Nizzo 2010-ACl

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    06-Aug-2015

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Rivista del Dipartimento di Scienze storiche archeologichee antropologiche dellantichitSezioni di Archeologia e Storia dellarte greca, romana e tardo-anticae di Etruscologia e Antichit italicheFondatore: GIULIO Q. GIGLIOLIDirezione ScientificaM. PAOLA BAGLIONE, LUCIANA DRAGO, ENZO LIPPOLIS, MARIANGELA MARINONE, LAURA MICHETTIGLORIA OLCESE, MARIA GRAZIA PICOZZI, FRANCA TAGLIETTIDirettore responsabile: FAUSTO ZEVIRedazione:FRANCA TAGLIETTI, FABRIZIO SANTIVol. LXI - n.s. 112010EstrattoLERMAdiBRETSCHNEIDER-ROMAArchCl LXI, 2010, pp. 429-490COLLEZIONINUMISMATICHE DELL OTTOCENTONAPOLETANO *gli esordi del giovane fiorelli[IlFiorelli]inetgiovanissimafuaddettoallascuoladiuncertodonBenignoTuzzi,di Napoli. Egli abitava in un primo piano presso la piazza della Pignasecca. Don Benigno Tuzzi era raccoglitore di monete antiche, e ne aveva una conoscenza assai profonda. La sua scuola eraassaisemplice;avevaduescolarisoltanto:GiuseppeFiorellieRaffaeleGarrucci,che eranoalloraduegiovanetti.Quandolamattinaquestigiovanientravanodalui,donBeni-gnopigliavaunsacchettodimoneteanticheeledistribuivainsufficientenumerosopraun tavolino dichiarando di ciascuna il soggetto e poi confondendole tra di loro. Poi obbligava i giovanetti a riordinarle secondo la classificazione che ne aveva fatta. [] Don Benigno era unuomoassaisingolare:abitavainprimopianodoveeraunagrandefinestrachecomuni-cavaconungrandebalcone.Nellasuacasaentravanosoltantoiduescolarienessunaltra persona.Conluivivevaunadonna,chepotremomegliochiamareunaserva,laqualenon era libera di uscire mai di casa, neanche per andare a fare la spesa per il vitto. Dimodoch, quando si avvicinava il mezzogiorno, don Benigno in persona apriva la finestra, passava sul balconee,legatoaduncordino,facevascenderesullapiazzaunpanierino,dentroilquale ilcarnacottaroponevaquantoeranecessarioperilpranzodidonBenignoedelladonna. Don Benigno Tuzzi aveva dunque una particolare predilezione per Giuseppe Fiorelli che era divenuto giovane abbastanza vigoroso, sicch il Tuzzi pot far calcolo sopra di lui per averlo compagno in un grande viaggio che si proponeva di fare e che fece. Egli possedeva un caval-lo ed un trabiccolo buono per non pi che due persone, cio don Benigno e Fiorelli. Il viag-gio che don Benigno aveva in animo di fare era lunghissimo. Si trattava di andare da Napoli a Benevento, e poi a Foggia e poi, risalendo lungo lAdriatico, per le Marche e la Romagna, andarefinoaModenapervedereDonCelestinoCavedoniesentireilparerediluisopra certemonete.Perloscopodelviaggiononerasoloquesto.DonBenigno,cheavevatante conoscenze,profittavadellastradaperfareacquistodimoneteevenderneanchequalcuna, quando avesse avuto la fortuna di farlo a buon prezzo. Il viaggio insomma era un affare, che doveva esserecoronato dallincontro con don Celestino. Il Fiorelli si fermava spesso a rac-* Sono molti i debiti che si contraggono con un Maestro ma assai raro che a quelli scientifici se ne affianchi-no altrettanti connessi alla sfera umana ed emotiva; questo scritto un modesto segno di riconoscenza non soltanto per quanto dal suo insegnamento ho potuto apprendere ma, soprattutto, per quanto ha saputo dare di ci che non possibile imparare. 