Friedrich Nietzsche - Nietzsche Contra Wagner

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    26-Jul-2015

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NIETZSCHE CONTRA WAGNER Documenti di uno psicologo

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<p>NIETZSCHE CONTRA WAGNERDocumenti di uno psicologo 1889</p> <p>Traduzione condotta sull'originale tedesco Nietzsche contra Wagner, in Nietzsche Werke, Kritische Gesamtausgabe, Herausgegeben von Giorgio Colli und Mazzino Montinari, vi, 3. Walter de Gruyter, Berlin - New York, 1969. Traduzione di Mirella Ulivieri Per I'Introduzione a questo saggio, si faccia riferimento aH'Introduzione di Italo Alighiero Chiusano a Richard Wagner a Bayreuth, contenuta nel primo volume di questa edizione.</p> <p>Prefazione</p> <p>I capitoli che seguono sono tutti scelti, non senza attenzione, dai miei scritti precedenti alcuni risalgono al 1877 , chiariti forse qua e l, e soprattutto abbreviati. Letti uno dopo l'altro, non lasceranno alcun dubbio n su Richard Wagner n su di me: noi siamo antipodi. Essi faranno capire anche altre cose: per esempio che questo un saggio per psicologi, non per Tedeschi... Ho lettori ovunque, a Vienna, a Pietroburgo, a Copenaghen e a Stoccolma, a Parigi, New York non li ho in Germania, la pianura d'Europa... E avrei forse da dire una parola all'orecchio anche ai signori Italiani, che amo tanto quanto... Quosque tandem, Crispi... Triple Alliance: con il Reich un popolo intelligente far sempre e soltanto una mesaillance... Friedrich NietzscheTorino, Natale 1888</p> <p>Dove ammiro Credo che spesso gli artisti non sappiano quel che loro riesce meglio: sono troppo vanitosi per saperlo. Il loro animo rivolto a qualcosa di pi superbo.cne non sembrino essere quelle pianticelle che, nuove, strane e belle, in reale perfezione, sanno crescere sul loro terreno. A quanto di buono prodotto dal loro orto e dalla loro vigna guardano con sprezzante noncuranza; amore e perspicacia in essi non sono di pari livello. Ecco un musicista che pi di ogni altro maestro nel trar suoni dal regno delle anime dolorose, oppresse, martoriate, e nel dar voce anche alla muta miseria. Nessuno lo uguaglia nei colori del tardo autunno, nella felicit indescrivibilmente toccante di un ultimo, ultimissimo, brevissimo godere; se trovare un suono per quelle quietamente inquietanti mezzanotti dell'anima, in cui causa ed effetto sembrano essersi perduti e a ogni istante qualcosa pu sorgere dal nulla. Pi felicemente di ogni altro egli crea dal pi remoto fondo del destino umano e per cos dire dalla sua coppa svuotata, dove le gocce pi aspre e ripugnanti formano alla fine un dolceamaro miscuglio con quelle pi soavi. Conosce quello stanco arrancare dell'anima che non sa pi saltare e volare, anzi nemmeno pi camminare; ha lo sguardo schivo del dolore occulto, della comprensione senza conforto, del congedo senza confessione; anzi, come Orfeo di ogni segreta miseria egli pi grande di chiunque altro che finora sembrava inesprimibile e persino indegna di essa per esempio le ciniche rivolte di cui solo capace chi pi soffre, e cos pure molte piccolissime e microscopiche cose dell'anima, le squame per cos dire, della sua natura anfibia egli anzi il maestro del piccolissimo. Ma non vuole esserlo! Il suo carattere ama invece le grandi pareti e gli arditi affreschi!... Gli sfugge che il suo spirito ha un altro gusto e un'altra propensione un'ottica antitetica e pi di ogni altra cosa ama starsene quietamente negli angoli di casa in rovina: l, nascosto, nascosto a se stesso, dipinge i suoi veri capolavori, che sono tutti molto brevi, spesso di una sola battuta, soltanto l egli diventa squisito, grande e perfetto, forse unico. Wagner un uomo che ha profondamente sofferto questa la sua superiorit sugli altri musicisti. Ammiro Wagner