GUIDO ALPA Responsabilità sociale dell’impresa, enti ... ?· GUIDO ALPA Responsabilità ... I progetti…

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    18-Feb-2019

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<p> GUIDO ALPA </p> <p> Responsabilit sociale dellimpresa, enti non profit, etica degli affari </p> <p> 1. Una premessa E variegato lo scenario nel quale sta evolvendo la responsabilit sociale dell impresa, unidea, poi trasformatasi in corrente intellettuale e in iniziative di natura culturale ed istituzionale, che vede protagonisti le imprese, le categorie professionali, le Amministrazioni pubbliche, larghi strati della societ civile nonch Governi e Parlamenti. La responsabilit sociale impegna gli operatori economici a valutare nellambito di uno sviluppo sostenibile gli effetti dellattivit economica sui suoi destinatari e sullambiente, e a contribuire alla formazione di unetica sociale: lente organizzato in forma collettiva corporate, come suona la formula importata dal mondo anglo-americano chiamato a prender consapevolezza della dimensione sociale dello sviluppo in cui si confrontano e si contemperano esigenze economiche ed esigenze della collettivit e a recare il proprio contributo alla tutela di diritti e interessi individuali e collettivi sui quali si ripercuotono le scelte, i comportamenti, le strategie dellagire economico. E una delle risposte tra le molte che si potrebbero dare al progressivo sgretolamento dello Stato sociale, alle aggressioni allambiente, alla creazione dei bisogni consumistici, alla precariet del lavoro, alla opacit dei rapporti negoziali, alla ingovernabilit della globalizzazione dei mercati. Questa risposta riposa sul contributo volontario degli operatori e si colloca dunque in uno spazio che va al di l di ci che ad essi richiesto dagli obblighi imposti dalla legge [1]. </p> <p>In linea parallela si registra l evoluzione sul versante internazionale e sul versante interno degli enti non-proft, gli enti che non hanno, istituzionalmente, la vocazione allo svolgimento di una attivit economica, ma piuttosto scopi di natura assistenziale, benefica, culturale, religiosa, filosofica, artistica, e cos via,e tuttavia, non potendo sopperire con le proprie risorse alle esigenze dettate dal compiuto perseguimento degli scopi istituzionali, si avvalgono di iniziative economiche, svolte anche mediante la creazione di imprese strumentali, dirette a realizzare profitti destinati a sostenere gli scopi istituzionali. </p> <p> Sono due processi che appaiono accomunati da valori convergenti. Il primo processo volto a consentire agli enti non profit lesercizio di attivit economiche lucrative a sostegno dei propri fini, e quindi coniuga lassistenza sociale, il mecenatismo, la beneficenza, la promozione della ricerca scientifica e della cultura con il profitto economico, e questultimo considerato in modo strumentale; la finalit di lucro assume contorni positivi, perch produce risorse rimanendo ferma la loro destinazione a fini in senso lato sociali. Il secondo processo coniuga il profitto economico alla solidariet sociale, all etica degli affari su cui riposa la corporate social responsibility nei modelli, gi </p> <p> 1 Innumerevoli sono i siti web che promuovono la responsabilit sociale delle imprese, testimoniano le iniziative via via promosse, raccolgono documenti, mozioni, intenzioni: per qualche riferimento v. Fabrica Ethica, www.fabricaethica.it; RESInwes, www.rsinews.it; WWW.BilancioSociale.it; CSRwire, www.csrwire.com; si segnalano inoltre le iniziative della Banca Nazionale del Lavoro, della Compagnia di S.Paolo, delle Fondazioni delle Casse di Risparmio, oltre che, ovviamente, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dell Unione Europea, DG Lavoro e Affari sociali; i programmi del Ministero sono pubblicati nel denso Progetto CRS-SC. Il contributo italiano alla campagna di diffusione della CSR in Europa; i programmi dell Unione europea sono esposti nel Libro verde e nella Comunicazione, di cui dir ( comunque gi esposti nella relazione introduttiva di Giuseppe Conte) nonch, sinteticamente, nel discorso del Commissario responsabile della DG menzionata, tenuto il 13.12.2002, e pubblicato sul sito dell Unione europea. Ulteriori documenti sono offerti da N.E.F., il Network of European Foundations for Innovative Cooperation (Research Report by Fondazione Fitzcarraldo); dall ICCSR, International Centre for Corporate Social Responsibility (v. il Bulletin-Autum/Winter, 2004) e dal Corporate Social Responsbility Forum,,, www.pwblf.org. Un particolare impegno nel settore profuso dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, di cui si v. in particolare lattivit della Commissione Aziende Non-Profit. Sul versante dlle fondazioni di orgine bancaria v. il periodico Fondazioni, a cura dell A.C.R.I.