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    26-Oct-2015

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Per avvicinarsi al problema

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<ul><li><p>Mos maiorum 1</p><p>Mos maiorumIl mos maiorum[1] (latino per "costume degli antenati") il nucleo della morale tradizionale della civilt romana.[2]</p><p>Per una societ patriarcale come quella romana le tradizioni sono il fondamento dell'etica; esse comprendonoinnanzitutto il senso civico, la pietas, il valore militare, l'austerit dei comportamenti e il rispetto delle leggi. Il mosmaiorum, fondendosi all'insieme di valori acquisiti in seguito all'ellenizzazione della cultura latina, dar vitaalla''humanitas.Il termine mores, gi usato nel periodo protostorico dalle trib stanziate nel territorio laziale, in riferimento a usi ditipo magico-religioso. Ne d una definizione Sesto Pompeo Festo:[3]</p><p>(LA)Mos est institutum patrium, id est memoria veterumpertinens maxime ad religiones caerimoniasqueantiquorum.</p><p>(IT)Il costume l'usanza dei padri, ossia la memoria degliantichi relativa soprattutto a riti e cerimonie dell'antichit.</p><p>Dal periodo regio, all'et imperiale vengono a identificarsi con una tavola di valori di esempio per la comunit.</p><p>Mores come costumi-usanzeI mores sono dei precetti normativi accettati da tutta la comunit poich investiti di un auctoritas (derivante dal fattoche venivano seguiti dai patres e in parte in quanto rivelati dai sacerdoti). Questi mores non solo sono un'usanzainvestita di sacralit, ma costituiscono un abbozzo di costituzione per l'intera comunit romana, obbligata a seguirli.Si riteneva, soprattutto in epoca regia, che il rispetto di questi precetti (accomunati a religiosit e magia) proteggessedalle forze dell'occulto in quanto concorde al volere delle forze soprannaturali. I mores, pur non creando alcunobbligo reale, erano talmente impressi nel sistema istituzionale romano da mettere il singolo soggetto nellecondizioni "obbligate" di seguirli. Non si certi, ma possibile che i mores, una volta emanati, avessero la funzionedi creare un precedente normativo.</p><p>Storia</p><p>Protostoria: dal X secolo a.C. alla met del VIII secolo a.C.</p><p>L'area "sacra" di Sant'Omobono dove si sono svolti gli scavi e lo studio dei popolilatini risalenti a prima dell'VIII secolo a.C.</p><p>Per approfondire, vedi Fondazione di Roma e Area di Sant'Omobono.</p><p>Secondo le opere storico-giuridiche di Gaio e Sesto Pomponio[4] i mores, sono usi e costumi delle trib che siunirono e formarono Roma[5].</p></li><li><p>Mos maiorum 2</p><p>In questa prima fase erano solo i mores a identificarsi col diritto romano, e costituivano il modo in cui gliappartenenti alla comunit dovevano comportarsi: questi modelli di comportamento derivavano da secoli di usanzeprecedenti dei pagi[6]. Gli studiosi ritengono che prima dell'et regia (ovvero la fase pre-civica) i mores si basavanosul comportamento delle familiae e successivamente (a partire dalla met del VIII secolo a.C.) anche delle gentes,nel rispetto delle forze naturali, come decidevano i sacerdoti. Questi mores furono man mano raccolti dai sacerdoti,che li tramandarono oralmente, custoditi in archivi sacerdotali segreti.In un primo momento i mores non costituirono leggi effettive, ma (soprattutto nella Roma precivica) eranosemplicemente precetti comunemente rispettati dalla comunit. Intorno al X secolo a.C. i sacerdoti raccoglievanotramite forma orale (probabilmente anche per iscritto) questi usi, tenendoli segreti. In questo periodo erano gli unicidetentori delle conoscenze giuridiche, il loro compito consisteva nel rivelare questi usi al soggetto che li richiedesse(sempre segretamente) o piuttosto ad interpretarli nel modo che ritenessero pi consono. Quindi consigliavano alrichiedente una condotta da seguire per conseguire il proprio interesse o per difendersi correttamente da un dirittoaltrui. Questo perch nel diritto dell'epoca era acceso un forte moralismo, si dovevano quindi rispettare prefissatimodi di parlare e di comportarsi per condurre una trattativa o semplicemente far valere un proprio diritto, metodoutilizzato sia nel periodo regio che in buona parte del repubblicano. Nell'et regia l'interpretazione fu affidata al rex eal Pontifex Maximus, sia insieme che separatamente.