GIORNATE INTERNAZIONALI DI STUDI SULL'AREA zona; in particolare, i resti di un grande edificio visibile…

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    17-Feb-2019

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<p>Scuola Normale Superiore di Pisa Comune di Gibellina </p> <p>CESDAE </p> <p>Centro Studi e Documentazione sull ' Area Eli ma </p> <p>- Gibellina -</p> <p>GIORNATE INTERNAZIONALI DI </p> <p>STUDI SULL'AREA ELIMA </p> <p>(Gibellina, 19-22 Settembre 1991) </p> <p>ATTI II </p> <p>Pisa -Gibellina 1992 </p> <p>L'AREA DELLA CHIESA SUL MONTE BARBARO: </p> <p>PRIMI RISULTATI DELLE INDAGINI </p> <p>ARCHEOLOGICHE </p> <p>ANTONELLA PINNA - PATRIZIA SFLIGIOTII </p> <p>L 'area 2000 si apre su una sorta di terrazzamento naturale posto a mezzacosta tra il teatro e la sommit del Monte Barbaro occupata dal castello (tav. LXIV, 1): un punto panoramico magnifico dal quale si domina, nelle giornate limpide, il Golfo di Castellammare e gran parte del territorio circostante. </p> <p>La scelta di avviare l' indagine archeologica in questo luogo stata determinata dalla presenza dei resti di una piccola chiesa monoabsidata, in parte interrati ma ben visibili ed ora completa-mente liberati (tav. LXIV, 2). Lo scavo si poneva come primo obiettivo di verificare quanto tale presenza fosse significativa, soprattutto ma non esclusivamente in rapporto all 'abitato me-dievale di Segesta. </p> <p>Gi Henri e Genevive Bresc, nel loro contributo del19771, mettevano in relazione i ruderi del Monte Barbaro con un documento conservato presso l'Archivio di Stato di Trapani. Si tratta di un atto notarile datato 4 aprile 14422: l'abitato, come si evince da alcune notazioni, era gia stato abbandonato. Con tale documento tre cittadini di Calatafimi commissionano ad un certo Giovanni de Lombardo, fabricator la costruzione di una chiesa sulla montagna (in monte vocato de Barbaru). I tre committenti decidono inoltre che la chiesa, certamente piccola (il muratore avr infatt i un solo aiutante) sar dedicata a S. Leone (sub vocabulo Sancti Leu, si legge nel documento). I Bresc, </p> <p>558 A. PINNA P. SFLIGIOTII </p> <p>anche a causa di questa intitolazione, ipotizzavano una persistenza sul luogo di un edificio di culto, demandando tuttavia agli archeologi la soluzione del problema che, come in generale quello della continuit di vita dell'abitato, non trova risposte nelle scarsissime testimonianze documentarie. </p> <p>Le tre campagne di scavo fin qui condotte hanno conseguito risultati sinceramente inaspettati, portando alla luce una inte-ressante successione di strutture alla quale non corrispondono, purtroppo, significativi strati d ' uso con materiali datanti. I dati che si presentano debbono considerarsi preliminari e ancora suscettibili di rettifiche, soprattutto per quanto riguarda le fasi di insediamento pi antiche, in quanto lo scavo, ancora in corso, prevede ulteriori ampliamentP. </p> <p>Alla tav. LXV si presenta una pianta schematica delle strutture emerse nel corso degli scavi: vi si pu notare la piccola chiesa del1442 (in nero, fase III) che si sovrappone parzialmente ad un edificio pi ampio triabsidato (in grigio, fase II), con absidi ad E e facciata ad O, il quale a sua volta venne eretto su elementi precedenti, che per il momento attribuiamo orientativamente aJJ'epoca ellenistica (a tratteggio, fase I). Si tratta di numerosi muri, di resti limitati di preparazioni pavimentali anche con frammenti musivi in situ e di diverse cisterne per la raccolta d 'acqua. </p> <p>I muri appartenenti alla fase I sono caratterizzati dal me-desimo orientamento e sono costruiti con la stessa tecnica muraria, con pezzame di calcare di taglio medio piccolo legato da malta molto resistente. La loro frammentariet rende difficile la ricostruzione di una pianta. Tuttavia, si pu proporre di integrare le lacune delle