Chiese Biabsidate

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Articolo di Roberto Coroneo

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  • La definizione di chiesa biabsidata o a due absidi si ritrovanella storia degli studi sullarchitettura e la liturgia medievale inrelazione ad una particolare configurazione planimetrica, caratte-rizzata dalla presenza di due invasi semicircolari aperti entrambisu un unico lato dellaula (quasi senza eccezioni lorientale); dun-que absidi affiancate e non affrontate. La tipologia si distin-gue pertanto da quella delle chiese ad absidi opposte (definiteanche contrapposte), che Nol Duval nella sua monumentalemonografia sugli esempi dellAfrica settentrionale in et tardoan-tica e bizantina preferiva denominare choeurs opposs1.

    Per ragioni comprensibili, non possibile entrare qui nel meri-to dellampio ed articolato dibattito storiografico circa ladozionedello schema planivolumetrico ad absidi opposte, documentato inambito africano ed eurasiatico lungo un arco cronologico assaivasto, con discussione anzitutto della filiazione del modello dalcomplesso delle cattedrali, o meglio, aule o basiliche doppie2,talvolta con absidi opposte coeve3; queste potrebbero esser statemantenute, ma alle estremit di ununica aula perlopi trinavata,talvolta in relazione ad una duplice vocazione liturgica (un poloper la liturgia eucaristica, laltro per i riti battesimali, martiriali ofunerari). Nemmeno sar possibile addentrarsi nei problemi, assaicomplessi, relativi alla fabbrica coeva o meno delle due absidiopposte in determinati edifici; come pure in quelli legati alla lorofunzionalit liturgica, alla dedica degli altari, alle preesistenze o adeventuali ragioni dordine strutturale, tutti aspetti che si ripresen-tano comunque nella tipologia ad absidi affiancate, la cui analisipu forse portare un contributo anche alla problematica dellechiese ad absidi opposte.

    Nel novero delle chiese biabsidate si danno due coppie diprincipali varianti, che incidono notevolmente nella definizionedel tipo, come pure nella delimitazione della casistica in sensonumerico. Una prima coppia di varianti riguarda il numero dellenavate: una, a conclusione dellaula non divisa in navate, oppuredue, divise da un setto a sostegni (pilastri o colonne) archeggiati econcluse da absidi. In questultimo caso, una seconda coppia divarianti riguarda la larghezza delle navate, che determina lugualeo maggiore ampiezza di unabside rispetto allaltra (in prevalenzala sud). da sottolineare il carattere apparentemente marginale,quasi anonimo, del tipo biabsidato nel quadro mediterraneo econtinentale, che di frequente annovera chiese di modeste dimen-sioni, in genere poco elaborate sotto il profilo architettonico, perquanto non manchino eccezioni anche notevoli, specie nel XII-XIII secolo. La particolare soluzione planivolumetrica biabsidatadipende talvolta da una precisa e cosciente volont costruttiva,che genera un organismo strutturale unitario; talaltra deriva dal-laccorpamento di due aule parallele o da aggiunte successive adun regolare impianto ad una navata: chiaro che qui ci si occu-per soltanto delle prime, in quanto le sole propriamente a dueabsidi affiancate.

    Secondo Georges Dimitrokallis, che nel 1976 dedic unampia(554 pagine) monografia ai dkonkoi christianiko nao4, la varian-te a due navate andrebbe radicalmente distinta da quella ad aulaunica, alla quale spetterebbe soltanto la denominazione tipologicadi chiesa biabsidata o, nella letterale traduzione dal greco,biconca. Tuttavia, una linea di demarcazione troppo netta fra la

    prima e laltra variante veniva ritenuta illegittima gi da RobertoCaprara5 nella sua dettagliata recensione della monografia delDimitrokallis, in ragione dellipotesi che in realt la secondadiscenda dalla prima, come frutto della riduzione delloriginariomodello a due navi e due absidi, imposta da esigenze di ordinepratico in esemplari di superficie estremamente ridotta6, comeappunto la massima parte di quelli censiti dallo studioso greco.

    La distinzione, ovvero linclusione del tipo binavato nel nove-ro delle chiese biabsidate, ha importanti ricadute in merito allavalutazione numerica dellincidenza del tipo nel quadro generale,nonch nella sua distribuzione geografica e cronologica. Sempresecondo Dimitrokallis (limitatamente dunque alla variante adaula mononavata), le chiese biconche apparterrebbero ad un tipodi struttura architettonica assai raro, tanto che il corpus da lui rac-colto ne annovera poco pi di un centinaio, 115 per lesattezza,entro un vastissimo orizzonte geografico: dallArmenia, dallaRussia e dallAsia Minore alla Francia, alla Svizzera, alla Germaniae allAustria, attraverso Cipro, la Bulgaria, la Grecia, lAlbania, laCroazia, la Slovenia e lItalia. Nonostante le conclusioni delDimitrokallis, forse eccessivamente condizionate dal panoramaorientale, portino ad interpretare la geminazione dellabside inragione dellutilizzo della chiesa quale cappella cimiteriale, pro-prio lampia dispersione geografica del tipo che sembra escluderelipotesi di una genesi unitaria ed avvalorare piuttosto quella diuna molteplicit di centri dirradiazione, di situazioni culturalicontingenti e di motivazioni funzionali o liturgiche (legate alladuplice dedica degli altari, alla distinzione del fulcro eucaristicoda quello battesimale, dello spazio dei monaci da quello dei fede-li, degli uomini da quello delle donne), spesso autonome le unedalle altre.