</p><p>Et regia</p><p>La lupa capitolina, Romolo e Remo.</p><p>Per approfondire, vedi Et regia di Roma, lex regia e rex (Roma antica).</p><p>Nessuna fonte tramanda nulla di preciso sui mores nell'et primitiva di Roma, come si evolsero nel tempo. Solo Sesto Pomponio[7] tramanda che, con i primi re, si sent il bisogno di creare norme scritte tanto da generare l'atto normativo delle leges regiae. Grazie anche ad altre fonti, tra cui Plutarco, Cicerone e Sesto Pomponio, conosciamo queste norme, emanate dai re con l'intervento anche o solo del Pontefice massimo. A questo punto gli storici hanno cominciato a pensare che ci fosse un profondo collegamento tra leges regiae e mores poich anche il pontefice poteva emanarli cos si ritiene che alcuni di questi forse con qualche modifica non siano altro che costumi diventati leggi. Secondo la tradizione e in quest'epoca che si emanarono in opera scritta le leggi il primo non fu Romolo che li eman sempre oralmente (anche se Dionigi d'Alicarnasso[8] ci informa che alcune di esse furono rese in forma scritta per volere dello stesso Romolo), invece la prima opera che si perde nella leggenda sarebbe il liber numae di Numa Pompilio il fantomatico Liber Numae, che per non ci pervenuto, oltre ai libri pontifici (non sappiamo se opera a parte o sezione del Liber): questo libro raccoglierebbe le norme di Romolo e quelle di Numa Pompilio ma in particolare anche i riti sacerdotali sicuramente derivanti da mores[9]. Da quest'opera si ispirarono anche i re successivi creando nuove leges, probabilmente anche nuovi mores, in parte riprese da quelle di Numa. La tradizione</p></li><li><p>Mos maiorum 3</p><p>successivamente ci parla anche di altre opere come il commentarius di Servio Tullio e i Libri sibillini che ricevetteTarquinio il Superbo dalla ninfa Sibilla e che avrebbe alcuni riti religiosi[10], tutti gli atti normativi dell'et regia sonocomunque scomparsi per l'incendio che colp Roma nel 390 a.C.[11] ad opera dei Galli di Brenno. Comunque, sia lepratiche tradizionali che i rituali arcaici gettano le proprie radici nelle consuetudini collettive.</p><p>Interno della Curia, antica sede del Senato.</p><p>A un certo punto per i mores non furonopi sufficienti in quanto il popolo romanorichiedeva un diritto pi sicuro e non incertocome i mores come attesta l'Enchiridion diPomponio:</p><p>(LA)Iniquae initio civitatis nostrae populus sine lege certa,sine iure certo primum agere instituit:omniaque manu aregibus gubernabantur.</p><p>(IT)e certamente il popolo allinizio della nostra citt (Roma)decise di agire senza legge stabile, senza diritto stabile: tuttoera governato dai re con il loro potere.</p><p>(Sesto Pomponio, Enchiridion[12]. traduzione)</p><p>poi pi avanti ci parla di leggi regie emanate dai re della tradizione:</p><p>(LA)Et ita lege quasdam et ipse curiatas ad populumtulit:tulerunt et sequentes reges. Quae omnesconscriptae ex stant in libro Sexti Papirii, qui fuitillis temporibus, quibus Superbus DemaratiCorinthii filius ex principalibus viris.</p><p>(IT)Cos egli (Romolo) propose al popolo alcune leggi curiate (ovvero leleges regie secondo gli studiosi): altre ne proposero i re successivi.Tutte queste leggi si trovano scritte insieme nel libro di Sesto Papirio,che visse nella stessa epoca in cui visse il superbo figlio di Demaratodi Corinto, (per citare uno) fra gli uomini pi illustri.