strutture in modo tale da ricostruire un sistema ortogonale di ambienti, disposti forse su livelli diversi. Appare infatti logico che i muri di maggiore spessore (cm 90 circa), orientati secondo l 'asse NE/SO, siano muri di contenimento del dislivello, costruiti parallelamente al fianco del monte al fine di creare terrazzamenti edificabili. Gli altri tratti di muri, di spessore inferiore (cm 60 circa), disposti normalmente a quelli, delimitano ambienti quadrangolari abbastanza grandi (fino a </p> <p>L'AREA DELLA CHlESA SUL MONTE BARBARO 559 </p> <p>sette metri di larghezza). L'orientamento (NO/SE) li inserisce in un sistema di riferimento riscontrabile in altre preesistenze della zona; in particolare, i resti di un grande edificio visibile lungo il sentiero di accesso pedonale al teatro. </p> <p>L ' identificazione dell'edificio al momento prematura, cos come la sua natura, pubblica o privata (non bisogna infa tti dimenticare di essere alle spalle del teatro, in un'area di sicura rilevanza). Dell' importanza dell'edificio parla l 'ambiente ori-ginariamente rivestito da un pavimento in tessellato, di cui rimangono pochi frammenti - e tra questi uno decisivo (in situ) che reca un'iscrizione in caratteri greci con la probabile firma del mosaicista (tav. LXVI, 1), probabilmente lo stesso Dionysios figlio di Herakleides, alessandrino, scultore e doratore di statue attivo nel II sec. a.C.4 Dall ' orientamento dell'iscrizione si pu dedurre che l'ingresso alla sala fosse sul lato SO e che l ' iscrizione stessa accompagnasse un emblema inserito nel pavimento, del quale si conserva qualche traccia in negativo sullo strato di preparazione del tappeto musivo. AJtri frammenti di mosaico rinvenuti negli strati di distruzione si datano per le loro caratte-ristiche tecniche tra Ill e II sec. a.C.5; tale inquadramento cro-nologico concorda con l 'iscrizione, i suoi caratteri paleografici e il personaggio nominato. Vi sono anche indizi di rifacimenti pi tardi del pavimento, in tessere bianche e nere di maggiori dimensioni. </p> <p>Tutta l'arearacchiusa entro le mura punteggiata da cavit, cisterne e pozzi, in parte gi segnalati nel dettagliatissimo rilievo aerofotogrammetrico - e in parte individuati nel corso dello scavo, che dimostrano come fosse risolta l' impellente necessit di approvvigionamento idrico pubblico e privato. Lo scavo nell ' area 2000 costituisce un campione interessante per la quantificazione del fenomeno e per una prima tipologia dello sfruttamento delle risorse idriche a Se gesta. In un' area di circa 300 mq sono presenti cinque cisterne (e se ne sospetta una sesta) e un pozzo, a tale breve distanza l ' una dall 'altra da porre in modo problematico la loro contemporanea esistenza e utilizzazione (tav. LXV). Al momento non possibile datare con esattezza la </p> <p>560 A. PINNA- P. SFLIGIOTTI </p> <p>loro costruzione e il loro abbandono: solo una cisterna e il pozzo conservano la copertura, che fornisce un buon riferimento ai livelli d'uso; inoltre, per motivi diversi (statici, di rischio, di opportunit nella strategia di scavo) nessuna delle cavit stata svuotata completamente e di conseguenza non vi sono dati cronologici dai riempimenti di obliterazione. D'altra parte, eccezione fatta per il pozzo, le cisterne sono state attribuite alla fase pi antica di occupazione del sito, poich alcune di esse si trovano in rapporto stratigrafico anteriore rispetto alle strutture medievali. Ad esempio, l 'unica cisterna che conserva la copertura (un grande lastrone di calcare) ribatte la quota del pavimento d eli ' ambiente mosaicato, lasciando supporre che fosse pertinente al medesimo edificio, senza poter escludere tuttavia una sua riutilizzazione in epoca successiva. Per il pozzo, accessibile dall ' interno della chiesa pi antica (fase II), abbiamo invece il caso opposto: la sua imboccatura