ovunque egli metta in musica se stesso. Dove faccio obiezioni Ci non significa che io ritenga sana questa musica, meno che mai proprio l dove essa parla di Wagner. Le mie obiezioni alla musica di Wagner sono obiezioni fisiologiche: a che scopo camuffarle ancora sotto formule estetiche? L'estetica gi non altro che una fisiologia applicata. Il mio fatto, il mio petit fait vrai che non respiro pi con facilit, quando questa musica comincia ad agire su di me; che subito il mio piede si adira</p> <p>INTERMEZZO</p> <p>905</p> <p>e si rivolta contro di essa: ha bisogno di cadenza, di danza, di marcia sulla danza imperiale di Wagner non potrebbe marciare nemmeno il giovane imperatore tedesco , esige dalla musica soprattutto le delizie riposte in un bell' andare, in un bell'incedere, in un bel danzare. Ma non protesta anche il mio stomaco? il mio cuore? la mia circolazione sanguigna? non si turbano le mie viscere? Non divento improvvisamente rauco?... Per ascoltare Wagner ho bisogno di pastilles Grandel... E cos mi chiedo: che cosa vuole effettivamente tutto il mio corpo dalla musica in genere? Giacch l'anima non esiste... Credo che voglia un alleggerimento: come se tutte le funzioni animali dovessero venir accelerate da ritmi lievi, arditi, distesi, sicuri di s; come se la vita ferrea, la vita plumbea dovesse perdere la sua pesantezza ad opera di melodie dorate, delicate, simili a olio. La mia malinconia vuol riposare negli anfratti e negli abissi della perfezione: per questo ho bisogno di musica. Ma Wagner fa ammalare. Che cosa importa a me del teatro? Che cosa mi importano gli spasimi delle sue estasi morali di cui il popolo e chi non ppolo! si compiace? E tutta la ciurmerla mimica dell'attore! Io sono, lo si vede, di natura essenzialmente antiteatrale, nel fondo del mio animo nutro per il teatro, quest'arte di massa par excellence, il profondo disprezzo che oggi nella mia considerazione... sino a un non-pi-rivederci; insuccesso allora drizzo le orecchie e comincio a stimare... Ma Wagner all'opposto fu accanto al Wagner che ha scritto la musica pi elitaria che esista essenzialmente anche uomo di teatro e attore, il mimomane pi entusiasta che forse sia mai esistito, anche come musicista... E, tra parentesi, se la teoria di Wagner stata che il dramma il fine, la musica sempre e soltanto un mezzo , la sua prassi invece fu che l'atteggiamento il fine, il dramma, anche la musica, sempre e soltanto il suo strumento. La musica come mezzo per illustrare, potenziare, interiorizzare il gesto drammatico e l'evidenza istrionica; e il dramma wagneriano soltanto un'occasione per molti atteggiamenti interessanti! Oltre a tutti gli altri istinti, egli possedeva in tutto e per tutto gli istinti di comando di un grande attore: e come ho gi detto, anche come musicista. Lo chiarii una volta, non senza fatica, a un wagneriano pur sang chiarezza e wagneriano! non dico altro. Ci furono motivi per aggiungere ancora sia dunque un po' pi sincero con se stesso! non siamo mica a Bayeruth. A Bayreuth si sinceri solo come massa; come individui si mente, si mente a se stessi. Ci si lascia a casa, quando si va a Bayreuth, si rinuncia al proprio diritto di parola e di scelta, al proprio gusto, persino al proprio coraggio, quale lo si possiede e lo si esercita tra le quattro pareti di casa propria contro Dio e contro il mondo. Nessuno porta in teatro i sensi pi fini della propria arte, meno di tutti l'artista che lavora per il teatro, manca la solitudine, niente che sia perfetto tollera testimoni... A teatro si diventa popolo, mandria, donna, fariseo, bestia elettorale, membro di patronato, idiota wagneriano: qui anche la coscienza pi personale soggiace alla livellatrice magia del gran numero, qui governa il vicino, qui si diventa un vicino.... Intermezzo Dico ancora una parola per le