Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi

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    27-Mar-2016

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Franco Duca riflette oggi sugli inizi del Piccolo Gruppo di Cristo, sul ruolo di Ireos, e sulla forza di una vocazione alla quale era ed impossibile sottrarsi. Alcuni fratelli hanno provato a rispondere alla domanda forte di Giancarlo: "Chi il laico consacrato nel Piccolo Gruppo esoprattutto qual il suo stile?". L'interrogativo interpella tutti noi in vista dell'Eremo.Rossella Meneguzzo s'interroga su un tema emergente sia nella Chiesa che in Comunit :l'educazione dei figli e pi in generale dei giovani in una societ in cui la tradizione e la trasmissione dei valori sembrano diventati insignificanti. Tra gli articoli, vi segnaliamo l'esperienza di Edoardo Censi impegnato nel volontariato con altri genitori di giovani disabili.Paolo Cattaneo infine ci racconta del recente convegno sul digitale e sui nuovi mezzi per conoscere e comunicare anche la propria identit cristiana.

Transcript

<ul><li><p>EsperienzediVitaE</p><p>sperienzediVita Periodico della Comunit Piccolo Gruppo di Criston. 149 - anno XXXI </p><p>Ottobreo 2010</p><p> NNoonn vvooii NNoonn vvooii aavveetteeaavveettee</p><p>sscceellttoo mmee mmaasscceellttoo mmee mmaa</p><p>iioo hhoo sscceellttooiioo hhoo sscceellttoo</p><p>vvooii ......vvooii ......((GGvv ..1155,, 11 66))</p></li><li><p>4 La storia del Piccolo Gruppo di Cristo</p><p>7 Chi il laico consacrato del Piccolo Gruppo?</p><p>8 I celibi:dono prezioso nel Piccolo Gruppo</p><p>10 Non voi avete scelto me...13 Non sono pi io che vivo...</p><p>15 Prepariamoci alla confessione</p><p>17 Riflessioni a margine</p><p>20 Nel mondo del Volontariato</p><p>23 Unanima cristiana per il mondo digitale</p><p>25 Sindone: un pellegrinaggio nel cuore della fede</p><p>27 Le mie vacanze</p><p>29 Il Signore ama chi si dona con gioia</p><p>31 accaduto</p><p>Sommario</p><p>Franco Duca riflette oggi sugliinizi del Piccolo Gruppo diCristo, sul ruolo di Ireos, e sullaforza di una vocazione alla qualeera ed impossibile sottrarsi. Alcuni fratelli hanno provato arispondere alla domanda fortedi Giancarlo: "Chi il laicoconsacrato nel Piccolo Gruppo esoprattutto qual il suo stile?".L'interrogativo interpella tuttinoi in vista dell'Eremo.Rossella Meneguzzo s'interrogasu un tema emergente sia nellaChiesa che in Comunit :l'educazione dei figli e pi ingenerale dei giovani in unasociet in cui la tradizione e latrasmissione dei valori sembranodiventati insignificanti.Tra gli articoli, vi segnaliamol'esperienza di Edoardo Censiimpegnato nel volontariato conaltri genitori di giovani disabili. Paolo Cattaneo infine ciracconta del recente convegnosul digitale e sui nuovi mezzi perconoscere e comunicare anche lapropria identit cristiana.</p><p>In questo numero...</p></li><li><p>Mi sembra che sia piuttosto complessocercare di parlare della storia del"Gruppo" per presentarla soprattutto aipi giovani perch mi rendo conto che qualcosa che sfugge alla nostraumana e pur comprensibile "presun-zione" di volerla capire e in qualchemodo "possedere". Lo storico indaga esintetizza per potere trovare sequenzedi casualit e congruenze ed infineindividuare una linea di sviluppo rispet-tosa di una certa razionalit. La nostrastoria, dall'inizio o prima ancora, appa-re animata da semplici ma spessovivaci eventi che sfuggono alla ambi-zione di poterli attribuire alla genialitdi qualche avveduto "conduttore". Mipare corretto invece che, da partenostra, sia sempre prevalsa la con-suetudine di leggere le "esperienzedi vita pratica", di verificarle