Indian Kiss

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    06-Mar-2016

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Estratto dal libro Indian Kiss. Viaggio sentimentale a Bollywood e oltre di Franco La Cecla

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  • F r a n c o L a c e c L a

    I n d I a n k I s sViaggio sentimentale a Bollywood e oltre

  • o barra o edizionivia stromboli 1820144 Milanowww.obarrao.com

    Grafica di copertina di eros BadinLeditore disponibile a considerare le richieste di eventuali aventi diritto.

    2012 o barra o edizioni

    IsBn 978-88-97332-42-8

  • Un proverbio dice che lIndia piu grande del mondoJ. L. Borges, Luomo sulla soglia

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    Bo m Bay

    Tra i film che si possono scegliere nellentertainment screen uno spaccato di mondo dove gli hit hollywoodiani fanno la figura di una sparuta minoranza del volo emirates per Bombay c Dharavi. un film indiano del 1991, poco Bol-lywood, oppure molto, a seconda dei punti di vista. Dharavi la piu grande bidonville di Bombay, quella del film Slumdog Millionaire1 (che invece del 2008). Il protagonista un taxi driver che vive in una baracca a due piani di Dharavi, ma vuole progredire, uscire dalla povert inventandosi un business. Tutto gli andr male, un eroe negativo, beve, ha una moglie bellissima, ma lui sogna madhuri Dixit, una della dive pi famose di Bollywood. Il fratello della moglie un social worker, un assistente sociale che viene ucciso dalla mafia locale a cui il taxi driver ha chiesto un prestito. Lo slum un posto infame di cui varrebbe anche la pena di accontentarsi, perch come dice la moglie: abbiamo una casa, abbiamo un taxi, abbiamo un figlio e tua madre vive con noi. alla fine, durante la proiezione nello slum di un film di Bollywood, saranno gli abitanti di Dharavi a ribel-larsi alla mafia locale e a sterminarla. Tra i ringraziamenti c tutta Dharavi, e anche Suketu mehta, lautore del bellissimo Maximum City, uno dei migliori libri mai scritti su Bombay e forse su una citt. Sto andando a Bombay per due motivi, il primo il sogno di un film su Bollywood che mi trascino da ormai due anni (ma mi dicono che poco, che con i film, o meglio con i docu-mentari, ci vuole un sacco di tempo). Il secondo lincarico di fare un breve documentario sugli slum di Bombay. ed ecco che le due cose si uniscono.

    1. Uscito in Italia col titolo The Millionaire.

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    Bollywood, il cinema indiano, unincredibile spugna che assorbe tutto, da Ladri di biciclette di De Sica, rifatto per gli indiani, a Pretty Woman, da Sciusci a Matrix. Si nutre dellattualit voracemente, non c tema corrente, anche il pi controverso, che non venga assimilato e riciclato, dall11 settembre alle tematiche transgender. Per questo motivo Bol-lywood mi ha preso, nonostante la sua distanza dalle cose che mi dovrebbero piacere, nonostante i suoi aspetti ostici, il suo ripetere temi e situazioni, le lunghissime sequenze di canto e di ballo a cui malgrado tutto non riesco ad abituarmi. Perch Bollywood uno dei pochi casi di cultura di massa che an-cora cultura popolare, come la canzone napoletana o comera il jazz. La caratteristica di una cultura popolare di assorbire tutta lattualit e di reinterpretarla, il cannibalismo di tutto ci che le avviene intorno le fondamentale. Non finisco di stupirmi dellampiezza di questa produzione e della sua capacit di essere presente, contemporanea, come pu esserlo oggi la musica pop o quella elettronica. Nonostante la qualit generale non sia eccelsa n curata. ma a fronte della scarsa qualit generale, sta la quantit prodotta e in questa si trovano ogni tanto vere e proprie perle.

    Bollywood quanto di pi lontano ci possa essere dalla sen-sibilit europea, ingenuo, prolisso, usa format che a noi non piacciono, come il richiamare alcune scene, il flashback a iosa, lanticipazione della fine allinizio, insomma unim-postazione narrativa spesso vecchia di cui non si capisce la ripetitivit. eppure questa sua stessa ingenuit a essere una chiave: soprattutto perch Bollywood si rivolge non a un pubblico di nicchia o a unlite, ma a centinaia di milioni di spettatori che sono dei veri appassionati. entra nelle case, ne-gli ospedali, negli slum, nelle ville dei ricconi e dei gangster indiani, oggetto di furiosi scontri o pu esserne allorigine, ma un linguaggio condiviso da tutti gli indiani (anche da

