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    21-Dec-2018

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METODOLOGIA DI INSEGNAMENTO DELLA PALLAVOLO

Campo scuola 1^ livello regionale non residenziale 2011

Gallarate, 5 febbraio 2011Centro Parrocchiale Paolo VI

Relatore: Angelo Pustorinomob. +39 392 1920494

a.pustorino@fivb-tech.org

spiegare, dimostrare, correggere=

EDUCARE

Si pu essere buoni allenatori se si comprende,si comprende se si accetta,si accetta se non si giudicae non si giudica se si parte dal principioche sempre meglio correggere la propriaimbecillit prima di quella degli altri.

(etimologia di imbecille: reggersi male sulle gambe)

INTRODUZIONE

La Metodologia dell'Insegnamento alla base di una corretta crescita tecnica, tattica e psicologica degli atleti.

Gli argomenti che tratteremo in questo incontro sono:

Metodologia d'Insegnamento sportivo orientato alla pallavolo

Comunicazione orientata ad un progetto educativo che coniughi aspetti tecnici e valori etico-morali

Atleta ed Allenatore

Processo d'Insegnamento: Programmazione, Spiegazione, Dimostrazione, Correzione

Proposta di uno schema di lavoro attraverso delle esemplificazioni pratiche.

PREMESSE TEORICHE E DEFINIZIONI

Per Metodologia d'Insegnamento si vuole intendere le strategie, le tecniche e le modalit utilizzate per insegnare. Base dell'Insegnamento la Comunicazione tra allenatore ed atleta.

Definiamo Comunicazione lo scambio di informazioni tra due o pi Individui con lo scopo di comprendersi e sostenersi l'un l'altro.

Parlando di Individuo dobbiamo tenere presente che ciascuno ha un suo modo unico, personale di interpretare la realt, sulla base delle proprie emozioni, idee ed esperienze che modellano il suo modo di interagire allinterno del Gruppo a cui appartiene.

Per Gruppo non vogliamo intendere solamente la squadra di appartenenza, ma lambito pi generale che permette la creazione della squadra, come ad esempio la Societ Sportiva, la Federazione o lEnte di Promozione Sportiva (nel nostro caso PGS) di appartenenza, la Parrocchia o lOratorio in cui la Societ opera, la singola famiglia dellIndividuo (Atleta e non solo), il gruppo di famiglie che condividono la passione sportiva propria o dei propri figli.

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PREMESSE TEORICHE E DEFINIZIONI

Definiamo il modello ideale di:

Giocatore: una persona capace di pensare, di fare delle scelte, non un individuo imbottito di nozioni, telecomandato, costruito.

Allenatore: in campo, deve aiutare il giocatore a trovare, nel corso dell'allenamento, tutta la gamma di soluzioni tecniche funzionali al gioco, e non esclusivamente come esecuzione di un gesto tecnico fine a se stesso. In campo e fuori dal campo deve essere un esempio, un guida non solo tecnica, un preciso punto di riferimento per la squadra/gruppo, tanto pi fondamentale quanto pi la sua squadra formata di elementi giovani. In altre parole, non si pu essere allenatori senza essere educatori.

Da questi presupposti derivano i compiti primari di ciascuno:

Il Giocatore deve avere una completa padronanza dei fondamentali individuali sia dal punto di vista tecnico che da quello tattico.

LAllenatore deve insegnare il come (la tecnica) ed il perch (la tattica) del fondamentale.

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PREMESSE TEORICHE E DEFINIZIONI

Esempio:

nel palleggio insegniamo la tecnica (la meccanica del gesto) e la tattica (la selezione del tipo di palleggio). Non basta sapere palleggiare correttamente , ma ancora pi importante sapere distribuire in modo efficace, solo cos laspetto tattico risolto completamente.

Per questo sempre opportuno cercare si individualizzare l'insegnamento sviluppando la capacit creativa dei giocatori. Ciascun giocatore deve inizialmente aver ben chiaro il modello prestazionale di ogni fondamentale per poi adattarli alle proprie caratteristiche individuali. Lallenatore, prima di correggerlo secondo il proprio schema mentale o pretendere lassoluta conformit al modello prestazionale, deve analizzare se la soluzione trovata dal giocatore non sia comunque funzionale senza interferire con le dinamiche generali di squadra.

Una diretta conseguenza di questa impostazione lo sviluppo della responsabilit individuale dei giocatori. La capacit di trovare una soluzione personale alla situazione proposta dal campo sviluppa la loro indipendenza e l'abitudine a risolvere da soli le situazioni proposte dal gioco.

La specializzazione esasperata viene messa da parte a favore della crescita totale del giocatore.

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PERSONA. ATLETA. VITTORIA

La vittoria una diretta conseguenza del lavoro svolto in palestra.

Questo il principio che deve ispirare il lavoro di un allenatore.

Il Processo d'Insegnamento in funzione del giocatore che l'allenatore desidera:

Vogliamo una scimmietta ammaestrata ? Useremo urla, bastone e carota e proporremo una serie di esercizi meccanici, degli stereotipi.

