare interessante questa distinzione tra una comples- sita data, semplice differenziazione gia nota, non proble- matica, e una complessita presunta, che si puo ipotizzare funzioni come stimolo e induca una reazione di orienta- mento nel sistema osservante; ma dato il carattere che Atlan stesso assegna a questo stimolo (significa infatti ; cosi &gt;?. </p><p>Oltre a mettere in evidenza come gli effetti di disturbi e &gt; possano essere creativi, produttivi di complessi- ta, e non solo distruttivi per i sistemi interessati, ci pare dunque opportuno richiamare l'attenzione sull'utilita, nel- l'esame di questi processi, di non vederne il soggetto nei soli sistemi societari complessivi o nei loro centri di gover- no, ma di ricercare comportamenti riorganizzativi nei di- versi sottosistemi, classi, gruppi e individui; con cio si con- tribuisce a render ragione della compresenza, convergen- za o conflitto di processi di accentramento e decentramen- to, di omogeneizzazione e differenziazione, di controllo e autodeterminazione, che si manifestano pur nella crescente interdipendenza planetaria11. </p><p>Anche il modello di sistema societario di L. Gallino di cui ci avvarremo, con la sua struttura composita, riman- da non ad una scontata caduta di integrazione, ma alla mol- teplicita delle comunicazioni circolanti, quindi a quell'am- pia ridondanza che puo permettere comportamenti autor- </p><p>86 </p></li><li><p>Riti nelle societd complesse </p><p>ganizzativi (e spiega tra l'altro la capacita dell'attuale so- cieta italiana non solo a superare ) su ocrisi?&gt; ma ad- dirittura a prosperare su di esse)'2; al tempo stesso la com- plessa struttura a piu formazioni sociali si presta a essere concepita quale disturbo/stimolo per l'attivita riorganiz- zativa di una varieta di soggetti agenti, mentre ci consente di delineare anche tra i governati attori sociali differenziati e attivamente partecipanti al gioco, per i quali tali distur- bi siano appunto atti a diventare (l'impulso e le risorse in- formazionali sufficienti per procedere a nuove forme di autorganizzazione)&gt;13 e contribuire cosi a produrre an- ch'essi complessita sociale. </p><p>Ancora negli Usa, ma dal punto di osservazione di Ber- keley, un altro teorico dei sistemi autorganizzantisi vede addirittura come un carattere dei processi storici dell'ulti- mo quindicennio la nuova affermazione di tendenze all'au- todeterminazione e all'autorganizzazione, alla costituzio- ne di strutture aperte e libere di evolversi, ad un', cioe i soggetti collet- tivi che riesce difficile definire ricorrendo a concezioni clas- siche (o semplificate) delle strutture e conflitti di classi e ideologie, e che appaiono invece 16. </p><p>Infatti, di contro a molte componenti di peggioramen- to della qualita della vita, a cominciare dalla pericolosita diffusa della vita quotidiana (criminalita, droga, terrori- smo), dalla persistente inflazione, dalla decadenza dei ser- vizi pubblici, non sembrano manifestarsi vere espressioni di dissenso di massa, ma piuttosto proteste sulla distribu- zione delle risorse ad opera degli attori sociali che giudi- chino la propria quota insufficiente, proteste che possono quindi essere intese come componenti o complementi di comportamenti di partecipazione. </p><p>II fondamentale motivo del consenso va riportato pro- prio alla complessita della nostra societa ed in particolare alla sua articolazione in numerose formazioni economico- sociali; questa struttura societaria e il suo modo di gover- </p><p>no continuano a godere di un consenso diffuso perche con- sentono alle unita individuali e familiari lo , con un ritmo di alternanza o , che varia ma che ?per molti e sicuramente quotidiano&gt;&gt;'7. Questo sfrutta- mento cumulativo di &gt;8. </p><p>L'attore capace di questa alternanza costituirebbe un , via via piu diffuso; lo defini- rebbero la scarsita di motivazioni espressive di contro al prevalere di quelle strumentali e un'attitudine al semplice calcolo di costi e benefici, a prescindere da investimenti affettivi piu profondi; ci6 gli consentirebbe percorsi