Matera. Dai sassi ai borghi

  • View
    213

  • Download
    1

Embed Size (px)

DESCRIPTION

L'evoluzione urbanistica della citt dell'uomo.

Transcript

  • 5CAPITOLO IRICOSTRUIRE E COSTRUIRE. GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONEIN ITALIA E IL PIANO INA-CASA

    Quando si parla di ricostruzione il pensiero di molti va istintiva-mente al signicato reale e primo della parola, cio al ricostruire ci che stato distrutto. Per questo la parola ricostruzione sbagliata e occorre-rebbe parlare di nuova costruzione []. Premesso quindi che la nuova costruzione del Paese essenzialmente un problema di ordine morale e politico, il problema della costruzione di nuovi organismi edili e ur-banistici dellItalia distrutta dalla guerra non che laspetto sociale ed economico di quello stesso problema.1

    La storia dellarchitettura italiana del dopoguerra si fonde totalmente con la storia generale della societ. Una societ indubbiamente sconvolta in cui domina lurgenza di una rapida guarigione. forte il bisogno da una parte di superare il ventennio fascista e la tragica realt del conitto, dallaltra di non dimenticare ma di ripartire proprio dalle macerie uma-ne e materiali per scrivere una nuova pagina di storia nazionale.

    Cesare Pavese auspicava cos a un ritorno alluomo e alla sua dignit: sentiamo tutti di vivere in un tempo in cui bisogna riportare le parole alla solida e nuda nettezza di quando luomo le creava per servirsene2. Praticamente in tutti i settori espressivi si assiste a un autentico bagno nella realt: dal neorealismo cinematograco al realismo letterario e lo-soco, alle tendenze pittoriche sia astratte che realiste al funzionalismo psicologico in architettura, che di l a poco si sarebbe teorizzato.

    In contemporanea a livello internazionale con la crisi dei CIAM si consuma una sorta di ripiegamento dalle istanze teoriche del Movimen-to Moderno. Alle griglie geometriche e alla unicazione tipologica fa se-guito un impianto planimetrico articolato, tipologie e aggregazioni va-riate, forte espressivit gurativa, tecniche e dettagli costruttivi artigia-nali, uso di materiali tradizionali.

    Tanto che allultimo CIAM, a Otterlo nel 1959, tutti gli italiani pre-senti vennero duramente criticati e accusati di tradimento. Tra i mem-bri del gruppo cerano: Ignazio Gardella con la Casa alle Zattere,Vico Ma-gistretti con il Country Club, Ernesto Rogers (Bbpr) con la Torre Velasca, Giancarlo De Carlo con una casa a Spine Bianche.

    Furono proprio questi ultimi due a essere maggiormente condanna-ti. I rimproveri erano per il ritorno ai cornicioni e ai tetti a falde, ai ta-

  • 6gli verticali nelle aperture di facciata, alluso di materiali tradizionali, per la rinuncia al progresso tecnologico e per la ricerca di forme chiu-se in contraddizione con limpegno di favorire la formazione di una so-ciet aperta.

    Le divergenze che si erano manifestate nel convegno vennero da Pe-ter Smithson riassunte in tre fondamentali posizioni: la prima quella dei neutrali che continuavano a lavorare correttamente nel solco dei vecchi CIAM e non rivelavano atteggiamenti aggressivi verso la situazione at-tuale; la seconda quella dei realisti italiani indirizzati alla ricerca di un linguaggio contemporaneo attraverso la rielaborazione di espressio-ni tradizionali; la terza quella degli appartenenti al Team X3 rivolta al-lidenticazione dei pi autentici contenuti del nostro tempo per farne scaturire un linguaggio architettonico del tutto nuovo. Facevano par-te di questo gruppo: Bakema, Woods, gli Smithson, Erskine, Van Eyck, Candilis, De Carlo...

    Dato che non esistevano afnit o interessi comuni che potessero far convergere in futuro le tre posizioni verso un unico obiettivo, era neces-sario sciogliere subito i CIAM.

    Ora, ritornando allemergenza della ricostruzione in Italia, bisogna sottolineare che questa fu caratterizzata da una robusta fase di crescita edilizia residenziale dentro, ma soprattutto intorno alle citt, che coin-volse urbanistica e architettura. La casa divenne il principale e quasi esclusivo oggetto di impegno e attenzione, mentre lespansione urbana periferica divenne il principale problema di pianicazione.

    Il lancio del piano Ina-Casa (1949-1963) ha rappresentato oltre che una soluzione concreta ai problemi della ricostruzione, un contributo di qualit al dibattito architettonico internazionale. Il 24 febbraio del 1949 il Parlamento italiano approva il progetto di legge proposto dal ministro del Lavoro e della previdenza sociale Amintore Fanfani, Provvedimenti per incrementare loccupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori, e d avvio allattuazione del piano Ina-Casa. Pochi anni sono trascorsi dalla ne del secondo conitto mondiale e con quel piano si vuole soprattutto affrontare il problema della disoccupazione, attraver-so lo sviluppo del settore edilizio, riconosciuto come strumento in gra-do di promuovere la rinascita dellItalia del dopoguerra.