orecchie pi raffinate: quel che io propriamente voglio dalla musica. Che sia serena e profonda come un pomeriggio d'ottobre. Che sia bizzarra, sfrenata, delicata, una piccola femmina dolce di abiezione e di grazia... Non ammetter mai che un Tedesco possa sapere che cos' la musica. Quelli che vengon definiti musicisti tedeschi, i</p> <p>906</p> <p>NIETZSCHE CONTRA WAGNER</p> <p>pi grandi innanzitutto, sono stranieri: Slavi, Croati, Italiani, Olandesi oppure Ebrei; altrimenti sono Tedeschi della razza forte, Tedeschi estinti, come Heinrich Schltz, Bach e Hndel. Io stesso sono sempre polacco abbastanza per cedere il resto della musica in cambio di Chopin: faccio eccezione, in base a tre motivi, per l'idillio di Sigfrido di Wagner, forse anche per Liszt, il quale ha sugli altri musicisti il vantaggio di un timbro orchestrale aristocratico; da ultimo anche per tutto quel che cresciuto al di l delle Alpi al di qua... Non sarei capace di fare a meno di Rossini, e ancor meno del mio Sud nella musica, del mio maestro veneziano Pietro Gasti. E quando dico al di l delle Alpi, intendo propriamente soltanto Venezia. Se cerco un'altra parola che significhi musica, trovo sempre e soltanto la parola Venezia. Non so far differenza alcuna tra lacrime e musica, non so pensare alla felicit, al Sud senza un brivido di paura. Stavo or ora sul ponte nella bruna notte. Di lontano giungeva un canto: gocce d'oro sgorgavano via sulla tremante superficie. Gondole, luci, musica ebbre nuotavano nell'oscurit... La mia anima, un'arpa, toccata da mani invisibili a s cantava in segreto una canzone di gondolieri, tremando di screziata beatitudine. Qualcuno l'ascoltava?...</p> <p>Wagner come pericolo 1. La finalit che la musica moderna persegue in quello che oggi, con grande forza ma scarsa chiarezza, vien detto melodia infinita, possiamo spiegarcela come uno scendere in mare, perdere via via la sicurezza del passo sul fondo e abbandonarsi infine alla merc dell'ondeggiante elemento: si deve nuotare. Nella musica antica si doveva, in un grazioso o solenne o focoso, movimento o contromovimento, in un pi presto e pi lento, far qualcosa di completamente diverso: danzare. A questo scopo, il rimanere costante, equivalente dei gradi di tempo e di forza esigeva un'attenzione continua da parte dell'animo dell'ascoltatore; nel contrasto tra questa corrente d'aria fredda, derivante dall'attenzione, e il caldo respiro dell'entusiasmo risiedeva l'incanto di ogni buona musica. Richard Wagner volle un'altra specie di movimento sovvert il presupposto fisiologico di ogni musica creata sino allora. Nuotare, librarsi non pi camminare, danzare... Con ci forse stata detta la cosa decisiva. La melodia infinita vuole appunto infrangere ogni simmetria di tempo e di forza, talvolta persino la schernisce ripone la ricchezza della sua inventiva proprio in ci che a un orecchio antico suona come paradosso ed empiet ritmica. Dall'imitazione, dal predominio di un simile gusto pu sorgere per la musica un pericolo che pi grande non potrebbe immaginarsi la totale degenerazione del senso ritmico, il caos al posto del ritmo... Il pericolo giunge al massimo quando una tale musica si appoggia sempre pi strettamente a una recita-</p> <p>UNA MUSICA SENZA FUTURO</p> <p>907</p> <p>zione e a una mimica affatto naturalistiche, non determinate da alcuna legge di plasticit, miranti all' effetto e niente pi... L' espressivo a ogni costo e la musica come serva, come schiava dell'atteggiamento la fine... 2. E che? sarebbe realmente la prima virt di un'esecuzione, come oggi sembrano credere gli artisti dell'esecuzione musicale, ottenere in ogni circostanza un altorilievo tale che non possa pi esser superato? Applicato a Mozart, per esempio, non sarebbe ci una vera e propria colpa contro lo spirito di Mozart, il gaio, entusiasta, delicato, innamorato