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    pachistani, tamil, egiziani, mediorientali). La gente ne ama e ne canta le canzoni, ne comprende le danze.La danza nei film di Bollywood riveste il ruolo che ha il coro nella tragedia greca, serve a interrompere la narrazione con un metalinguaggio, funge da commento esterno a ci che sta accadendo nel film.mi riesce sempre difficile convincere i miei amici a guardare i film di Bollywood, li trovano insopportabili, e ritengono la mia mania una forma di debolezza da perdonare alla pari di altre mie stranezze. eppure sono per me una ricchezza e uni-nesauribile fonte di spunti per capire tutto un mondo e per leggere il nostro con occhi indiani.Questo per non basta a spiegare perch ho cominciato a in-teressarmi a Bollywood. Ci sono ovviamente ragioni perso-nali. e casuali. Ho incontrato una sera a cena, in occasione del festival del cinema indiano river to river a Firenze, (or-ganizzato dallinfaticabile Selvaggia Velo), unattrice indiana, amrita, che avevo visto la sera precedente in un film, e le ho parlato per pochi minuti. Tutto nella pi assoluta brevit e informalit. Ho gettato l scherzando che sarebbe stato inte-ressante capire perch nei film di Bollywood in genere non si arriva mai a baciarsi veramente. Credo che amrita mi abbia trattato con gentilezza, ma senza particolare attenzione. mi ha detto, o almeno mi pare, che effettivamente sarebbe stato interessante e mi ha passato il suo biglietto da visita. ma era una serata in cui tutti si scambiavano i biglietti, una serata informale solo allapparenza. Poco prima avevo parlato con il suo regista, ketan mehta, e anche lui mi aveva passato il biglietto da visita. Poi, come accade a volte, uno manda qualche e-mail di simpa-tia e cos cominciata la corrispondenza con amrita. Sapevo che amrita era qualcosa di pi di unattrice di Bollywood. mi aveva impressionato la sua esilit, stava in piedi su due gam-bette sottili e sembrava un po spaventata anche da Firenze,

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    per quanto protetta dal fidanzato robusto e con la barba ispida. I capelli lunghi, neri, i tratti fini avevano poco a che fare con lattrice che avevo visto sullo schermo il giorno prima, una musa esotica e sensuale che diventava la vittima consenziente del grande pittore indiano raja Varma, il primo a raffigurare gli di e le dee dIndia praticamente nudi. Nella scena dellam-plesso amrita si mostrava con i seni al vento, di una bellezza timida, antica e struggente. ma ben poco di tutto ci traspa-riva dalla persona con cui avevo parlato s e no dieci minuti. Sapevo che era figlia di un Premio Nobel, e solo in seguito venni a sapere che sua madre era una delle pi famose e ac-clamate scrittrici bengalesi. Ci siamo scambiati varie e-mail e ogni volta amrita era brillante, divertente, semplice e curiosa e mi ripeteva che questo progetto progetto? le interessava.

    Lo d o r e d e L LIn d I a, d I c e va Pa s o L I n I

    Ieri, arrivando, ho riconosciuto attraverso i finestrini aperti del taxi lodore tipico di bruciaticcio della notte di Bombay, smog, spazzatura incendiata, tropico. e il gracchiare conti-nuo dei corvi che sono dove c spazzatura, e cio dapper-tutto. La prima impressione ma come si fa a vivere qui?. Le case sono mangiate dalla vecchiaia del Tropico, tutto ha unaria malandata, abbandonata, i marciapiedi qui, ma sem-bra una mania di tutta lasia, sono approssimativi, pieni di botole e mensole ribaltate da radici di alberi immensi, polve-rosi anchessi: come si fa?Poi la mattina esci dallhotel un po malandato appartenuto a quattro generazioni di zoroastriani, che si trova a due passi dal gigantesco Taj che d sul Gate of India, ma costa dieci volte meno (pur avendo lussuose camere vittoriane), e Bom-bay diventa tua, non la discuti pi. Questa citt non riesce a metterti addosso tristezza: ma perch? Qui su ogni mar-

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    ciapiede dormono persone, famiglie, la povert visibile in maniera totale, una bambina che avr s e no cinque anni mendica con unaria da adulta tra le macchine. eppure que-sta citt non ti fa paura, c una vitalit impressionante, c un tessuto forte, nessuno davvero solo. La citt enorme, 38 milioni di abitanti, il traffico assurdo, ma anche negli an-droni pi malandati c unatmosfera di casa. ed proprio lapprossimazione di questa metropoli, o meglio quasi-me-tropoli, che la fa sentire non troppo dura, non troppo spietata. Invece probabilmente lo . Leggendo Giochi sacri di Vikram Chandra, un giallo bellissimo ambientato a Bombay, si capi-sce che qui c corruzione, violenza, sfruttamento, miseria, ma anche tantissima vita che pretende di esistere, di esserci, di occupare il proprio spazio minimo nella metropoli. Gio-chi sacri una saga urbana, un affresco dettagliato di come questa citt sia diventata un mito, un inferno e un paradiso, il calderone di tutti i mali e per anche un luogo da cui si fa fatica a distaccarsi. il leitmotiv che nel libro, interminabile ma che vi si appiccica alle mani, unisce il poliziotto onesto e il gangster a cui d la caccia. il luogo che attrae tutti gli indiani e che diventato il simbolo di una modernit allin-diana. e non si ha limpressione di una citt maledetta. Vado a spasso con lautista si chiama Bharat, cio India, proprio come in Italia qualcuno si chiama Italia che amrita (lei non c, a Parigi, a casa mia) mi ha mandato stamat-tina e che mi porta attraverso i vari quartieri, da Colaba, la punta di Bombay, a Worli, fino alla spiaggia di Juhu, dove mi aspetta aparna, la fotografa con cui dovrei lavorare nei pros-simi giorni. C una luce magnifica e il traffico sembra scivo-lare bene nella striscia dasfalto tra gli edifici e il mare. Nella zona di Worli sono in corso restauri alle bellissime facciate fine o