ed infi-ne di consolidarle in abitudine vis-suta. La nostra Storia non stataprevalentemente frutto della nostragenialit, del nostro studio o dellanostra organizzazione ma statacercata nella intuizione di quella"Presenza" che tanto grande danon permetterci di possederla ma tanto affascinante da sedurre colo-ro che La cercano con pi attenzio-ne. Questa sensazione, che comun-que credo possibile in ogni "ambito" divita umana, particolarmente veranella nostra storia di Chiesa, nel Picco-lo Gruppo, dove questa "presenza" o"Memoria" ci parsa riscattare e tra-scinare, in una impensabile dimensio-ne nuova di Grazia, ogni nostro limite</p><p>umano, intuito in spazi e tempi chespesso avvertiamo sviliti in una spenta"quotidianit". La Storia del PiccoloGruppo stata ricca di stimoli che cihanno condotto a continue "estrapola-zioni" (cercare un polo esterno alnostro io anche collettivo) che ritrova-no nella fedelt all'Amore del Signoree alla Vocazione, il "senso" vero dellanostra Storia.</p><p>Mi stato chiesto di stendere questepoche righe (anche utilizzando una"storia" scritta nel 1993) per ripensarea questi 53 anni ormai passati (maforse sono 57 o 58) e per riverificarericordi e sensazioni anche lontani incui avverto la "liberante" intuizioneche tutto ci non pu essere stato ilfrutto dei soli nostri pensieri e pro-grammi. Non pu essere stata unacosa nostra, per la imprevedibilitdelle evoluzioni che questa vicendaha avuto e per la originalit di pro-poste e atteggiamenti di vita che, inmodo che poteva sembrare anchebanale, venivano proposti dal Fon-datore. Ritengo sia significativo cheabbia ancora nella mia memoria laprima volta che vidi Ireos mentre si tro-vava in Oratorio a S. Pio V ( era unassolato pomeriggio dell'anno 1951 aibordi del polveroso campo di calcio"grande") e provocava in noi che lovedevamo qualche sospettoso pareresu questa, per noi allora, nuova "pre-senza".</p><p>Cito questo ricordo per sottolinearequanto concrete e incisive sono perme le realt che hanno avuto quell'ini-</p><p>4 Esperienze di vita</p><p>Cofondatore</p><p>IL DISCRETO E FORTE MISTERODI UNA ORIGINE E DEL SUO SVILUPPO</p></li><li><p>5Esperienze di vita</p><p>zio e che si sono snodate in tutti questianni ma che ho sempre avvertito avereavuto la loro radice in quel tempo tantodiverso da quello che oggi viviamo .Posso dire che ancora prima del-l'anno 1957 Ireos proponeva in quelgruppo di giovani dell'A.C. di San-Pio V "discorsi" che "sapevano" diuna impegnativa spiritualit chepoteva dare senso ad ogni nostrarealt secolare.Il Concilio Vaticano II non era ancoraneppure previsto eppure noi tutt iavvertivamo il disagio con cui la Chie-sa viveva quegli anni come in attesa diuna qualche "epifania" a cui non eracertamente estranea, almeno per noi,la novit di quel "gruppetto" che ani-mava emozioni e qualche scambio digiovanili impressioni. Nelle primeesperienze di "confidenze" che ave-vamo cordialmente con Ireos avver-tivamo il fascino di confrontare conla Volont del Signore i nostri per-sonali progetti di vita. Erano le</p><p>prime esperienze del "colloquio"che sottolineavano l'importanzadelle nostre personali esperienze divita secolare e della necessit diuna "santit" dei laici. La icona del"monaco delle strade" prefiguravale prospettive che sarebbero appar-se poco dopo nei documenti delConcilio Vaticano II e che ora trovia-mo nella nostra Costituzione.