LM 85 bis Su C. Boito, Macchia

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    ANGELA FRANCESCA GERACE

    MACCHIA GRIGIA, UNA STORIELLA FANTASTICA DI CAMILLO BOITO

    1 C. Benedetti, Lenunciazione fantastica come esperienza dei limiti, in AA. VV., La narrazione fantastica, Pisa, Nistri-Lischi, 1983, p. 289.

    2 Pubblicata col titolo La macchia grigia. Storiella vana, su Nuova Antologia (36), dicembre 1877; in seguito nel volume Senso. Nuove storielle vane, Milano, Treves, 1883. Camillo Boito non era peraltro completamente estraneo al genere fantastico. Gi Un corpo, una delle Storielle vane (1875), nonch i racconti Santuario e Il demonio muto della successiva raccolta del 1883 (quantunque in maniera meno sinistra) registrano una brusca virata tematica dalle peculiari inclinazioni dello spirito razionale tipico dellarchitetto e del critico darte alle tinture fosche e alle atmosfere inquiete peculiari del narratore scapigliato.

    But the curse liveth for him in the eyeof the dead men(S.T. Coleridge, La ballata del vecchio marinaio)

    La moderna teoria critica ravvisa lo status del modo fantastico nello sviluppo di una particolare reazione che occupa il soggetto di fronte agli avvenimenti narrati e che si manifesta come percezione, sentimento, emozione o condizione psichica1 generando quella topica incertezza intellettuale che, lungo il circuito comunicativo narratore-lettore, si muove gradualmente quanto inesorabilmente dal primo al secondo.

    La storiella Macchia grigia2, partorita dallacume inventivo del-leclettico Camillo Boito, sfruttando il criterio dellanalisi introspettiva, insinuatrice magistrale di uninsolita forma di agghiacciante unheimlich che trascina lIo leggente in un vortice risucchiante ogni certezza e si-curezza razionale, raggiunge un esito tra i pi originali della narrativa fantastica italiana dellultima met del XIX secolo.

    Il turbamento psicologico e labilit visionaria sono requisiti presso-ch essenziali al protagonista di un racconto fantastico. Se Roger Caillois,

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    per il quale il genere significa anzitutto inquietudine e rottura, inserisce i deliri della follia nel novero delle situazioni caratteristiche di ci che definisce fantastico istituzionalizzato3, secondo Carla Benedetti far parlare folli o presunti folli un procedimento che il racconto fantastico ha sempre usato4.

    Il protagonista della narrazione boitiana, plausibile soggetto affetto da una cronica forma di paranoia nevrotica5 o da un isolato attacco di follia visionaria, rivela invece, ad unanalisi pi circospetta ed approfondita, il marchio di narratore fantastico. L Io narrante, che si rivolge ad un me-dico esponendo previamente il proprio male (una macchia color cenere, mutabile e informe [p. 171] che gli offende la vista) e raccontando in seguito gli avvenimenti che ne hanno probabilmente causato la genesi, non descrive accuratamente il suo aspetto individuale, n menziona il proprio status sociale, concentrando invece lattenzione sullatto narra-tivo ed esplicativo del problema che lo tormenta nonch dellantefatto che ne ha preceduto la comparsa. L insolita macchia, che si materializza esclusivamente con lavvento delle ombre manifestandosi nellintera durata delle ore lucifughe6, produce dapprima un mero fastidio a livello ottico, per poi gradualmente impedire lindividuo nelle sue attitudini abituali, procurandogli anche dolore fisico durante il sonno notturno7.

    Nella speranza che il dottore possa penetrare nelle cause, rimontare al seme, il protagonista racconta le circostanze8 nelle quali il male

    3 Ponendo questultimo nel cuore dellunico fantastico da lui riconosciuto come tale, il fantastico insidioso: [] invece di un fantastico dichiarato, io cerco decisamente un fanta-stico insidioso che accade dincontrare nel cuore stesso del fantastico istituzionalizzato come un elemento estraneo o fuori posto: un fantastico secondo, un fantastico, per cos dire, rispetto al fantastico (R. Caillois, Nel cuore del fantastico, Milano, Feltrinelli, 1984, pp. 11, 13).

    4 C. Benedetti, Lenunciazione fantastica come esperienza dei limiti cit., p. 349.5 La nevrosi il risultato analogo di una perturbazione similare della relazione tra lio e

    il mondo esteriore (T. Todorov, La letteratura fantastica, Milano, Garzanti, 2000, p. 152).6 La sera, di mano in mano che cresce loscurit, si fa pi intensa di contro a me

    (Macchia grigia, p. 171).7 Notate poi che, quando chiudo gli occhi per dormire, io sento la mia macchia dentro

    di me. E allora un supplizio diverso. La macchia non si aggira pi intorno a se stessa, ma cammina, corre. Corre in su, e nel correre tira in su la pupilla; sicch mi pare che il globo dellocchio debba rovesciarsi, arrotolando dentro nellorbita. Poi corre in gi, poi corre dalle parti, e il globo dellocchio la segue, e i legamenti quasi si schiantano, ed io dopo un poco mi sento dolere, proprio effettivamente dolere gli occhi (ibidem, p. 173).

