Infanzia e AIDS

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L'HIV/AIDS fa pi vittime di tutte le guerre, accanendosi soprattutto sulle giovani generazioni. "Infanzia e AIDS" prende in esame tutti gli aspetti dell'impatto (sociale, economico, culturale e sanitario) che l'HIV/AIDS ha sull'infanzia e sull'adolescenza, mettendo in risalto le modalit di azione dell'UNICEF e delle organizzazioni partner.

Transcript

  • Infanziae AIDS

    t e m i 5

    Per ogni bambinoSalute, Scuola, Uguaglianza, Protezione

  • s o m m a r i o

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    75

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    Introduzione

    Capitolo 1Una minaccia globale

    Capitolo 2Cure possibili e farmaci inarrivabili

    Capitolo 3Limpatto dellHIV/AIDS sullinfanzia

    Capitolo 4I protagonisti della lotta allHIV/AIDS

    Capitolo 5Lazione dellUNICEF

    Glossario

    Bibliografia

    5

    La Collana temi curata dal Comitato Italianoper lUNICEF - OnlusDirezione Attivit culturali e di comunicazione

    Il n.5 di temi dal titoloInfanzia e AIDS stato redattoda Alberto Atzori

    Si ringrazia la Dott.ssa Simonetta Salemi, Immunologa clinica (Ospedale S.Andrea di Roma) per la supervisione scientifica

    Via V. Emanuele Orlando, 8300185 Romatel. 06478091fax 0647809270pubblicazioni@unicef.itwww.unicef.it

    Progetto grafico e impaginazione:B-Side, RomaStampa: Grafiche GMS, Roma

    Foto di copertina:Gentile concessione di AFP-Agence France-Presse

    Questa pubblicazione stata stampata su carta ecologica

    Finito di stampareRoma, novembre 2003

  • 5Il bambino effigiato nella copertina di questo libro non c pi. Il suo nomeera Xolani Nkosi Johnson, viveva in Sudafrica ed era sieropositivo dalla na-scita. Come milioni di altri bambini africani, aveva ereditato il virus dalla madre ed

    era destinato a una precoce morte per AIDS: i dottori avevano previsto per lui sol-

    tanto 9 mesi di vita.

    Nkosi sopravvisse fino a 12 anni - pi di qualunque altro bambino nato con lin-

    fezione da HIV nel suo paese - ma non grazie alle medicine, che egli non pot mai

    permettersi di acquistare.A sostenerlo fino allultimo furono soltanto laffetto in-

    condizionato della madre adottiva Gayle e la scelta di spendere tutto se stesso nel-

    la lotta contro i pregiudizi e le discriminazioni che circondano le vittime della ma-

    lattia: una lotta che per Nkosi inizi il primo giorno di scuola, quando le porte del-

    laula si chiusero di fronte a lui, colpevole di avere dichiarato pubblicamente la sua

    innominabile malattia.

    Non potete prendervi lAIDS abbracciando, baciando o stringendo una mano. Siamo

    esseri umani come voi, possiamo parlare, possiamo camminare fra voi: da una scuola

    di Johannesburg lappello di Nkosi vol fino al parlamento sudafricano e di l al

    mondo intero, scuotendo lopinione pubblica internazionale. Le sue parole furono

    pietre contro lipocrisia del potere economico e politico, accusati di lasciare soli a

    se stessi i malati dei paesi poveri. Alla Conferenza mondiale di Durban

    sullHIV/AIDS (luglio 2000) il presidente sudafricano Mbeki abbandon plateal-

    mente la sala mentre Nkosi implorava il governo di fornire farmaci anti-AIDS a chi,

    come lui, non aveva soldi per comprarli.

    La mia gente muore avendo come unica compagnia lindifferenza del mondo!, gri-

    dava Nkosi. Ma il mondo non era pi indifferente come prima, quando lui lo lasci.

    A migliaia, dai baraccati delle township ai capi di Stato africani e ai premi Nobel, ven-

    nero a rendere omaggio a quel piccolo grande uomo che aveva dato un volto alla

    malattia e restituito dignit alle sue vittime.

    La storia di Nkosi, cos come quella di Iqbal Masih1 e di mille altri eroi senza

    nome, testimonia come i bambini abbiano a volte la forza di infrangere le barriere

    Introduzione

  • dellindifferenza e del silenzio erette dagli adulti. Ma la lotta allAIDS chiede oggi a

    tutti noi molto pi di una denuncia: occorre che parte di quel coraggio che tutti

    abbiamo ammirato in un bambino contagi i governi, le grandi imprese, le chiese e

    la stessa ONU, affinch molto pi venga fatto, e meglio.

    La stessa natura dellAIDS, al contempo incurabile ma totalmente evitabile,

    sembra comporre una sfida radicale alle capacit del genere umano di risolvere

    unequazione in cui egoismo e solidariet, diritti e profitti, costringono a scelte eti-

    che (prima ancora che economiche) di immensa portata. come se la pandemia,

    al pari delle catastrofi ambientali e delle guerre, mettesse alla prova il grado di ma-

    turit di una specie che, giunta al massimo livello di conoscenza e gestione della

    complessit, sembra avere perduto la semplice intelligenza animale che indica la

    strada della sopravvivenza individuale e collettiva.

    Un fragile bambino aveva individuato la soluzione pi ovvia e giusta a questa

    equazione. Milioni di altri continuano a morire, in attesa che i profeti del realismo

    politico e i sacerdoti del mercato globale decodifichino il suo semplice messaggio.