430valentinonizzocontareconunacertacompiacenzaquestoincontro.DonBenignoTuzziavevaportatouna quantitdimonetedellacuispiegazionenoneracertissimoedaspettavaintornoadesseil parere del Cavedoni. Era curioso, diceva il Fiorelli, il modo col quale il Cavedoni risponde-va. Presa in mano la moneta sulla quale era nato il dubbio ed intorno alla quale don Benigno aspettavailgiudiziodellamico,questifacevasubitounsegnodisorpresachefossenatoil dubbio,mentrealpareredilui,nessundubbioavrebbepotutoesserci.Viceversa,seerail CavedoniamostrarealTuzziqualchepezzochenonriuscivaaclassificare,donBenigno, rispondendo in dialetto napoletano, diceva subito che cosa era quella moneta e don Celestino faceva la faccia della meraviglia. Il Fiorelli, raccontando ci, non mancava mai di aggiunge-re che il Cavedoni era molto brutto e che anche riguardo alla cura della sua persona lasciava molto a desiderare.Con questo suggestivo racconto Felice Barnabei (1842-1922) (Fig. 1) apriva lampia sezionedellesueMemoriediunarcheologo1dedicataallepicagiovinezzadelsuomen-tore,GiuseppeFiorelli(1823-1896)(Fig.2),alqualeerastatoprofessionalmenteeuma-namentelegatosindal1865,allepocadelsuoprimoarrivoaNapoliedelsuodebutto nellarcheologia. Il carattere aneddotico e, a tratti, encomiastico (almeno limitatamente alla versione data alle stampe) della porzione fiorelliana delle Memorie del Barnabei frutto della rielaborazione a posteriori dei racconti e delle confidenze dello stesso Fiorelli ha in parte contribuito ad alimentare il mito del celebre archeologo napoletano, le cui altale-nanti fortune, fin da quando era ancora in vita, avevano finito per coincidere mirabilmente con quelle dellepopea risorgimentale, della quale fu testimone privilegiato prima in virt dei suoi stretti legami con il conte di Siracusa, Leopoldo di Borbone fratello del re delle Due Sicilie Ferdinando II e, poi, per il suo ruolo da protagonista nella concezione e nella direzione delle principali istituzioni create dal neonato Stato per la tutela e la salvaguardia delle antichit. Larcheologia novecentesca, infatti, aveva individuato in Fiorelli il proprio nume-fondatore,ascrivendoloinquellempireodeglieroirisorgimentalidalquale,non senza difficolt, si sta cercando negli ultimi anni di recuperarlo per ricostruirne, scremati i toni celebrativi, la reale personalit scientifica e ricollocarla in modo pi appropriato nel panorama culturale contemporaneo, italiano e internazionale2. 1 Pubblicate postume nel 1933, sono state oggetto recentemente di una accurata riedizione critica (barnabei, delpino 1991) che tiene conto delle diverse redazioni manoscritte dellopera. Per il passo in questione vd. ibid., p. 140 con ulteriori riferimenti bibliografici. Colgo loccasione per rivolgere un sincero ringraziamento al Prof. Filip-po Delpino che ha sempre incoraggiato linteresse di chi scrive per la storia dellarcheologia e lo ha arricchito con spunti critici e costanti stimoli.2 Come ha evidenziato Stefano De Caro (de caro 1994), la riedizione delle Memorie di Barnabei, integrata con i suoi appunti inediti, ha fornito contributi significativi per una rilettura critica e, per cos dire, demitizzata della biografia fiorelliana. I limiti e le debolezze di Fiorelli, che affiorano a tratti dalle pagine inedite del Barnabei, vanno tuttavia interpretati alla luce degli intenti e della prospettiva dellarcheologo di Castelli. Questultimo, infatti, inglobando nella sua autobiografia ampi squarci