    8 Ibidem.

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    si primariamente manifestato, narrando la storia dellintensa quanto fulminea avventura con una montanara giovane e passionale, che luomo ha prima sedotto e poi abbandonato, e proseguendo nella descrizione del rimorso che tale colpa ha seminato nel suo animo e del successivo, fatalistico incontro col vecchio padre della ragazza il quale, terribilmente affranto per la morte della figlia da poco avvenuta, annega nel Chiese durante la notte per essere infine riconosciuto dal narratore medesimo.

    Sin dallo spazio metanarrativo del titolo il tema del racconto entra prepotentemente in scena, acquisendo concretezza in virt della manovra narrativa con cui la voce narrante delega al lettore implicito il compito di focalizzare lattenzione sulloggetto crudamente verbalizzato, in conformit ad uno dei procedimenti che il modo fantastico utilizza per sollecitare lintervento dellIo leggente nellinterpretazione dellevento riportato.

    La trasmissione dellesposizione autodiegetica affidata alla scrittura di un assai topico manoscritto9, ed impugnata da un narratore in prima persona contemporaneamente testimone e interprete della vicenda che narra10. L ottica interna, soggettivamente focalizzata e pertanto parziale, dellIo protagonista induce un Io esterno, lIo lettore, ad una semplice e allettante penetrazione nelluniverso rappresentato, nonch ad una sua progressiva quanto inconscia identificazione con il demiurgo di tale mondo fittizio11.

    9 Parto stasera; vi consegner io stesso domani questo manoscritto (ibidem, p. 188). Il racconto scapigliato si offre al lettore come riscrittura di confidenze e confessioni orali o come edizione di manoscritti, diari, taccuini, foglietti, lettere, scartafacci, albi, testamenti, breviari bruciacchiati e carte sparse (G. Rosa, La narrativa degli scapigliati, Bari, Laterza, 1997, p. 84).

    10 Secondo Emanuella Scarano la funzionalit del narratore in prima persona al modo fantastico deriva dal fatto che in ogni genere di racconto, la prima persona grammaticale del narratore personaggio, testimone o interprete, sottintende di necessit lapprensione soggetti-va, e quindi limitata, del reale ed esclude lonniscienza oggettivizzante (E. Scarano, I modi dellautenticazione, in AA. VV., La narrazione fantastica cit., p. 375).

    11 Il racconto fantastico difficilmente pu fare a meno di unottica interna focalizzata e soggettiva (L. Lugnani, Verit e disordine: il dispositivo delloggetto mediatore, in AA. VV., La narrazione fantastica cit., p. 226). Secondo lanalisi di Todorov le propriet strutturali del racconto fantastico si riscontrano nell enunciato, nellenunciazione, nellaspetto sintattico; parlando del secondo aspetto il critico afferma che nelle storie fantastiche, il narratore dice di solito io. Colui che narra in un racconto fantastico pertanto un nar-ratore-personaggio, o narratore rappresentato, e ci perch la prima persona narrante quella che permette pi facilmente lidentificazione del lettore con il personaggio, giacch,

    ANGELA FRANCESCA GERACE - Macchia grigia, una storiella fantastica di Camillo Boito

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    LA TENTAZIONE DEL FANTASTICO

    Ma unaltra presenza, anchessa tipica componente del circuito fan-tastico, si affaccia immediatamente sulla scena del processo narrativo: il dottore, narratario intradiegetico del racconto, cui si rivolge il protago-nista alla ricerca di una cura per il suo difetto visivo12. Remo Ceserani individua, tra gli altri, quale particolare configurativo del fantastico anche la frequente presenza nel racconto di destinatari espliciti (come i partecipanti a una discussione, gli ascoltatori diretti del racconto, i partners in uno scambio epistolare) che attivano al massimo e autenti-cano la finzione narrativa13. Difatti tale soggetto intermediario, diretto depositario dellinquietante sentimento di unheimlich dellenunciatore, sovente richiama su di s la ritrosia che questi oppone al ritorno del ri-mosso ed alla sua verbalizzazione pi o meno diretta, veicolando a sua volta limmedesimazione del lettore, di cui richiesta la collaborazione critica nel processo di attualizzazione del testo14. Elemento indicativo della concezione boitiana incline a riconoscere la necessit di un coin-

    come noto, il pronome io appartiene a tutti. Inoltre, per facilitare lidentificazione, il narratore sar un uomo medio nel quale ogni lettore (o quasi) potr riconoscersi. Cos si penetra nelluniverso fantastico nel modo pi diretto possibile (T. Todorov, La letteratura fantastica cit., pp. 86-87). Ancora secondo Carla Benedetti lungo lasse personaggio-lettore la particolare relazione soggettiva vissuta in primo luogo dal personaggio coinvolto nella vicenda (esitazione, paura, turbamento, resistenza a credere ai propri occhi ecc.) e di conse-guenza dal lettore che si identifica o entra in relazione con lui (C. Benedetti, Lenunciazione fantastica come esperienza dei limiti cit., p. 291).