in muratura (aperta probabil-mente a livello del pavimento) costruita (o ricostruita) contem-poraneamente al muro di facciata della chiesa, ma non sappiamo se fosse gi in uso in una fase precedente. </p> <p>D'altra parte, l 'area 2000 ha visto un minimo rialzamento del suolo e non si esclude quindi la possibilit di un riuso delle strutture, cisterne comprese; si tratterebbe della stessa evoluzione subita nel corso del tempo da una delle case ellenistiche di Monte lato, la cui cisterna viene rimessa in funzione in una delle case medievali insediatesi nell 'area della citt antica6. </p> <p>Lo scavo di fosse di conserva nel Monte Barbaro si giova del fatto che la roccia, in molti punti, affiorante a livello del terreno, alternando strati di duro calcare a strati di sedimentazioni assai friabili, nei quali preferibilmente sono state scavate le cisterne. Nei casi in cui la roccia non raggiunge il livello del suolo, esiste un'imboccatura in muratura di blocchi di calcare legati da terra argillosa o da malta. Non sembra che sia stata posta una particolare cura n eli ' impermeabilizzare tali parti in mura tura con intonaci idraulici o rivestimenti argillosi, dal momento che presumibilmente la riserva idrica raggiungeva esclusivamente le parti scavate nella roccia; solo nel caso della grande cisterna </p> <p>L'AREA DELLA CHIESA SUL MONTE BARBARO 561 </p> <p>ovale, dove la parte in muratura supera il metro e mezzo d'altezza, la malta impiegata piuttosto resistente, presente anche sulla superficie, e vi sono indizi (nelle lacune del para mento) di presenza di argilla sistemata come una guaina nel cavo della cisterna, dietro la fodera in muratura7. </p> <p>Le coperture presentano una variet di soluzioni che tiene conto delle dimensioni dei vani ipogei e delle loro particolarit costruttive. E' attestata una copertura a falsa volta, in cui le pareti della cisterna, in muratura, vanno restringendosi verso l'alto. Purtroppo manca la parte centrale con l 'eventuale foro d 'accesso, mentre presente un piccolo canale scavato nella roccia: forse di adduzione, oppure per il 'troppo pieno'. </p> <p>E ' presente, come anche in altre cisterne di Segesta, la copertura a lastroni; dobbiamo presumere che la chiusura si servisse di due grandi lastre combacianti al cu i centro era ricavato un foro, forse troppo piccolo per il prelievo d 'acqua e da utilizzarsi quindi per l'adduzione. </p> <p>Una pi ampia illustrazione merita la cisterna ovale8 (tav. LXVI, 2). Il suo maggiore interesse risiede nella presenza sui lati lunghi di incassi (tTe nel lato meridionale e due in quello opposto -ma dove la parete lacunosa ve ne doveva essere, per simmetria, un terzo) ricavati nella mura tura al momento della costruzione. Si tratta di nicchie rettangolari la cui base costituita da un blocco di calcare sistemato in modo da offrire un piano inclinato di appoggio ad un elemento strutturale oggi scomparso. Possiamo presumere, per analogia con altre situazioni, che si tratti di incassi funzionanti come reni di appoggio per archi o travi di sostegno della copertura della cisterna. </p> <p>La cisterna inserita obliquamente in una struttura quadrangolare di cui rimangono solo due lati; la quota di rasa tura dei muri corrisponde forse a quella della copertura della cisterna, ma ancora incerti sono i rapporti con gli altri ambienti . </p> <p>La stratigrafia e la sequenza dei materiali, con l'assoluta mancanza di ceramiche di et imperiale (anche sporadiche) mostrano un lungo iato tra la fase ellenistica e l'impianto della chiesa triabsidata. Ci non deve essere necessariamente inter-</p> <p>562 A. PINNA- P. SFLIGIOTfl </p> <p>preta t o come assenza di frequentazione de !l 'area; potrebbe inve-ce significare una grande asportazione di terre per la costruzione della chiesa pi antica. </p> <p>Questa ha pianta basilicale (m 18 x 10, 30 