della vita del suo mentore e diretto predecessore poneva, in modo pi o meno consapevole, le basi di un confronto che se, da un lato, lo avrebbe indirettamente nobilitato, dallaltro, collezioninumismatichedell' ottocentonapoletano431Lepaginerelativeagliesordidel giovaneFiorelli,tuttavia,pidellealtre cirestituisconounosquarciofededegno della condizione del collezionismo numi-smaticodellaprimametdellOttocento nonsoloaNapolima,piingenerale, nel resto della Penisola, un panorama nel qualepotevanotrovarsiainteragirepro-tagonistinobilienotabili,qualiilmode-Fig. 1. felice barnabei (1842-1922). Ritrat-to:Napoli1870ca.(dabarnabei, delpino 1991, Fig. 78).indubitabilmente, avrebbe rischiato di oscurarlo, come poi di fatto avvenne anche dopo la loro edizione postuma, essendo esse quasi del tutto scevre di quei toni e di quelle constatazioni che contraddistinguono gli appunti e le ver-sioni manoscritte dellopera. Sul Fiorelli si vedano da ultimi: scatozza hricht 1987, pp. 865-880; genovese 1992; de angelis 1993; barbanera 1998, pp. 19 ss., con bibl. alle pp. 198-9, nota 101; Atti Fiorelli 1999; sul giovaneFiorellivd.inparticolare:milanese1995;fraschetti1999;milanese1999.Perlafortunadel Fiorelli fra gli studiosi tedeschi si veda da ultimo pirson 1999, lavoro nel quale vengono messi in luce giudizi non semprelusinghierisullasuapersonalitscientifica(Mommsen-Henzen16/XI/1845:Costui[Fiorelli],lInstituto devecercarediattirarloas;nondiventermaiunAvellino,mailpicapacefraigiovanistudiosidiqui; Henzen-Gerhard,20/III/1865:FiorelliunAssociatoeunappassionato,privodierudizionemaanchedipre-sunzione) in contrasto almeno apparente con gli onori dei quali venne insignito, legati non sempre a questioni di merito quanto di opportunit. Fig. 2. giuseppefiorelli(1823-1896). Ritratto: Napoli 1865 ca. (da barnabei, delpino 1991, Fig. 80).432valentinonizzoneseCelestinoCavedoni(1795-1865)3 (Fig. 3), accanto a singolari e caratteristi-cicomprimariche,comeloscurodon Benigno,risultavanononmenopreparati einfluentideiprimi,tantodatravalicare conlapropriafamaeilpropriooperato lesoglieangustedelRegnodelleDue Sicilie4.Letestimonianzerelativeatale periodo raccolte dal Barnabei meritano di essere integrate con quelle pi scarne tra-mandateinprimapersonadaFiorellinei suoiAppuntiautobiografici.Ilpasso relativo al 1843 anno in cui Fiorelli, dopo lapprendistatocondonBenigno,dava alle stampe appena ventenne la sua prima monografia: I3annipassatinellafamiliaritdiBenigno Tuziimidiederoagiodiconoscerepratica-mente, con la scorta di lui, migliaia e migliaia di monete, che egli teneva in serbo per farne commercio,emiporseroaltresoccasionediavvicinareiprincipalivenditorieraccoglitori di esse, che erano in quel tempo Michele Santangelo, il conte Milano, il principe di Sangior-gio,ilcanonicoIorio,MicheleTafuri,SalvatoreFusco,GennaroRiccio,DomenicoCatala-no,CarloBonucci,Ascherson,Gio.BattistaCasanova,OnofrioPacileo,RaffaeleGargiulo, Raffaele Bacone, Pasquale Lambrisi, i fratelli De Crescenzo, i fratelli Mazzola, ed il siciliano 3 Su Cavedoni vd. bortolotti 1866 e f. parente, s.v., in DBI 1979, vol. XXIII, con bibl. 4 Le informazioni disponibili su Benigno Tuzii (questa sembra essere la grafia corretta del cognome, sebbene lostessoFiorellilariportiinaltrevarianti)sonoassailimitate(barnabei-delpino1991,p.86enota18app. 97-8, p. 140 e p. 403); lavor al medagliere del Museo Borbonic