Mmasciata speciale 10 anni

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    10-Mar-2016

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Il numero speciale della rivista Mmasciata, giunta al suo decimo anno di pubblicazione, ripercorre le tappe del giovane movimento culturale calabrese e punta la lente sugli eventi di fine 2012.

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<ul><li><p>Anno</p><p> VII N</p><p>umer</p><p>o VII</p><p>diretto da S. Alfredo SprovieriPERIODICO DI CULTURA GIOVANILE</p></li><li><p>10 Mm</p><p>Partimmo da dove vorremmo ar-rivare. Gli strilloni per le strade di un piccolo posto, la notizia che arriva al cittadino lascian-dogli la scelta di saperne di pi. Tutto il resto solo il mezzo. Linformazione non nata con Gutember e non morir con Zuckemberg. In questi dieci anni mentre tutti si abituavano a ricono-scersi nelle locandine davanti alle edi-cole come nei potenti che le finanzia-no, un gruppo di ragazzi ha giocato a fare stampa senza editori e senza voler piacere a qualcuno. Una partita ereti-ca iniziata nel 2002 e ancora tutta da giocare. Subimmo un piccolo torto, era-vamo giovanissimi e arrabbiati perch nessuno nemmeno avrebbe mai saputo quello che ci era successo. Decidemmo di patire da l: far sapere agli altri cosa succedeva alle nostre vite, racconta-</p><p>re il nostro punto di vista e ascoltare quello degli altri. Formidabili davvero, quegli anni. La vera svolta per arriv nel 2010, quando tutto sembrava per-duto. Prima di quella data Mm aveva colto grandi obiettivi, diventando un punto di riferimento per il territorio con lalternarsi di diverse generazioni collo-cate per sempre su una linea di conti-nuit; stavolta ripartiva con un gruppo di ragazzi totalmente nuovo. Poche idee possono dire di essere so-pravvissute a chi le ha lanciate, camminando sulle gambe di al-tri, ma si dice che sulla terra ci sar sempre almeno un giusto per ogni idea giusta. Da l ad oggi sono stati fatti passi incredibili, ma so-gnati fin dallinizio. Lidea locale si estesa grazie ad un attivismo creativo e appassionato e grazie al sito internet e ai social network ormai le iniziative raggiungono tutto il pianeta in tem-po reale. Le pagine di Mmasciata.it in questi primi mesi sono state visitate oltre 30mila volte da una comunit di 10mila lettori. Un risultato importante per una testata giovane e di giovani, autofinanziata e indipendente. Sceglia-mo liberamente e in modo netto cosa e come raccontarlo: la nostra vita dal no-</p><p>stro punto di vista. Un lavoro ragionato e, seppur sempre sul pezzo, mai fatto troppo di corsa. Giornalismo sceglie-re, giornalismo saper impaginare un giornale sapendo scompaginando la re-alt. Abbiamo portato avanti un espe-rimento su ci che potranno diventare i giornali una volta liberati dalle paludi dei potentati e dalle speculazioni che rendono questo nobile mestiere nau-frago negli abissi fra vetusti ricconi e imberbi precari: continueremo senza temere i pescecani. Non so se il meglio sia gi venuto o se nemmeno limmagi-niamo. Non so chi ci sar ma so che stato un grande privilegio esserci. Quo-tidianamente, ho vissuto allombra di una passione oscura. Le giornate erano pachidermi e gli anni antilopi, ma mar-ciavano insieme verso lo stesso oriz-zonte. Quando chiudi gli occhi e senti il frastuono di ci che ti si muove intorno finisci per sentirti inutile e immobile a stare l a raccontarlo. Avverti il pericolo imminente, come i passi di quel branco imbizzarrito. Poi accade che apri gli oc-chi e ti fai coraggio sapendo semplice-mente che devi rimanere al tuo posto, a fare la tua parte. La consapevolezza pi grande di questi dieci anni che i limiti da superare sono dentro ognuno di noi.