    1 Iqbal Masih, pakistano, costretto a filare tappeti sin dallet di 4 anni, divenne por-tavoce del movimento per la lotta allo sfruttamento economico dei minori e venneucciso da ignoti sicari nellaprile 1995, allet di 12 anni.

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    Le dimensioni della pandemia

    Quando desideriamo presentare un fenomeno e offrire dei pa-rametri utili alla sua memorizzazione, siamo soliti ricorrereai dati statistici. Anche la descrizione delle malattie e delle epidemie spesso accompagnata da cifre e diagrammi finalizzati a trasmetterecon immediatezza la misura della gravit di una situazione. MalHIV/AIDS unemergenza che i numeri non riescono pi a foto-grafare, tanto rapido il passo della sua espansione. Dal momento incui ha fatto la sua comparsa, il virus ha contagiato 70 milioni di esse-ri umani in tutti i continenti, uccidendone circa un terzo.

    Oggi 42 milioni di persone nel mondo convivono con il virus, e pidi 3 milioni di essi sono bambini e ragazzi con meno di 15 anni. Maqueste cifre, le pi aggiornate al momento in cui questa pubblicazio-ne va in stampa, gi fra pochi mesi non saranno pi valide, poichogni giorno la malattia recluta migliaia di vittime, e bench essa siaormai la prima causa di morte in Africa e la quarta nel mondo, il nu-mero dei nuovi contagi supera ancora quello dei decessi.

    LHIV/AIDS non una malattia come le altre, e neppure una sem-plice epidemia: come per le pestilenze del Medio Evo o la spagnoladei primi anni del Novecento, siamo di fronte ad una pandemia, unin-fezione generalizzata a gran parte della popolazione umana. Uninfe-zione che purtroppo non ha ancora raggiunto il suo picco.

    Cifre di questa entit sono troppo astratte per comunicarci qual-cosa di realmente comprensibile. Il dramma dellAIDS ci appare for-se pi concreto se immaginiamo che, nel mondo, ogni dieci secondi diciascun giorno dellanno lAIDS uccide una persona, e in un caso su

    Una minaccia

    globale

    ca

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    lo

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  • totalizzato oltre 90 milioni di anni di vita sana perduti2, un indica-tore dellintensit globale di uninfezione epidemica.

    Questo lAIDS oggi. Gli scienziati, tuttavia, ritengono che ilpeggio debba ancora arrivare. Per quanto possa sembrare impossibi-le, i tassi di prevalenza3 del virus sono tuttora in aumento in Africa,di gran lunga il continente pi martoriato con il 70% della mortalitglobale per AIDS, mentre altre regioni fanno registrare incrementivertiginosi. Dal 1996 al 2001, i livelli di diffusione dellHIV sono cre-sciuti del 100% in Nord Africa, del 160% in Asia meridionale e addi-rittura del 1.300% in Europa orientale ed ex-URSS. Commentandoquesti dati, gli studiosi non fanno mistero che lAIDS rappresenti lapi grave minaccia alla salute del genere umano dai tempi della PesteNera del XIV secolo.

    HIV: identikit di un serial killer

    Il pi spietato nemico dellumanit lungo un decimillesimo dimillimetro e ha una forma che ricorda quella di una mina. Il suonome HIV (virus dellimmunodeficienza umana) ed la causa sca-tenante dellAIDS, la sindrome da immunodeficienza acquisita. Mol-te persone sono portate a confondere HIV e AIDS, uniformando dueconcetti che hanno un significato biologico e clinico differente. Co-noscere anche sommariamente il funzionamento dellHIV/AIDS in-dispensabile per valutare le strategie messe in campo dallUNICEF e

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    IN FA N Z I A E AIDS

    sette a morire un bambino. O se pensiamo allo Zimbabwe e ad altripaesi dellAfrica meridionale, dove la percentuale dei sieropositivi ormai superiore al 30% della popolazione adulta: ci equivale a direche in questi paesi un adulto su tre, tranne rare eccezioni, non vedrla conclusione di questo decennio e lascer dietro di s degli orfani,parte dei quali avranno ereditato a loro volta il virus. Oppure, se con-sideriamo che un bambino che viene al mondo oggi in Botswana hauna speranza di vita di soli 36 anni1, circa la met di quanti ne vi-vrebbe se lepidemia non fosse mai esistita. LOrganizzazione Mon-diale della Sanit (OMS) ha stimato che nel solo 2000 lAIDS abbia

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    Africa SubsaharianaNuove infezioni 3.500.000Decessi 2.400.000

    Nord Africa e Medio OrienteNuove infezioni 83.000Decessi 37.000

    Estremo Oriente e PacificoNuove infezioni 270.000Decessi 45.000

    Europa dell'Est e Asia CentraleNuove infezioni 250.000Decessi 25.000

    Europa OccidentaleNuove infezioni 80.000Decessi 8.000

    America del NordNuove infezioni 45.000Decessi 15.000

    CaraibiNuove infezioni 60.000Decessi 42.000

    America LatinaNuove infezioni 150.000Decessi 60.000

    Asia Sud-OrientaleNuove infezioni 700.000Decessi 440.000

    Australia e Nuova ZelandaNuove infezioni 500Decessi

  • dalle altre organizzazioni impegnate su questo fronte, e le enormi dif-ficolt che esse incontrano nel perseguire i propri obiettivi.

    LHIV in realt un retrovirus, cio un tipo particolare di virus cheinsedia il proprio materiale genetico allinterno di quello delle celluleche invade, rendendo permanenti i geni virali. Poich non possiedeun DNA proprio, esso non in grado di riprodursi e a tale scop