spirito di Mozart, che per fortuna non era tedesco e la cui seriet una seriet bonaria, dorata, e non la seriet di un filisteo tedesco... Per non parlare poi della seriet del convitato di pietra... Ma voi ritenete che ogni musica sia musica del convitato di pietra che ogni musica debba balzar dalla parete e scuotere l'ascoltatore sin nelle viscere?... Che solo cos la musica faccia effetto? Su chi si fa effetto in tal modo? Su qualcosa, su cui l'artista aristocratico non deve mai farlo sulla massa! sugli immaturi! sugli apatici! sui malaticci! sugli idioti! sui wagnerianil... Una musica senza futuro Di tutte le arti che crescono sul terreno di una determinata civilt, la musica compare come l'ultima di tutte le piante, forse perch la pi interiore e, di conseguenza, giunge pi tardi, nello sfiorire autunnale della civilt che di volta in volta gli propria. Solo nell'arte dei maestri olandesi l'anima del medioevo cristiano trov piena risonanza, la loro architettura sonora la tardiva, ma vera e degna sorella del gotico. Solo nella musica di Hndel risuon il meglio dell'anima di Lutero e dei suoi affini, il tratto eroico-giudaico che diede alla Riforma un afflato di grandezza il Vecchio Testamento fatto musica, non il Nuovo. Solo Mozart rispose in oro sonante all'epoca di Luigi xiv e all'arte di Racine e di Claude Lorraine; solo nella musica di Beethoven e di Rossini il secolo diciottesimo cant se stesso, il secolo dell'entusiasmo, degli ideali infranti e della felicit fugace. Ogni musica vera, originale, un canto del cigno. Forse anche la nostra musica pi recente, per quanto domini e ami dominare, ha innanzi a s soltanto un breve spazio di tempo: infatti scaturita da una civilt il cui terreno va rapidamente inabissandosi una civilt che ben presto sar sommersa. Un certo cattolicesimo del sentimento e il gusto per una qualche assenza e inessenza cosiddetta nazionale, di antica origine patria, sono le sue premesse. Il modo in cui Wagner si appropriato di antiche saghe e canti nei quali il dotto pregiudizio aveva insegnato a vedere un che di germanico par excellence oggi ne ridiamo , l'aver insufflato nuova vita e una sete di estatica sensualit e di sublimazione in questi mostri scandinavi tutto questo prendere e dare di Wagner rispetto a materiali, figure, passioni e nervi esprime chiaramente anche lo spirito della sua musica, posto che questa stessa, come ogni musica, non sappia parlare di s in modo inequivocabile: giacch la musica una donna... Non ci si deve lasciar trarre in inganno su tale situazione dal fatto che in questo momento noi viviamo nella reazione all'interno della reazione. L'epoca delle guerre nazionali, del martirio ultramontano, tutto questo carattere di intermezzo che al giorno d'oggi proprio della situazione europea, pu in effetti portare un'arte come quella di Wagner a una gloria improvvisa, senza con ci garantirle un futuro. I Tedeschi stessi non hanno futuro...</p> <p>908</p> <p>NIETZSCHE CONTRA WAGNER</p> <p>Noi antipodi Forse si ricorder, almeno tra i miei amici, che all'inizio mi sono lanciato su questo mondo moderno non senza alcuni errori e sopravvalutazioni, e comunque come uno che spera. Intendevo sulla base di chiss quali esperienze personali il pessimismo filosofico del diciannovesimo secolo come un sintomo di una superiore forza del pensiero, di una pienezza di vita pi vittoriosa di quella che aveva trovato espressione nella filosofia di Hume, Kant e Hegel, consideravo la conoscenza tragica come il pi bel lusso della nostra civilt, come la sua pi preziosa, pi aristocratica, pi pericolosa maniera di dissipazione, ma pur sempre, sulla base della sua sovrabbondanza, come un lusso che essa potesse concedersi. Ugualmente interpretavo a mio modo la musica di Wagner come espressione di una dionisiaca possanza de...</p>