</p><p>Il posto diMmasciatadi S. Alfredo Sprovieri</p></li><li><p>DIRE LA VERITANELLEPOCADELLE BUGIE</p><p>LA RIBELLIONECHE RESISTEANCORA</p><p>&gt;&gt; DICEMBRE 2012 3 </p><p>di Vincenzo Carrieri</p><p>Mmasciata compie 10 anni ed poco meno di un miracolo. Lo semplicemente perch nella vita fluida di oggi poche cose durano tanto. Ci si se-para dalla famiglia, dalla moglie, dai figli, dai luo-ghi e dalle cose. E molto spesso lo si fa in molto meno di 10 anni. Mmasciata invece ancora l e ad essere onesti molto pi bella di quando lavevamo immaginata 10 anni fa. Ora ha una grafica accattivante, ha un sito piacevole, esce con una frequenza maggiore e soprattutto sulla notizia. Prima non eravamo sulla notizia, avevamo delle idee confuse sul mondo, ora le idee sono chiare ed imessaggi puliti. Per se Mm an-cora qui ed pi bella di prima, qualche merito ce lo sentiamo anche noi che 10 anni fa ragionammo sul progetto.Alfredo Sprovieri fece il 90%, perch ha la passione ed il ta-lento per fare questo mestiere e li aveva ben prima di mettere piede in una vera redazione. Ci dava spunti, idee, organizzazio-ne e passione. Ma noi avevamo la voglia di dire la nostra. Da posizioni spesso diverse le une con le altre, ma accomunati da un elemento che sempre di pi merce rara: la libert. Ed ave-vamo il senso dellamicizia. Mi sentivo vicino a loro e loro vicini a me. Il vino o la birra aiutavano. Laffetto e la stima facevano il resto. Ora sono un lettore di Mm. Spesso, quando sono fuori la consulto per sapere le notizie locali che mi fanno sentire pi vicino a casa. Avrei altri siti, ma mi fido di Mm. Perch spessotrovo le cose che nessuno dice e che tutti dovrebbero dire. Il pi grande traguardo raggiunto stato questo: dire la verit in unepoca di bugia. Ed il tutto, senza finanziamento pubblico o privato. Solo auto-finanziamento. A volte ripenso alle riunioni di redazione con immancabile nostalgia. Ci si divertiva e ci si sentiva vivi. Poi succede che fai altre cose, che ti allontani fisi-camente da quei luoghi, che senti di non avere la possibilit di fare cose non remunerate o forse naturalmente passi ad altro. Ed solo in questi momenti che ti rendi conto di quando era bello sentirsi liberi.</p><p>di Alberto Imbrogno</p><p>7 Dicembre 2002, San Pietro in Guarano (CS) un gruppo di ragazzi universitari si accinge a pubblicare il primo numero di un giornale locale che hanno deciso di chia-mare Mmasciata. E il periodo delle nostre ribellioni, dei sogni che vanno oltre la realt, della voglia di combattere e di rendere il mondo in cui viviamo pi equo e solidale. Si era allinizio del secondo governo Berlusconi, appena un anno dopo la tragedia delle Torri Gemelle. Non sapevamo cosa vo-lesse dire Bunga-Bunga, ma parlavamo di Mubarack, Ghed-dafi e Saddam Houssain senza dimenticare limpegno locale. Intervistammo infatti FrancescoAcri, sindaco della nostra comunit. Ricordo che in quegli anni lADSL era un sogno lontano. 7 Dicembre 2012, Bruxelles. Guardo fuori dalla finestra del mio monolocale, nevica fitto an-che sul centro della politica europea. I palazzi dove si prendo-no le decisioni che contano, la Commissione, il Consiglio ed il Parlamento europeo sono a poche centinaia di metri dalla mia finestra. Mi ritrovo a pensare a questi 10 anni passati. Berlu-sconi riprover a fare un governo mentre alla guida della no-stra comunit c sempre Francesco Acri. Gheddafi e Saddam sono stati spazzati via con la forze delle armi, Mubarack con la forza del popolo. Qualcosa cambiato. Mi viene voglia di un cuddrurieddru e di un bicchiere di vino , ma per non sentirmi dire dai governanti italiani che sono trop-po choosy, mi accontento di una birra con frites. Ripenso a quel gruppo di ragazzi unito, ora sparpagliato per lEuropa. Mi dico che non c niente di choosy in tutto questo e che dovrebbero essere i nostri governanti di questi anni a farsi un bellesame di coscienza, visto che unintera generazione sta-ta distrutta dalle loro insensate scelte.Per fortuna Mmasciata resiste e pensare che viva grazie allimpegno e alla passione di nuovi giovani mi fa tornare in mente quel sogno di 10 anni fa.Mi ci fa credere ancora.