Vogliamo un essere pensante ? Dovremo creare un atleta autonomo nelle scelte, proporremo degli esercizi in cui creeremo dei problemi che il giocatore dovr risolvere trovando la soluzione pi opportuna. Questo implica altri valori oltre a quelli sportivi

L Allenatore - Istruttore" deve sempre tendere a scemare lungo il processo d'apprendimento, per diventare un "Allenatore - Tattico", mentre l'allievo si trasforma in Maestro di se stesso.

"L'Allenatore - Istruttore" insegna la tecnica e la tattica individuale a ciascun giocatore, " l'Allenatore - Tattico" allena dodici o pi giocatori per ottenere il massimo dalla squadra.

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PERSONA. ATLETA. VITTORIA

LAllenatore Educatore deve sempre essere presente a prescindere da qualsiasi fattore interno o esterno al gruppo. E la funzione educativa il fattore determinante per plasmare gli atleti e per portarli alla vittoria.

All'interno di questo sistema didattico fondamentale sottolineare l'importanza del Lavoro Individualizzato (anche solo 1/2 ora ad allenamento), inteso quale momento di approfondimento del rapporto tecnico e personale tra l'allenatore ed il giocatore.

Ogni istruttore deve quindi definire i suoi modelli, purch conformi alle potenzialit e alle esigenze reali del suo gruppo, e da questi derivare i principi della sua Metodologia d'Insegnamento. L'applicazione pratica di questi principi produrr le progressioni didattiche da utilizzare in palestra.

L'allenatore principiante spesso si basa sulle sue conoscenze e su ci che ha appreso dal capo allenatore, non ha un visione completa del suo lavoro, dipende dai risultati e dalle condizioni ambientali. E' come un cubo di Rubik, ci sono tutte le facce ma non si sa come metterle al loro posto.

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PERSONA. ATLETA. VITTORIA

Sono concetti sempre generalizzabili?

Da una ricerca svolta tra 21 allenatori di alto livello di sport di squadra emerso che:

Molti allenatori hanno trascorsi sportivi, non necessariamente in quello in cui hanno poi avuto successo come allenatore.

La qualit che li ha sempre contraddistinti stata la passione per lo sport e la capacit di condurre gli altri.

Pochi sono stati campioni, e questo si spiega nel fatto che il gesto di grande automatizzazione poi difficile da essere percepito in modo cosciente e trasmesso agli altri attraverso l'allenamento.

Molti hanno cercato di compensare il mancato raggiungimento di un alto livello come atleta, cercando di farlo come allenatore.

La caratteristica comune a tutti questi allenatori la presenza nella fase di sviluppo, sia da atleta che da istruttore, di un maestro da cui sono stati influenzati per la sua capacit e dedizione all'insegnamento e per la sua capacit di trasmettere valori anche al di fuori dellambito sportivo.

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IL COACHING

Cosa il Coaching?

E' un modello dinamico centrato sull'atleta inteso come soggetto pensante e non solo oggetto. Pertanto non si tratta di un modello cristallizzato ma di un modello flessibile.

Allenando non si finisce mai di apprendere, in quasi tutti i casi il processo di apprendimento non mai terminato.Ad esempio, un allenatore partecipa a un Clinic anche se sa che pu apprendere un solo concetto nuovo. Gli allenatori esperti sono "Ladri di idee".

Si pu partecipare a un Clinic o assistere a una seduta di allenamento di un collega anche solo per decidere che non si d'accordo con ci che si sentito o che si vede fare.

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IL COACHING

Modello dinamico

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IL COACHING

Analisi del lavoro del coach

Come il coach costruisce l'ambiente per l'allenamento?Non esiste un modello applicabile, di solito l'allenatore esperto pianifica a lungo termine gli aspetti fisici, mentali, tecnici e tattici: ogni minuto deve servire a raggiungere l'alto livello. L'allenatore inesperto ha fin dall'inizio un alto livello di aspettative e quindi di richieste, non ha la visione generale di cosa fare.

Bisogna creare un ambiente stimolante e comunicativo. 4 i fattori determinanti:a) Progetto: obbiettivi a medio e lungo termine, visione generale del lavorob) Farlo accettare dai giocatoric) Creazione della squadra:

- Caratteristiche dell'allenatore- Caratteristiche dei giocatori

d) Insegnamento delle abilit: si parla spesso di obbiettivi ma non dell'insieme che li unisce

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IL COACHING

Analisi del lavoro del coach

Come il coach opera in gara?

Pre partita:Analisi degli avversari

Partita:Analisi tattica

Post partita:Analisi comparativa, programmazione futura

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IL COACHING

AllenamentoCoach Atleta:

Semplificare: lavorare in allenamento per rendere quanto pi semplice possibile l'organizzazione, riportando tutto ai fondamentali, migliorandone l'esecuzione

Individualizzare:adattare alle caratteristiche individuali il lavoro tecnico e tattico

Ritualizzare: ripetizioni e proposta di situazioni di gara

Coach Coach:

Riflessione: che comportamento tengo, cosa dico, come lo dico, incitamenti, insulti, come alleno il mio self control ai fini della partita

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IL COACHING

Partita

La partita non il momento di insegnare ma di competere:

Il novizio, senza visione e controllo del suo lavoro, cerca di insegnare in gara.