(in particolare i nn.3-4 maggio/agosto 2004), reperibile sul sito web dell ACRI. </p> <p>sperimentati, di derivazione americana e nei modelli, ancora in fase di definizione, di derivazione comunitaria; considera pertanto prioritaria la redditivit economica ma aggiunge ad essa regole comportamentali rispettose degli interessi degli stakeholders e dei beni della collettivit ed introduce la possibilit di devoluzione a fini sociali di una percentuale dei profitti, che sono riflessi nei bilanci sociali. </p> <p>Questi due fenomeni paralleli si intersecano dunque nei valori di riferimento; anzi, vi sono autori che tendono ad unificare questi fenomeni, a non considerarli distinti tra loro, ma piuttosto ad assimilarli nella concezione istituzionale dellimpresa: s che sul primo versante si registrerebbe sul piano concettuale e sul piano pratico una prossimit notevole tra enti non profit ed imprese lucrative, lunica differenza tra queste categorie rimanendo la destinazione degli utili, nei primi a favore della collettivit, nelle seconde a favore dei soci; sul secondo versante si registrerebbe una formula moderna del capitalismo solidale [2]. </p> <p>Considerare i due fenomeni come due facce della stessa medaglia oppure due immagini simmetriche ma capovolte non solo unopzione concettuale, ma ben di pi: corrisponde a due visioni - politiche, economiche, sociali ed etiche - tra loro contrapposte. Esse quindi incidono sia sulla valutazione della normativa destinata agli enti non profit, sia sulla valutazione della normativa concernente la responsabilit sociale dellimpresa. In senso positivo si esprimono quanti postulano la formazione di un diritto orientato ai valori [3]; in senso negativo quanti dubitano che il mercato debba perseguire la tutela dei diritti fondamentali [4] e la tutela di interessi comunque estranei alla realizzazione del profitto e anche quanti ritengono fumosa e mistificante la concezione stessa di una responsabilit sociale dellimpresa [5]. Tuttavia, se si procede sulla base dei postulati del realismo giuridico - tendenti a considerare il modo concreto in cui evolve un ordinamento - i valori in gioco appaiono coessenziali sia agli scopi del legislatore, sia alle manifestazioni dell attivit giurisdizionale, e quindi intrinseci alla norma, piuttosto che non appartenenti allarea del meta-diritto. Il fatto che questi valori siano modellati, proposti, adattati, prendendo corpo in atti ottativi, in direttive, persino in norme essendo un dato oggettivo e indiscutibile, come dimostrano il Libro verde elaborato dalla Commissione delle Comunit europee nel 2001 [6] e la Comunicazione della stessa Commissione del 2002 [7] - esime i giuristi da ogni valutazione di merito, concentrando piuttosto la loro riflessione sullincidenza dispiegata da questi fenomeni sul dato positivo e sui progetti di intervento legislativo in corso di elaborazione, al fine di tradurre in normative moderne e adeguate le nuove esigenze del terzo settore e dell economia solidale. Vorrei dunque esaminare, nella prospettiva aperta dai due fenomeni accennati, tre modelli normativi, che, proprio nellunit di indagine, mostrano aspetti tra loro strettamente correlati: (i) le proposte di riforma del Libro I del codice civile; (ii) la disciplina degli enti lirici; (iii) la disciplina delle fondazioni bancarie. Per lappunto questi modelli normativi si uniformano alla concezione che coniuga i valori del profitto con i valori solidali, esprimendola in forme giuridiche destinate a disciplinare o in via generale tutti gli enti non lucrativi, o in via speciale gli enti dotati di una particolare fisionomia. Nellesperienza italiana l iter normativo non ha proceduto (come la logica </p> <p> 2 Nellambito dei cultori del diritto commerciale la contrapposizione netta tra gli Autori che escludono la finalit lucrativa tra gli elementi essenziali dellimpresa (ad es., Oppo, Realt giuridica globale dellimpresa nellordinamento italiano, in Riv.dir.civ., 1976,I, p. 591 ss. ) e gli Autori che allopposto ne sottolineano lindefettibilit (ad es., Bonfante e Cottino, Limprenditore con una Introduzione al Trattato di Gastone Cottino, Padova, 2001, pp. 373, 404,437 ss. ). Ovviamente, il discorso coinvolge la natura delle societ consortili, le cooperative, e, in generale, la stessa concezione di impresa. 3 Per tutti v. Mengoni, Diritto e valori, Bologna, 1985; Lipari, Diritto e valori sociali.Legalit condivisa e dignit della persona, Roma, 2004 4 Irti, Lordine giuridico del mercato, Roma-Bari, 1998; Ferrarese, Le istituzioni della globalizzazione.Diritto e diritti nella societ transnazionale, Bologna, 2000; pi in generale, P.Grossi, Prima lezione di diritto, Roma-Bari, 2003 5 Cottino, op.cit.,p. 373 ss. 6 COM (2001) 366 def. 7 COM (2002) 347 def. </p> <p>sistematica avrebbe richiesto) dal generale al particolare, ma ha seguito il senso inverso, muovendo dai presupposti e dalle regole di natura speciale per ampliarne ( e generalizzarne) la portata fino a ricomprendere, nel modo pi esteso possibile, gli enti esistenti e futuri che operano nellambito del terzo settore. 