</p></li><li><p>10 Mm</p><p>&gt;&gt; DICMBRE 2012 4 </p><p> strano aprire il sito internet di Mmasciata e vedere a distan-za di tutto questo tempo il mio nome nella pagina che ne ricor-da i fondatori. S, vero che 10 anni fa accendemmo lidea con i primi numeri del giornale, ma se oggi si festeggia questo impor-tante compleanno merito di chi lha presa, coltivata e fatta crescere, tra-sformandola in passione vera e facen-dola diventare un contenitore culturale significativo.Mi permetto di dire significativo senza esagerare con i complimenti, non per sminuire quello che nel piccolo una grande cosa, ma perch si pu sognare anche che un progetto esploda in qual-cosa pi grande e potente.Secondo me questa la metafora di una generazione che nel piccolo riesce a fare tanto, ma incontra grosse diffi-colt quando prova a ritagliarsi spazi importanti allinterno di panorami pi ampi. Si riuscir in quello che sembra unim-presa ma che tempo fa era naturale? Si riconquister la "normalit"?Volendo dare una risposta obiettiva, c' il rischio di sovrapporre pessimismo e realismo. Come se appena svegli in pieno inverno, si indossassero gli oc-chiali da sole prima di guardare com il tempo fuori: risulterebbe difficile non prendere lombrello quando si esce in strada.In questo momento c' il dovere mo-rale di provarci pensando in modo non convenzionale, chiudere logica ed indi-gnazione nel cassetto e lasciare aperte tutte le domande con risposte sconta-te.In bocca al lupo a quelli che dopo aver acceso le idee ed averle coltivate pro-veranno a farle volare lasciando a casa quellombrello.</p><p>ORA LASCIATEA CASA GLIOMBRELLI</p><p>RESTIAMO COLTIVATORI DI DUBBI</p><p>di Eduardo Cassano</p><p>di Walter Vigna</p><p>Mmasciata compie 10 anni. Potrebbe non voler dir molto nel panorama globa-le e globalizzato della stampa, ma non per questaccolita di giovani incalliti. Rivedersi a distanza di anni con qualche barba in pi e qualche capello in meno (per fortuna non per tutti) fa riflettere su quello che eravamo e quello che sia-mo diventati. In un Paese (Italia o San Pietro? Fate voi) sempre pronto alleterno ritor-no dell'uguale, Mm ha saputo resistere bene alle spallate della vita. Nata inizialmente come organo dinformazione localissimo, quattro amici che si ritrovano davanti a un tavolo a parlare, discutere, animarsi su politica, sport, cultura e quant altro, sembrava unoperazione destinata a pochi intimi. Crescendo ci siamo resi conto che la forza trascinatrice era la nostra voglia di rompere le scatole alla gente, far nascere delle domande, crescere dei dubbi nelle loro teste, evitare per quanto possibile i sonni della ragione A distanza di tempo penso che qualcosa si sia smosso, se siamo riusciti ad arrivare a questo traguardo. La nostra bravura stata quella di riuscire a trasmettere alle generazioni successive la nostra testardaggine e la consapevolezza di essere at-tori della societ in cui si vive. Laver investito sulle generazioni successive alla nostra, dando loro lopportunit di crescere coltivando esperienze, facendo errori, ricevendo insulti, ma sapendo rispondere a questi con mezzi adeguati. Questo stato un grande merito di Mm, e molti dovrebbero riflettere sul come questo obiettivo stato rag-giunto. Senza personalismi, senza guerre di successione, ma solo la voglia di fare bene il proprio compito, consapevoli dei propri limiti e delle proprie capacit. La vita ci ha portato poi a scelte diverse, alcuni di noi partecipano da distanze siderali alla vita del paese. Mm l, ci fa sentire sempre a casa, a tenerci gli occhi aperti sul nostro Paese. Tra dieci anni parleremo dei nuovi frutti di questo lavoro</p><p>UN CAMBIAMENTO SOCIALEdi Fausto La Nocara</p><p>Mmasciata, oltre ad essere promotore di cultura medi attivista anche, e so-prattutto, impegno sociale. Giovani e meno giovani con idee di uguaglian-za, di rispetto verso chi la nostra terra la vorrebbe