Henri Bergson La concezione del tempo. La libertà. Rapporto spirito- materia

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    02-May-2015

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  • Henri Bergson La concezione del tempo. La libert. Rapporto spirito- materia
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  • Notizie biografiche Di origine ebraica, nacque a Parigi nel 1859. Professore al Collegio di Francia, i suoi testi gli ottengono un grande successo; la sua diventa una filosofia di moda. Nel 1923 gli conferito il premio Nobel. Mor durante loccupazione nazista, nel 1941.
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  • La filosofia di Bergson si colloca allinterno della reazione al positivismo, pur mantenendo tratti originali. Un evoluzionismo spiritualistico
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  • Spiritualismo una tendenza filosofica diffusa nella seconda met dell800 che in polemica con il positivismo: rifiuta lesaltazione della scienza come unico vero sapere e la riduzione della realt allaspetto naturalistico-materiale; afferma lesistenza di una dimensione spirituale (della coscienza, della libert, dei valori), inaccessibile ai metodi della scienza ma richiedente una indagine specifica.
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  • Bergson e lo spiritualismo A differenza dello spiritualismo classico che tende a separare il pi possibile la dimensione spirituale da quella materiale (fino a negare la realt della seconda), Bergson intende accettare i risultati della scienza e lesistenza del corpo e del mondo materiale, al fine di cogliere la coscienza nella sua esistenza concreta.
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  • Evoluzionismo Bergson concepisce la realt come lo svolgersi di una corrente di coscienza (slancio vitale) in continua trasformazione, in grado di originare anche la dimensione materiale. (Non mancano affinit con il positivismo evoluzionistico di Spencer).
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  • In questo scritto del 1889 Bergson inizia la sua polemica col positivismo: la concezione scientifica del tempo non d ragione dellesperienza che ne concretamente facciamo. Il Saggio sui dati immediati della coscienza
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  • Il tempo della fisica astratto, esteriore e spazializzato: fatto di istanti uguali, caratterizzati solo per loro posizione nella successione; fatto di istanti che sono luno esterno allaltro (non hanno altro rapporto oltre quello di successione); un tempo reversibile ( sempre possibile azzerare il tempo e ripetere lesperimento). perci raffigurabile con una collana di perle tutte uguali.
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  • Il tempo della vita Il tempo della vita invece concreto e interiore (esiste per la coscienza). Si identifica con la durata: fuori dalla coscienza non c durata, n successione, ma solo simultaneit (diverse relazioni spaziali tra le cose); solo la coscienza vive il presente unitamente alla memoria del passato e allanticipazione del futuro.
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  • Il tempo per la coscienza Per la coscienza: gli istanti del tempo non sono tutti uguali, differiscono soprattutto dal punto di vista qualitativo (cinque minuti possono sembrare o valere uneternit); non c esteriorit tra un istante e laltro; luno si lega all'altro e lo compenetra (cf. il rimorso); il tempo inesorabilmente irreversibile.
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  • Un tempo sempre nuovo Il tempo della coscienza pu essere raffigurato con un gomitolo che cresce su se stesso (o una valanga). esso, infatti, cresce nellesperienza del passato che sempre presuppone; ma questa conservazione anche creazione, perch ogni istante pur essendo il risultato di quelli precedenti sempre nuovo rispetto ad essi.
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  • La scienza non basta Il tempo spazializzato non inutile: adatto alle finalit pratiche della scienza ma inadeguato allindagine della coscienza. perci falsa la pretesa positivista di giudicare tutti i fatti allo stesso modo, col medesimo metodo scientifico. Accanto al sapere scientifico si apre lo spazio per un diverso tipo di sapere.
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  • Lidea di durata, come caratteristica fondamentale della coscienza, permette a Bergson, nel Saggio, di difenderne la libert. La libert
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  • Contro i deterministi Bergson osserva che per gli oggetti che esistono nel tempo spazializzato si possono trovare stati identici che determinano eventi identici; ma ci impossibile per la coscienza; in quanto un continuo divenire non esistono per essa stati distinti e, in quanto conserva traccia del passato, non esistono per essa eventi identici
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  • La causa degli atti liberi Sono in errore anche i sostenitori del libero arbitrio che fanno della volont la causa delle azioni libere: anchessi intendono la coscienza come una somma di atti distinti, mentre lio ununit in divenire. La causa del nostro agire la coscienza nel suo insieme; siamo liberi, in quanto i nostri atti provengono da tutta la nostra personalit.
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  • Non tutti gli atti sono liberi Ci non significa che la nostra libert sia assoluta (come vuole certo spiritualismo): i nostri, atti spesso provengono da abitudini o da convinzioni superficiali e sono prevedibili come i fenomeni esteriori; solo se scaturiscono dal profondo di noi stessi, se esprimono la totalit della nostra persona la loro libert indubitabile.
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  • Stabilita lirriducibilit della dimensione interiore (la coscienza) a quella materiale esterna, Bergson affronta il problema dei loro rapporti. Materia e memoria (1896)
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  • Rapporti mente-cervello Bergson respinge due concezioni apparentemente opposte: il materialismo,che fa del pensiero una semplice funzione del cervello, un epifenomeno dello stato cerebrale; la tesi del parallelismo, per la quale gli stati del pensiero e quelli del cervello sarebbero traduzioni in due lingue diverse dello stesso originale.
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  • Irriducibilit della coscienza In entrambi i casi si suppone che conoscendo ci che avviene in un cervello e possedendo la chiave psicofisiologica sapremmo tutto ci che avviene nella coscienza corrispondente. Secondo Bergson corpo e cervello sono realt infinitamente pi povere della coscienza, rivolte essenzialmente allazione nelle circostanze presenti.
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  • Cervello e azione Nel cervello passa solo una parte di ci che presente nella coscienza, ci che serve allazione: il corpo limita in vista dellazione la vita dello spirito. Perci se potessimo guardar dentro a un cervello comprenderemmo della coscienza, solo ci che esprimibile in gesti e movimenti (come uno spettatore che vedesse le azioni degli attori senza comprenderne le parole).
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