2. I progetti di riforma del Libro I del codice civile. In linea del discorso il quadro che si presenta agli occhi del giurista in materia di enti di diritto privato appare oggi complesso e frammentario. </p> <p>Come noto, gli enti di diritto privato sono retti, oltre che da norme di tenore generale, previste nel codice civile del 1942, da una miriade di leggi speciali, di volta in volta introdotte per tutelare specifici interessi, ma anche per liberare questi enti dalla morsa in cui erano stati incapsulati nel codice civile, per effetto della concezione autoritaria e sospettosa che ne aveva contrassegnato lingresso nella nuova compilazione. Una morsa frutto al tempo stesso di due preoccupazioni che il legislatore del 1942 vedeva come prioritarie: evitare ogni ostacolo che di frapponesse tra il cittadino e lo Stato (come potevano essere gli enti intermedi), ed evitare la costituzione della manomorta (come accadeva per il patrimonio degli enti, riguardanti un complesso di beni sottratto alla circolazione giuridica). </p> <p>Il modello originario non poteva reggere alle istanze della societ civile. Ma anzich modificare le regole di tenore generale, il legislatore ha preferito continuare ad alimentare una normazione farraginosa, frantumata e non coordinata, attraverso interventi di tipo settoriale. </p> <p>Con interventi successivi, destinati dapprima a consentire alle associazioni di volontariato di acquistare beni immobili e beni mobili registrati, senza chiedere il riconoscimento della personalit giuridica, alle Onlus, di poter svolgere attivit economica, purch non unica o prevalente, alle associazioni di promozione sociale, di svolgere attivit di natura commerciale, artigianale e agricola, si venuta cos modificando in modo sensibile sia loriginaria concezione delle associazioni e delle fondazioni, sia la legislazione di settore, perch ciascun intervento ha eroso i dogmi sui quali erano costruite le regole del codice, ed ha finito per rifluire addirittura in alcune modificazioni del codice civile e nella normativa riguardante le procedure di riconoscimento della personalit giuridica. </p> <p>Il legislatore infatti ha messo in cantiere e approvato altri provvedimenti destinati a istituire le procedure di riconoscimento della personalit giuridica su base regionale, a sopprimere anche nel codice civile lobbligo di chiedere lautorizzazione allautorit tutoria per lacquisto di immobili e laccettazione di donazioni, eredit e legati, e a semplificare la procedura per richiedere la personalit giuridica di diritto statuale. Nel frattempo, la giurisprudenza ha ridisegnato la disciplina delle associazioni e delle fondazioni: quanto alle prime, ha ammesso lesercizio di attivit economiche purch non prevalenti su quelle istituzionali e destinate al perseguimento degli scopi di questi enti; quanto alle seconde, consentendo al fondatore di mantenere un rapporto con lente fondato, attraverso la gestione dellente, e definendo pi precisamente le categorie delle fondazioni ( fondazioni di famiglia, fondazioni di erogazione, fondazioni di natura sociale, fino ad ammettere le c.d. fondazioni dimpresa). </p> <p>La materia divenuta perci sempre pi complessa, affastellata e di difficile decifrazione. Lampliamento e la liberalizzazione dei mercati ha nel contempo consentito di avviare un </p> <p>processo di privatizzazione che ha interessato gli enti pubblici economici, la RAI, e finanche le banche di natura pubblica e le casse di risparmio, trasformate in enti conferenti (ora denominati fondazioni bancarie) e in enti conferitari (ora denominati banche). Anche altri enti di natura pubblica sono stati trasformati in fondazioni di diritto privato, come, per es., le casse di previdenza dei professionisti. Per sussumere in un quadro sistematico questi fenomeni cos eterogenei tra loro la dottrina ha proceduto su due direttrici. </p> <p>Da un alto, ha proposto di considerare i modelli originari come archetipi di forme giuridiche; pertanto, si rivolta a questi enti con una terminologia che proviene dalla cultura anglo-americana, in cui essi sono designati come enti non profit. Il mutamento di denominazione non di poco </p> <p>momento, perch secondo il precetto medievale per il quale nomina sunt omina luso di una diversa terminologia ha consentito di elaborare nuovi principi. Gli enti non profit infatti possono svolgere liberamente attivit economica per realizzare gli scopi sociali, ma hanno solo lobbligo di non distribuire gli utili tra fondatori, amministratori e associati, e di reinvestirli nella gestione della loro attivit. Nellambito della categoria si distinguono poi enti che perseguono finalit per cos dire interne, destinate ad avvantaggiare solo soggetti dotati di un particolare status, enti che perseguono finalit per cos dire esterne,destinate ad intere collettivit ( di varia dimensione), ed enti che perseguono finalit miste. Dallaltro lato, ha proceduto a progettare modelli alternativi, pi consoni alle esigenze di una societ dinamica e orientata al mercato, con ampi poteri di autonomia. </p> <p>In questo senso si sono mossi i programmi degli ultimi governi. Le proposte di riforma sono molteplici, ma in particolare si possono segnalare tre iniziative. Qualche an...</p>

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