agili e non ostacolati da legami tenaci dall'uno all'altro siste- ma di rapporti differenti quando non contrastanti, con l'u- nica prospettiva unitaria della massimizzazione delle pro- prie opportunita'9. </p><p>Ma in questo modo diventano assai precarie l'identita della persona e la sua identificazione con altri; l'alternan- za dissolve via via la ?connessione tra posizione e indivi- duo, tangibile nelle formazioni sociali coerenti&gt;&gt;, mentre &gt;, con la conseguenza di un', ponendo cosi le basi per una societa nella quale il confronto tra modelli tende a manifestarsi sul piano in- dividuale piuttosto che di progetto politico e quindi la &gt; strumentale tra formazioni acquisisce raziona- lita21. </p><p>3. I1 modello teorico che abbiamo qui sintetizzato, mentre offre una ricca articolazione concettuale, con particolare riferimento al caso italiano, stimola una varieta di rifles- </p><p>87 </p></li><li><p>Bravo </p><p>sioni sulle cosiddette societa e culture di massa. Vediamo ora di svilupparne alcune. </p><p>L'effetto di non legittimazione di alcun modello di for- mazione sociale che discende dal comportamento del Po- tere puo essere distinto in due componenti. Da un lato, se accettiamo alcune ipotesi gramsciane di fondo, cio equi- vale a trattenere tutta una serie di esperienze e di attivita cognitive e organizzative dei governati in condizioni di su- balternita, quanto piu se ne afferma e legittima la fram- mentarieta e disorganicita, quindi il carattere di folclore in senso stretto22. Dall'altro pero sembra emergere la ri- nuncia ad accompagnare o sovrapporre ad esse elementi di una concezione del mondo o della societa, dominante nel senso di congruente con gli interessi e fini del Potere, che secondo le stesse ipotesi ne sarebbe il complemento, realizzando in positivo una situazione di egemonia. Avrem- mo dunque un comportamento del Potere, non ci interes- sa ora in quale misura programmato e consapevole, il cui fine e solo o prevalentemente la folclorizzazione persistente e sistematica delle esperienze e delle teorizzazioni dei su- balterni. </p><p>La rinuncia alla proposta di un modello egemonico per puntare tutto sulla frammentazione puo essere connessa ad effettive difficolta di elaborazione concernenti sia il rap- porto del Potere con gli intellettuali, sia il verificarsi di gros- si eventi che fanno perdere di presa molti miti di progres- so e di benessere su cui si e fatto prima ampio affidamen- to, sia la complessita della societa in tutta la sua articola- zione, varieta e opacita. </p><p>E tuttavia abbiamo osservato che proprio questa arti- colazione fornisce al tempo stesso le basi per il consenso quando la liberta di alternanza tra l'una e l'altra forma- zione consente agli individui di sfruttarne le opportunita. Cosi anche la delegittimazione di tutte da parte del Potere puo indicare non solo in negativo la difficolta a elaborare concezioni del mondo egemoniche ed a farle accettare, ma, in positivo, la capacita di proporre e diffondere valori e opinioni che presentino un certo tipo di congruenza con il comportamento di alternanza e al tempo stesso gli con- feriscano un orientamento specifico: individualismo ato- mistico, precarieta e relativa casualita dei sistemi di rap- porti sociali in cui ci si trova via via inseriti, basso tenore di investimento affettivo, atteggiamento di strumentalita, di rapina verso gli altri, la societa, la natura, il tutto come premessa e conseguenza dell'assenza di alternative di fon- do. </p><p>Ad un livello di maggiore elaborazione concettuale tro- viamo, nelle teorizzazioni di molti intellettuali sulle &gt; e sulla ingovernabilita, la stessa ambiguita; da un lato il riflesso della difficolta a organizzare e dirigere a livello culturale, ed a programmare e portare a termine le opera- zioni di ricerca e analisi che ne sono il fondamento; dal- I'altro, in piu casi, la presentazione ad uso delle categorie piui scolarizzate di teorie che giustificano e fondano le pii o meno reali difficolta di governo, di organizzazione della produzione, di amminis...</p></li></ul>