cambiare sul serio e non solo a parole e con le parole. Ho un episodio su tutti in mente: Noi saremo al fianco dellultima persona che denuncer gli abusi della ndrangheta. Con queste parole scolpite in testa e nel cuore il collettivo si mobilita in molte manifestazioni contro la criminalit organizzata. E il 25 Settembre 2010, ad un mese dal vile attentato dina-mitardo al procuratore reggino Di Landro il Quotidiano di Matteo Cosenza promuove la manifestazione No ndrangheta. Decine di migliaia le persone scese in piazza quel Reggio Calabria a cantare e urlare slogan. Tra questi anche noi con trombe e tamburi a dimostrare che non abbiamo paura di farci sentire, tutti dietro un fortunato stri-scione che con molta eloquenza diceva: Vediamo, sentiamo e vogliamo gridarlo: La ndrangheta una merda. Ma non solo quella giornata, mediaticamente importante, siamo stati accanto a chi lotta anche in altri momenti. Don Giacomo Panizza, in prima linea contro la cosca lametina dei Torcasio riuscito a trasformare un bene confiscato alla famiglia in un progetto che vuole mettere in relazione persone diversamente abili e non. Per difendere il suo progetto stato vittima di innumerevoli attentati alla sua persona e ai suoi collaboratori. E per questo che quando Lamezia si stretta intorno a lui, dopo lennesima intimidazione, noi eravamo anche l, accanto al panettiere che regalava alla folla il pane appena sfornato da chi havuto il coraggio di denunciare chi gli chiede il pizzo. Il collettivo Mm quando c da schierarsi per causa che ritiene giusta lo fa. Come nel referendum contro il nucleare. Assolutamente contrari, tutti i compo-nenti del collettivo si sono mobilitati per organizzare un flash mob e urlare il nostro dissenso con canti e cori da stadio, e cos stato anche ogni qual volta si sceso in piazza contro il precariato. Il collettivo Mm unione, intesa, impegno, passione condi-visa tra tutti i componenti del gruppo, sempre aperto a nuovi arrivi, perch come dissi tempo fa, Mmasciata prima che un giornale una fabbrica di amicizia.</p></li><li><p>&gt;&gt; DICEMBRE 2012 5 </p><p>UNA GUERRIGLIA CULTURALE</p><p>TORNARE A RACCONTARE SUL POSTO</p><p>IL NEMICO E DENTRO DI NOI</p><p>di Matteo Dalena</p><p>di Paolo Vigna</p><p>di Salvatore Intrieri</p><p>Quando ho abbracciato Mmasciata Beppe Grillo colorava il maggio cosentino, ci sarebbero state le Comunali vinte inaspet-tatamente da unalleanza di centro destra e io, che di tutto quel bailamme stordente e centrifugo non me ne facevo nulla, involontariamente cercavo altre sponde periferiche e collettivistiche, esperienze di amicizia e scrittura che popolassero le mie mancanze. Assaporai il senso di Mm nei pochi attimi di un caff, macchiato come le tante zone dombra dei nostri territori che un ragazzo moro e incazzato, insieme a un manipolo di virgulti, si proponeva di illuminare grazie al fascinoso potere di una penna, unita ad una maschera e a quel lenzuolo scimmiesco (che avrebbe poi fatto illustri proseliti) portato orgogliosamente in manife-stazione. Mi son distratto un attimo ed ero gi uno di loro: colpa dAlfredo. Ma, a differenza della canzone, nessuna troia and col nero: non mi feci scappare quellopportunit di socialit e vita, quel laboratorio di amicizia che viveva lesaltante processo del farsi, o dellennesimo rifarsi dopo una lunga storia narratami da coloro che vennero dopo, giovanissimi epigoni di una solida tradizione paesana. Mentre in centro tutto andava verso la deriva della cultura, a vantaggio di una nuova primavera del mattone, della consolle e dei boulevard del nonsense, la periferia virava verso nuovi linguaggi. Noi abbracciavamo la guerriglia semiologica di Umberto Eco, quella veicolata da supersoniche locandine che un qualche mago incompreso tirava fuori come conigli dal cilindro. Le riempimmo di attori e contenuti: capimmo che la crisi pu essere arginata dalla cultura, che le tel...</p></li></ul>