    I quattordici anni di attivit del piano non hanno rappresentato solo una fase signicativa della politica economica, ma anche una delle pi importanti, consistenti e diffuse esperienze italiane di realizzazione di edilizia sociale. A migliaia di famiglie le numerose case costruite, allog-gi sani e moderni posti entro nuovi nuclei urbani o quartieri, diedero la possibilit di migliorare le proprie condizioni abitative. Professionali-t di alto livello si trovarono cos a svolgere il tema del quartiere e della

  • 7sua progettazione edilizio-urbanistica. sicuramente il pi massiccio e articolato piano di intervento pubblico diretto nel settore abitativo, no-nostante il carattere dirigistico e centralistico della gestione che portava a scavalcare gli enti locali, le loro decisioni e gli eventuali piani.

    Considerando che per risolvere la situazione abitativa occorrevano oltre quattro milioni e mezzo di nuovi vani a cui erano da aggiungere pi di due milioni di vani da ricostruire, ovvio che la questione abita-tiva divenne il tema pi appassionante e dibattuto nei primi anni della ricostruzione anche per la sua diretta correlazione con scelte di carattere sociale e politico. Tutto questo considerando che il Paese si avvi a una ricostruzione non pianicata, tanto che anche quando nel 1948 si dovet-tero formulare le richieste per ottenere gli aiuti americani del piano Mar-shall non fu presentato un organico programma di sviluppo. Mancava pertanto una politica urbanistica nazionale e il problema della casa ri-sultava cos dissociato dalla citt.

    Fu in occasione del primo Congresso nazionale per la ricostruzione edilizia, tenutosi a Milano nel Castello Sforzesco il 14-16 dicembre 1945, che si affront il nodo principale relativo allindirizzo politico-economico da dare al Paese. Qui si scontrarono i fautori di una scelta di tipo liberi-stico e i sostenitori di un processo di pianicazione; i primi si dichiara-rono contrari a un intervento diretto dello Stato nel settore urbanistico ed edilizio perch incapace di unazione rapida ed energica come quel-la richiesta dallurgenza della ricostruzione. E sostenendo che linizia-tiva individuale era lunica forza potenziale in grado di risolvere i gra-vi problemi, chiesero una serie di provvedimenti urgenti perch questa forza potesse esprimersi pienamente. I secondi, invece, sostennero che il settore della casa, bene di cui tutti avevano bisogno, non poteva es-sere afdato alle mani di chi agiva nel piano della speculazione. Inoltre essi erano convinti che la casa non poteva essere dissociata dalla citt e lo Stato di conseguenza doveva provvedere alla preparazione di un piano organico di ricostruzione con lapporto della scienza urbanistica. In realt, anche se lo Stato interverr in maniera invadente a dirigere lo sviluppo delledilizia popolare limitando liniziativa privata, in Ita-lia si rinuncia a impostare la ricostruzione urbanistica secondo un pre-ciso programma.

    Questo disagio si presenter anche nei vari P.R.G. che man mano verranno elaborati e approvati e che niranno per assumere il ruolo di legittimazione amministrativa delle autorizzazioni edilizie quasi garan-tendo un libero gioco speculativo.

    Un prontuario consono alle esigenze immediate del tempo era rap-presentato dal Manuale dellarchitetto redatto nel 1946 da Ridol, Fioren-tino, Zevi, Calcaprina, Cardelli. Si cercava di indicare le modalit pi

  • 8idonee per far fronte alle emergenze del dopoguerra, e queste veniva-no individuate nel valore intrinseco della tradizione italiana che doveva diventare una tradizione operante e nel riuto della tecnologia. Fu una lingua parlata solo in periferia, fuori dalla citt. Per gli architetti della ricostruzione la citt rimase unaspirazione. Litaliano della ricostru-zione si espresso come una lingua parlata ai margini. I dialetti di tale lingua per hanno comunicato per un tempo molto breve sulla base di un progetto comune sebbene perseguito in modi diversi. Lo rivelano la castigatezza, il generale rigore, la cura nella povert con cui vennero co-struiti soprattutto i quartieri.4

    Anche larchitettura organica di Bruno Zevi n per rappresentare una vera alternativa concettuale, poich mise in discussione la metafo-ra tecnologica della macchina da abitare, il determinismo funzionale, il rapporto con lambiente, la poetica compositiva del purismo volumetri-co. Divenne di fatto una struttura alternativa allinsegnamento accade-mico della Facolt. Lincipit del manifesto dellAPAO (1945) cos suona: Larchitettura organica unattivit sociale, tecnica e artistica, diretta a creare lambiente per una nuova civilt democratica. Il tutto in favore di una architettura a scala umana con lammissione di Aalto nellolim-po dei maestri insieme alla stella Wright.

    Certo la caduta del regime fascista aveva indubbiamente favorito un cambiamento di rotta. Si pass dallimmagine eroica dellimpero al-lesperienza quotidiana, dalla retorica monumentalista a un fraseggiare sommesso, dallpos resistenziale alla quotidianit democristiana. La conseguenza il neorealismo in architettura: quello freddo e razionale fondato sulla lingua