</p><p>(Sesto Pomponio, Enchiridion[13].traduzione)</p><p>Siccome nell'et regia poteva rivelare i mores interpretati anche il rex sicuramente era a conoscenza dei mores,dall'altra anche il Pontifex Maximus contribuiva all'emanazione delle leges regiae alcuni studiosi ritengono chealcune di queste siano in realt mores resi in atto normativo regio o almeno in parte, di conseguenza anche questosarebbe da ritenere un sistema di emanazione di mores (se pur indiretto), da altra parte erano sempre vigenti i morese lo stessa legislazione del periodo precedente.</p></li><li><p>Mos maiorum 4</p><p>Et repubblicana (509-27 a.C.)</p><p>Per approfondire, vedi Repubblica romana e Leggi delle XII tavole.</p><p>Con la cacciata dei Tarquini si concluse l'et regia e l'unico diritto ritorna a essere le rivelazioni e l'interpretazionedei soli Pontefici dei mores. Per in questo periodo che durer circa 50 anni la plebe comincia gi pi a sospettareche i Pontefici interpretino solo per i loro gusti a discapito degli stessi plebei.Nella prima met del V secolo a.C. la plebe ormai sospettava che le interpretazioni del Pontefice Massimo fossero afavore dei Patrizi e a danno dei plebei fin a cui si giunse al punto di rottura. Alcune fonti ci raccontano tra cui Livioe Dionigi d'Alicarnasso che a partire dal 462 a.C. si cre un movimento plebeo il cui fine era un regolamento scrittoche ottennero circa nel 450 a.C. grazie a un decemvirato legislativo durato due anni che aveva il compito di elaborarein massime il diritto esistente finora perci soprattutto di mores (secondo alcuni studiosi anche tramite leges regiaeche hanno fatto da memorizzazioni dei mores). Poi siccome queste non erano di facile lettura la loro interpretatio eracomunque lasciata ai Pontefici tenuta ancora segreta perci da ritenere sempre rientrante come interpretatio di moresalmeno sino a quando Tiberio Coruncanio non la render pubblica e comincer un'interpretazione laica creando veroe proprio diritto ovvero la creazione del Ius Civile. D'altra parte per le XII Tavole erano un'opera che non potevariguardare e non riguardava tutti i rami del diritto perci dove non arrivavano le XII Tavole venivano utilizzati erivelati i mores[14]</p><p>Sempre secondo Sesto Pomponio la prima opera riguardante i mores (sempre indirettamente poich riguarda le legesregiae) dell'et repubblicana secondo la tradizione era il ius papirianum di Sesto Papirio (secondo alcuni GaioPapirio, Pontifex Maximus nel 509 a.C.) che era una raccolta di tutte le leges regiae dell'et regia: anche quest'operasi perde nei meandri della tradizione e non sappiamo se esistita davvero. Il primo cinquantennio del V secolo a.C.fu caratterizzata dal regolamento dei mores in forma di massime, ma da Livio e da Dionigi d'Alicarnasso ci vieneraccontato che a partire dal 462 a.C. i plebei, resosi conto che i Pontefici emanavano i mores solo in favore loro o deipatrizi, cominciarono a chiedere un'opera scritta che riassumesse l'essenza dei mores in modo tale da fermare ilmonopolio dei Pontefici su questi regolamenti orali, tramandati e conosciuti solo dai sacerdoti. Cos con undecemvirato legislativo durato un paio d'anni (le fonti sono discordanti) nel 450 a.C. venne emanata la legge delleXII Tavole. Si trattava di una raccolta dei mores fino ad allora esistenti. Poich l'opera risult di difficileinterpretazione, venne affidata ai pontefici, che mantennero cos il monopolio interpretativo, dove le XII Tavole noncontemplavano determinate norme. Tutto ci mut con Tiberio Coruncanio, primo pontefice plebeo: egli rivel irituali e come venivano emanate le XII Tavole e da qui cominciarono i primi giuristi laici. Fonti utili potevano essereanche il ius usucapionis (di Appio Claudio Cieco) e il ius Flavianum (di Gneo Flavio): il primo legis actiones ripreseda archivi pontificali il secondo su rifacimento senza modifiche ma purtroppo non pervenutoci.Il primo giurista (o, sarebbe meglio dire, vero