    Altrettanto ampio larco cronologico di attestazione dellechiese biabsidate: dal V secolo fino alle soglie del XIV ed oltre.Secondo lo studioso greco, lo schema biconco sarebbe apparsocontemporaneamente sia in Oriente sia in Occidente; ad unaprima fase di applicazione tra il V e il VI secolo sarebbe seguitauna stasi fra il VII e lVIII, quindi una nuova fase di diffusione trail IX e il XIV secolo. Tuttavia, gi nella recensione appena richia-mata, Caprara non soltanto proponeva laumento quantitativodella tipologia con linclusione della variante binavata, ma anche a voler stare al novero delle chiese biconche censite daDimitrokallis riteneva di poterne aggiungere numerose altre,oltre ad una quindicina rupestri ed ipogee dellItalia meridionale(gi allora per la maggior parte edite), pi due (Santa Marina diVitkorova Laka in Bulgaria e la chiesa di Mesopotamit inAlbania)7. Pi di recente Paolo Piva8 ha incluso in un articolomonografico sulla chiesa di San Lorenzo a Quingentole unartico-lata disamina degli aspetti e dei problemi interpretativi della tipo-logia ad absidi affiancate9, comprendendovi la variante binavataed ampliando ulteriormente la casistica, fino a duecento esempla-ri circa. Secondo Piva i primi esempi noti di aula a due absidiaffiancate sono orientali e non si tratta di chiese ma di cappelleannesse; lorigine sarebbe in Palestina. Con il battistero diAlahan, monastero/santuario di committenza imperiale (Zenone)in Isauria (Asia Minore), incontriamo fra il V e il VI secolo latipologia a due navate (in prima fase) e a due absidi perfettamente

    Problematica delle chiese biabsidate.Contributo allo studio del tipo in area tirrenica

    Roberto Coroneo

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  • simili10. Nel VII secolo si collocano invece i primi casi di aulabiabsidata autonomamente concepita come chiesa, e non comecappella annessa: San Lorenzo a Quingentole (Mantova), impian-tata su un edificio rustico di et tardoromana, e la chiesa le cuifondazioni sono state individuate nello scavo archeologico del sitodi Solnhofen, in Bavaria11. Per entrambi gli edifici, non documen-tati epigraficamente n attestati con sicurezza nelle fonti, la data-zione al VII secolo per ipotetica, basata sui post quem desuntidal quadro materiale dei rispettivi scavi stratigrafici.

    Finalmente, fra lVIII e il IX secolo dunque gi in contestocarolingio la tipologia biabsidata conoscerebbe una buona dif-fusione in alta Italia, Canton Ticino, Grigioni e lago di Costanza fase 2 della pieve battesimale dellIsola Comacina, San Pietro diSureggio (Lugaggia), fase 2 del San Martino di Mendrisio, cappel-la di San Pietro del monastero di Disentis, santuario dellabbaziadi Reichenau/Mittelzell , nonostante le cronologie conservinolarghi margini di dubbio, come nel caso della cappella del castellodi San Daniele del Friuli e della pieve piemontese di SanGiovanni di Mediliano a Lu12. Sempre secondo Piva, il X, ma inrealt soprattutto lXI sono forse i secoli di maggior diffusionedellabside doppia affiancata. Di questepoca probabilmente ungruppo di chiese istriane; le chiese spezzine influenzate dalla fase2 della chiesa monastica del Tino (Tinetto, San Prospero diVezzano, San Venerio di Antoniano); il San Cipriano di Calvisio;forse la terza fase del San Pietro di Gropina in Toscana, prima maldatato; il San Pietro di Gemonio; lipotetica prima fase clunian-cense [del] San Pietro di Vallate (1078, con labside nord dedicataa san Maiolo oppure a santa Maria); la fase 3 del San Martino inPrada; i Santi Pietro e Paolo di Mesocco in Ticino. Ormai si trattadi chiese anche di una certa ampiezza, talora plebane e talaltramonastiche13.

    NellXI-XIII secolo la geografia della distribuzione in Italia deltipo biabsidato interessa il Piemonte14, la Lombardia15, la Liguria,la Toscana e la Sardegna. Si segnalano esemplari anche in Umbria,per quanto forse tutti cronologicamente postmedievali, e in Italiameridionale16, perlopi in contesto rupestre e perci di difficiledatazione. Quanto alle varianti planimetriche, in Umbria prevalelo schema a due navate di cui soltanto una absidata; Santa Crocedi Collestatte per biabsidata17. In Piemonte, Lombardia eLiguria sono presenti entrambe le varianti, ad aula mono o bina-vata. In Sardegna (come pure nellisola dElba) si riscontra unica-mente la variante ad aula binavata e biabsidata, viceversa non pre-sente in Corsica18, dove si registra soltanto quella ad aula mono-navata. Il caso dei ruderi della chiesa di San Pietro, pieve di Sagria Sari-di-Porto Vecchio19, lungi dal documentare la presenza dellavariante binavata anche in Corsica, sembra infatti riflettere unasituazione in cui due aule con