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Gruppi Multifamiliari

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Tesi in: Gruppi Multifamiliari

Facolt di: Medicina e Psicologia: Psicologia, Pedagogia e Servizio Sociale

Corso di laurea in: Scienze e tecniche psicologiche di valutazioni clinica nellinfanzia nelladolescenza e nella famiglia

Cattedra di: Psicodinamica di Gruppo Candidato: Fulvio Aquino Matricola: 1226217 Relatore: Paolo Cruciani

A/A: 2011/2012

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Indice

Abstract Capitolo I: Il gruppo e lindividuo Capitolo II: Il gruppo multifamiliare secondo Jorge E. Garcia Badaracco

p. I

p. 5

p. 10

Capitolo III: Il gruppo multifamiliare secondo Alfredo Canevaro

p. 16

Capitolo IV: Riflessioni conclusive Bibliografia e Sitografia

p. 21

p. 24

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Tutte le teorie sono legittime e nessuna ha importanza. Ci che importa quello che si fa con esse. J.L.Borgesdallintroduzione di Psicoanalisi multifamiliare, J.E.G. Badaracco

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Abstract

In questo breve elaborato si cercato di presentare lesperienza di due terapeuti quali Jorge Garcia Badaracco e Alfredo Canevaro, evidenziando il loro contributo alla terapia di gruppo e pi specificatamente ai gruppi multi familiari o GMF. Il primo capitolo stato dedicato ad un introduzione sul concetto di gruppo terapeutico, sia in chiave psicodinamica che sistemico-relazionale attraverso contributi di Minuchin, Whitacker e Andolfi sulla terapia familiare. Nel secondo capitolo ci si concentrati sullesperienza clinica di Badaracco e la nascita del GMF come trattamento innovativo delle psicosi, secondo un approccio psicoanalitico ma integrante la struttura sanitaria ospedaliera, con contributi dello psicoanalista Andrea Narracci operante in Italia con vari GMF. Nel terzo capitolo viene evidenziata la sostanziale trasformazione da parte di Canevaro del GMF tradizionale di tipo psicoanalitico, integrato con aspetti esperienziali propri della sua formazione terapeutica. Nel quarto capitolo vengo avviate delle considerazioni generali e conclusive sul GMF come paradigma di rottura e innovazione nella gestione delle comunit terapeutiche e nellintegrazione di varie teorie psicoterapeutiche.

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Il gruppo e lindividuo

Anche se lindividuo nasce come essere sociale, ed completamente immerso in una realt che fa dei gruppi la sua base fondante, lo studio riguardante questo fenomeno sociale relativamente giovane. Il termine gruppo sociale nasce in sociologia ed visto come un insieme di persone che interagiscono in modo ordinato secondo le aspettative riguardanti il rispettivo comportamento. Gli altri non sono esterni a noi, ma sono parte del nostro funzionamento psicologico (Mantovani, 2003, p.148), la famiglia per esempio rappresenta il gruppo per eccellenza nello sviluppo mentale di un individuo, il gruppo di lavoro il cardine su cui si base la nostra attuale societ, possiamo inoltre affermare che la nostra identit sociale basata sullappartenenza a pi gruppi di vario tipo e competenza. Dal punto di vista psicologico il gruppo pu essere utilizzato come strumento di terapia, di intervento nellambito istituzionale e come strumento di formazione, designandosi quindi come dispositivo polivalente. In generale la terapia sempre stata considerata in termini duali, Freud introdusse il setting psicoanalitico come lo conosciamo oggi, e lo ide formato da paziente e analista; il transfert e controtransfert furono postulati partendo dalla relazione diadica formatasi tra i due attori della terapia, ma gi da Totem e Tab (Freud 1912-1913) e Psicologia delle Masse e analisi dellIo (Freud 1921) si introduce nel pensiero psicoanalitico uno studio sul gruppo e le masse che port allattenzione di molti limportanza di questo costrutto sociale.

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Luso del gruppo in terapia ha quindi reso possibile un approccio diverso alle psicopatologie e un apertura importante stata costruita dalla cos detta familiare. La terapia familiare un modello di intervento terapeutico che deriva dalle teorie sistemico-relazionali, esistono modelli di intervento familiare anche di derivazione psicoanalitica, particolarmente sviluppati, che hanno preso particolare ispirazione, fra l'altro, dai modelli psicoanalitici di funzionamento dei gruppi (Wilfred Bion e altri) e dei gruppi familiari (Donald Meltzer e Martha Harris). Il gruppo famiglia sempre stato un punto di vista importante anche in psicoanalisi, per i terapeuti interessati ad una visione pi ampia della malattia mentale. Secondo l'approccio psicoanalitico, la famiglia un particolare tipo di gruppo in cui, come nei gruppi in generale, gli ostacoli al funzionamento possono derivare da conflitti fra le funzioni, i compiti e i ruoli dei vari membri, tra "gruppo di lavoro", e le pulsioni sottostanti non coscienti: gli assunti di base (Bion, 1961). Approcci importanti come la teorizzazione del legame simbiotico con la madre (Mahler, 1958), lo studio della relazione simbiotica tra madre e figlio nella schizofrenia (Hill, 1956), introdussero in modo graduale limportanza della diade e quindi della famiglia nelleziopatogenesi della malattia mentale. Divenne evidente come le varie carenze affettive, la privazione improvvisa della madre, linterruzione delle relazioni affettive con i genitori, contribuivano allinsorgere di gravi disturbi del comportamento: impulsivit, ansia, mancanza di empatia e contatto affettivo. Il principio secondo il quale il campo, e non solo lindividuo, lunit di studio pi significativa, deriva da studi condotti da Sullivan e la psicoanalisi interpersonale, sottolineando come lindividuo e la sua personalit prendano forma in un ambiente composto da altre persone, quindi in situazioni interpersonali (Sullivan, 1953). Sullivan terapia