studioso del diritto) pu essere considerato Sesto Elio, diventato poianche console, il quale nel 198 a.C. fa un'opera di analisi delle XII Tavole e dell'interpretazione pontificale oltre allelegis actiones chiamata tripartita (lat. tripertita). Anche quest'opera non ci pervenuta, ma sicuramente poteva esseredi grande aiuto per capire i collegamenti mores-XII Tavole e mores-legis actiones. I mores dovevano comunqueessere ancora molto seguiti nel I secolo a.C. Il giurista Gaio Svetonio Tranquillo ci racconta di un editto di censuradel 92 a.C. che pone i mores come regolamenti ai quali tutte le consuetudini (Gaio Svetonio parla di novit forseriferendosi anche alle leggi, in qualche misura) si devono adeguare; in caso contrario verranno ritenute inique.</p></li><li><p>Mos maiorum 5</p><p>Et imperiale (27 a.C.-395 d.C.)</p><p>Augusto nelle vesti di pontifex maximus</p><p>Per approfondire, vedi Impero romano, Pontifex Maximus e Imperatore.</p><p>Con l'avvento degli imperatori romani, possibile che i mores siano stati decisi sempre da questi ultimi tramite levarie costituzioni che ne delineavano i limiti. Le ultime informazioni che abbiamo sui mores come regolamentirisalgono al II secolo, grazie al giurista Giuliano dal quale sappiamo che i mores dovevano essere seguiti solo se nonvi erano leggi contrarie. Per i periodi successivi non ci sono informazioni, ma da ritenere che almeno in ambitoreligioso pagano qualcosa sopravvisse; un esempio sarebbero i sacrifici fatti dal senato sull'altare della vittoria perbuon auspicio nelle guerre, poi eliminato nel 382 per volere imperiale, vicino al 380 quando invece l'editto diTessalonica dichiarava la religione cristiana religione di stato. Oppure ancora i riti officiati dal rex sacrorum che fueliminato come figura istituzionale solo nel 390.Le rivelazioni dei pontefici per quanto riguarda i mores hanno sempre minor rilevanza poich molti settori vengonosostituiti con l'osservanza di leges, ma dall'altra parte per gli altri settori del diritto le rivelazioni dei ponteficiassumono meno rilevanza anche perch molti di questi sono gi conosciuti dai cittadini e veicolo sempre maggiorediventa la tradizione oltre che magari gi applicati all'interno del sistema giudiziario, si pensi alla pignoris capio dicui Gaio ci informa che una legis actio che strutturata in alcuni punti secondo i mores . Se poi il iudex (giudice) eindeciso su una causa controversa perch magari quel negozio e regolato da mores o regole conosciute solo daipontefici pu chiedere che intervenga il Pontefice come arbitro della controversia. Dall'altra parte con l'avvento delperiodo imperiale sono gli stessi imperatori a restringere gli ambiti di utilizzo di questi con le loro costituzioni e neabbiamo informazioni dai giuristi. Prima con Gaio Svetonio Tranquillo che racconta di un editto di censura del 92a.C., che dichiarava:</p><p>Tutte le novit fatte contrariamente alle usanze e alle tradizioni dei nostri antenati, non devono essere considerategiuste.[15]</p><p>Infine con Giuliano (II secolo) afferma che i mores si utilizzano solo se non vengono previste leggi in quegli ambiti.Dopo il II secolo d.C. non si trovano pi informazioni ma sembrerebbe che hanno perso quasi del tutto la lororilevanza come atto giuridico, validi ancora per qualche rito pagano (riti del Rex sacrorum, Arvali, ecc. almeno finoa Teodosio I, 390), addirittura la festivit del Lupercalia sopravvisse sino al 495 o forse poco oltre.</p></li><li><p>Mos maiorum 6</p><p>Fonte dei moresAll'inizio, nell'et protostorica, le fonti dei mores non erano altro che il comportamento dei patres, i quali erano igenus all'interno della loro famiglia e seguivano determinati culti ed i relativi sacerdoti, in questi gruppi parentalistanziati sulle colline dove i pi anziani erano i sacerdoti. probabile che gi questi raccogliessero i culti seguiti inquel...</p></li></ul>