circa) a tre absidi ed orientata secondo l'asse E/0 ; un piccolo tratto di muro perpendicolare al muro laterale settentrionale segna forse il passaggio al presbiterio. Le murature - realizzate a doppio paramento di conci di calcare grossolanamente squadrati con emplekton costituito da pietrame e da legante a base di terra argillosa - sono conservate per brevissima altezza e in modo parziale: in particolare, nel settore orientale manca l'abside centrale e parte di quella meridionale; non vi sono inoltre tracce delle partizioni delle navate. E' da notare la presenza di un pozzo cilindrico profondo pi di 5 metri, che si trova nell'angolo interno N/0 ed costruito solidalmente con il muro di facciata. La sua imboccatura si apre a livello del piano di calpestio. </p> <p>Uno studio preliminare della tipologia edilizia consente di confrontare la chiesa di Segesta con altre costruzioni di epoca normanna e normanno-sveva, annesse ad insediamenti castrali. In particolare, la cappella del castello di Caronia (forse di propriet reale e datata entro la prima met del secolo XII) presenta le analogie pi pertinenti, sia da un punto dj vista icnografico che di proporzioni9 </p> <p>Di poco pi tardo (seconda met del secolo XII) il caso del Castellaccio sopra Monreale, con annessa cappella a tre navate e di proporzioni simili 10; mentre la cappella annessa al castello di Calathamet, che appare come il confronto pi prossimo all ' insediamento segestano, sempre del secolo XII, ha una pi semplice pianta a navata unica'' </p> <p>Per quanto riguarda la presenza del pozzo all' interno del-l' edificio, il collegamento tra risorse idriche e edifici religiosi non stupisce: a Calathamet la cappella situata proprio sopra una grande cisterna e nel castello di Caronia si ha accesso ad una conserva d'acqua direttamente dalla cappella, tramite un pozzetto nella navata meridionale. </p> <p>Considerazioni di altro tipo nascono dali ' ubicazionc della </p> <p>L'AREA DELLA CHJESA SUL MONTE BARBARO 563 </p> <p>chiesa (tav. LXVI, 3). Da un lato la sua vicinanza al castello pone il problema del rapporto tra edificio di culto e insediamento castrale: da quanto visibile sul terreno e nelle fotografie aeree, non sembra che la chiesa fosse all'interno della cinta muraria del castello stesso, anche se non pu escludersi l'esistenza di un qualche collegamento tra di essi. D'altro canto le notevoli dimensioni dell 'edificio impongono di mettere questo in relazione col villaggio che sta via via emergendo dagli scavi condotti daJla Scuola Normale di Pisa in altri punti dell' acropoli. </p> <p>Strettamente legata alla struttura ecclesiastica, non solo topo graficamente ma anche da un punto di vista ideale e rituale, la necropoli. Per quanto abbiamo potuto finora vedere, essa si estende ad O della chiesa, davanti alla facciata e sul lato meri-dionale (tav. LXV). Non sono state scoperte sepolture sul lato settentrionale, mentre una piccola tomba pochi metri ad E delle absidi sembra essere per il momento un elemento isolato. </p> <p>Le prime tombe furono scoperte l'anno passato: se ne indagarono tre, una infantile addossata al muro di facciata e altre due quasi contigue, con risultati deludenti in quanto le si trovarono gi completamente violate. La ricerca di quest'anno, volta a verificare l'esistenza del cimitero, ha portato alla luce otto nuove sepolture. Ne sono state scavate sei, tutte intatte: cinque di esse sono pertinenti a bambini, anche di pochi mesi; una, invece, conteneva due deposizioni di maschi adulti succedutesi l ' una all'altra: lo scheletro in prima deposizione, infatti, si trovava ammassato ai piedi dell ' individuo deposto in un secondo mo-mento12. </p> <p>Le tombe appartengono al medesimo tipo: una cassa ret-tangolare profonda circa 20 cm, piuttosto stretta, costruita ri-vestendo con pezzame di calcare il tag...</p>