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afferm come il bambino sia profondamente influenzato dalle persone che lo circondano, e indic questa diffusione contagiosa con il nome di legame empatico. La famiglia entr a far parte quindi dello studio e del trattamento delle malattia mentali, anche gravi come la schizofrenia, ipotizzando lo schizofrenico come un soggetto

sintomatico di una patologia che pu essere considera della famiglia in generale (Bowen, 1960) e considerando le relazioni familiari come importanti fattori causali nella psicopatologia. La tendenza della psicoanalisi a sottolineare lesclusivit della diade madre bambino and progressivamente spostandosi verso un attribuzione maggiore della figura paterna (Lacan, 1995). Lapproccio relazione alla terapia familiare nasce invece intorno agli anni 50, nel settore della psicologia emerge la tendenza del ricercatore a spostare la sua attenzione clinica dai fattori intrapsichici, gi ampiamente approfonditi in ambito psicoanalitico, ai fenomeni interpersonali e ai contesti in cui essi hanno luogo, secondo un approccio pi olistico ai cosiddetti sistemi complessi (Bateson, 1984). Attraverso la teoria dei sistemi stato possibile postulare una teoria che connette i diversi settori della conoscenza attraverso i concetti di sistema, organizzazione, autoregolazione, causalit circolare e equifinalit con i quali si sottolinea limportanza di valutare ogni fenomeno nella prospettiva dellintero e limpossibilit di considerarlo come una somma delle parti scomponibili, analizzabili in termini di causa-effetto. La nuova psicologia relazionale si forma quindi sulla base di teorie sistemiche costatando che sono proprio le interazioni umane ad organizzarsi secondo criteri e le caratteristiche di un sistema. Con il termine omeostasi familiare (Jackson, 1961), Jackson identific una tendenza del sistema

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familiare allequilibrio, in cui il cambiamento che si verifica in un membro della famiglia produce cambiamenti negli altri membri tendendo a ristabilire lequilibrio. La famiglia da gruppo organizzato venne quindi analizzata anche secondo criteri sistemici; un sistema famiglia caratterizzato quindi da una forte tendenza a mantenere lomeostasi, organizzato da regole comunicative e relazionali. Il concetto di doppio legame introdotto da Bateson (Bateson, 1956), il prodotto di questo pensiero sistemico relazionale. Il doppio legame indica una situazione in cui, tra due individui uniti da una relazione emotivamente rilevante, la comunicazione dell'uno verso l'altro presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito e un ulteriore livello metacomunicativo, non verbale, come possono essere i gesti, gli atteggiamenti, il tono di voce, e la situazione sia tale per cui il ricevente del messaggio non abbia la possibilit di decidere quale dei due livelli, contraddittori, accettare come valido, e nemmeno di far notare a livello esplicito l'incongruenza. La terapia familiare si allontan man mano da una concezione rigida di diade, sposando una visione triadica (Minuchin, 1976) e multigenerazionale (Whitaker, 1989), la triade, composta da madre padre e bambino diventa lunit di misura su cui valutare il funzionamento familiare, unita ad una concezione di famiglia come sistema in evoluzione nel tempo e composto da pi sistemi generazionali che intercorrono nel suo funzionamento. Ladozione di una prospettiva sistemico-relazione consente alla psicologia di orientarsi quindi verso un rinnovato modello di uomo-paziente, mettendo in discussione la visione monadica di un individuo malato nel suo interno, sostituendola con un immagine di essere sociale, il cui comportamento comprensibile solo attraverso lo studio

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dellorganizzazione e del funzionamento del sistema di relazioni in cui inserito (Andolfi, 2003).

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Il gruppo multifamiliare secondo Jorge E. Garcia Badaracco

Fin dall'inizio la carriera di Jorge E. Garcia Badaracco stata segnata da un profondo interesse verso la dimensione relazionale della psicopatologia individuale e duale, comprendendo come, la psicopatologia, sia il risultato di conflitti relazionali che si verificano gi dallinfanzia e sostenuti nel tempo da una complessa rete i