L'allenatore esperto crea strategie stabili per la competizione, attraverso l'allenamento per non appesantire gli atleti. In partita effettua solo piccoli aggiustamenti sul campo, intervenendo solo sulla base di ci che stato fatto in allenamento. Non si pu improvvisare uno schema di attacco o di difesa in partita se non stato mai provato in allenamento.

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IL COACHING

La vittoria e la Sconfitta

In squadra la vittoria e la sconfitta sono due abilissimi impostori:

Siamo sempre delle persone sia dopo una sconfitta che dopo una vittoria

La dimensione educativa della vittoria sta tutta in questa domanda: La vittoria ha generato reale valore per la squadra?

La dimensione educativa della sconfitta proporzionale a quanto pu stimolare il risveglio delle qualit dormienti

Vittoria e sconfitta sono abili impostori se presi da soli. Presi insieme sono le due facce della stessa medaglia. Una medaglia che conta, al di l delle due facce, se portata al collo con responsabilit e impegno.

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IL PROCESSO DINSEGNAMENTO

Spiegare

Presupposti:

Conoscenza approfondita della pallavolo

Conoscenza delle capacit motorie, razionali ed emotive di ciascun componente della squadra

Linguaggio appropriato, conciso e chiaro:- definizione del modello di prestazione di riferimento- definizione dei Punti Chiave su cui fissare lattenzione

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IL PROCESSO DINSEGNAMENTO

Dimostrare

Un esempio pratico (o unimmagine) meglio di 100 parole:

Chi deve dimostrare?- Lallenatore se ne capace, nel senso di potere effettuare una dimostrazione fluida. L'errore nel risultato ci pu essere, ci che conta l'esecuzione.- Un giocatore: in questo caso si possono utilizzare a rotazione tutti i giocatori, e nel caso in cui qualcuno sia pi in difficolt, spiegare in anticipo ci che deve fare.

Come dimostrare?- Accentuare i Punti Chiave del movimento: per sviluppare nei ragazzi la capacit di auto analisi del movimento, valutando se necessario spezzare l'esecuzione e la dimostrazione in pi segmenti.- Il numero di ripetizioni: dipende dalla complessit del gesto, un palleggio verr ripetuto due o tre volte, una rincorsa dattacco va dimostrato pi volte.

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IL PROCESSO DINSEGNAMENTO

Dimostrare

Un esempio pratico (o unimmagine) meglio di 100 parole:

Con quale progressione?- Nella prima fase di apprendimento del fondamentale preferibile lavorare staticamente. Il giocatore deve imparare il gesto, probabilmente,; in questa fase lo si controlla visivamente, seguendolo per segmenti, ed accompagnando con le parole il movimento- Nella seconda fase di rielaborazione e progressiva automatizzazione del fondamentale, gli si fa eseguire in movimento con esercitazioni pratiche; il gesto viene rielaborato, eseguito con un minore dispendio di energie e con un controllo cinestetico sempre maggiore. In questa fase bisogna stimolare l'atleta a mantenere l'attenzione rivolta sul risultato del gesto, pi che sull'esecuzione del gesto- Nella terza fase il gesto viene gestito inconsciamente, tatticamente in funzione della situazione di gioco. A questo punto metto delle situazioni di stress: limiti di tempo nell'esecuzione, velocit, direzioni, etc.

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IL PROCESSO DINSEGNAMENTO

Correggere

Feedback:- il processo con cui si rende il soggetto cosciente di ci che sta facendo di giusto o di sbagliato

L'allenatore vede, l'atleta sente: - la sensazione del gesto da parte dell'atleta importantissima; sviluppando l'aspetto propriocettivo si migliora l'apprendimento e la capacit di correggere il gesto stesso

Comprendere lerrore significa: - Analizzare il gesto - Comparare il gesto: considerare la personalizzazione del gesto (come l'atleta pu eseguirlo) - Determinare l'errore, la causa, la correzione - Scegliere l'errore da correggere: in progressione, dal pi semplice al pi complesso

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IL PROCESSO DINSEGNAMENTO

Correggere

Come comunicare la correzione:Se l'allenatore reagisce ad un errore arrabbiandosi o disperandosi il giocatore lo percepir come un insuccesso e il processo di Feedback avverr con difficolt. Nell'inviare il Feedback si tengano presenti 4 Principi Generali:

1. Tenere conto dell'individuo2. Precisione dell'informazione 3. Scelta di tempo 4. Correzioni commisurate al livello di apprendimento dei

giocatori

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IL PROCESSO DINSEGNAMENTO

CorreggereTener conto dellindividuo

Approccio positivo: valutazione costruttiva dell'errore, attacco genera difesa! Sgridate ed insulti provocano chiusura. I commenti vanno riferiti alla performance e non alla personalit dell'atleta. Se il caso un appr...

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