</p><p>Questa nostra Storia iniziata allora,certamente prima dello'anno dell'anno1957, attraversando un tormentatoperiodo di tempo, con modalit origina-li e imprevedibili marcate dalla costan-te caratteristica di mantenersi fedele aci che oggi definiamo il Carisma e laSpiritualit del Piccolo Gruppo di Cri-sto.Lo sguardo che pu percorrere lospazio di questi lunghi non vedeaggettivi umani che possano descri-vere questa storia: Il Gruppo nonpu essere definito conservatore,riformatore o rivoluzionario perch</p></li><li><p>sembra al di fuori di queste dimen-sioni concettuali e,nella nostra fra-gile Speranza "sentito "appartene-re ad una Memoria che il Pensieroe l'Amore del Signore. Il sentirciSuoi nella dimestichezza del dialo-go filiale ci introduce alla consolan-te affermazione di Ireos che ci assi-cura:.</p><p>Non possiamo dimenticare la fonda-mentale caratteristica della solidalinearit di questa Storia che, fra sco-stamenti e rettifica anche significativi,ha sempre disegnato un solido filo cheunisce le prime intuizioni di quegli annilontani ad ogni evento della interavicenda che sentiamo come unaMemoria sempre presente e fedele ase stessa. Neppure possiamo dimenti-care la spesso nascosta sofferenzavissuta dal Fondatore e dai Responsa-bili per guidare il cammino della Comu-nit anche nel pericolo della infedelt.</p><p>Agli Aspiranti ed a tutti coloro che siavvicinano al Piccolo Gruppo conse-gniamo questa sequenza di ricordi verie "sentiti" per avvertirli di quanto spes-so nella nostra storia personale e col-lettiva possano essere nascosti i semidi un "Pensiero" che la anima e lasalva, anche come richiamo ad unapossibile "Vocazione" in un modoquasi sempre impensabile e misterio-so.</p><p>Franco Duca</p><p>Desio aprile 2010 </p><p>P.S. Abbiamo scelto come redazio-ne di mettere in rilievo, con ilcarattere grassetto, alcuni periodi,non perch gli altri siano menosignificativi, ma per agevolare lalettura di questo testo che nellasua complessit e profondit non di immediata comprensione, mache ci parso molto importanteper capire anche l'originalit delcarisma che condividiamo.</p><p>6 Esperienze di vita</p><p>Cofondatore</p></li><li><p> il folle di Dio. colui che ama alla follia Dio. l'appassionato di Dio. colui che senza Dio perduto. colui che senza Dio non pu esi-stere</p><p> Colui che si distingue nettamente:infatti in un mondo dove conta soprattuttopossedere, f la scelta di amare lapovert; in una societ dove sembra che sirealizzi solo Colui che fa quello chevuole, f la scelta di obbedire a Dio peresser veramente libero; </p><p> in un contesto storico definito comeil tempo della post-modernit dove ilcorpo idolatrato ed esibito comemerce di scambio, f la scelta dellacastit. </p><p>Ci vuole tanto coraggio ad essere cos, ma il Consacrato laico del PiccoloGruppo sa che accanto a Lui, a limitar-gli il rischio, c' il suo Signore. Il Consacrato del Piccolo Gruppo colui che fa la scelta totale di Dio, ciouna scelta di vita interamente a serviziodegli altri. Il Consacrato non f risaltare il suogrande io, la sua fervida intelligenza, lasua capacit di organizzazione, Non Colui che f tutto e sa fartutto, ma piuttosto Colui che dice incontinuazione al suo Dio: "ti prego, ionon so cambiare il mondo, cambialotu". </p><p>Si potrebbe dire che il Consacrato delPiccolo Gruppo il "consacrato traspa-rente", cio Colui che non si mostra, malascia trasparire soltanto il SignoreGes. </p><p>Giancarlo Bassanini</p><p>CHI IL LAICO CONSACRATO DELPICCOLO GRUPPO?</p><p>7Esperienze di vita</p></li><li><p>8 Esperienze di vita</p><p>Riflessione</p><p>"Voglio bene ai nostri celibi. Sono figu-re importanti per tutti noi sposi.E desidero che siano felici.So che essi sono riconoscenti a Dioper il dono della loro vocazione, maper viverla bene necessario l'equili-brio. un problema questo che riguar-da ogni stato di vita, non solo quelladei celibi consacrati. nella comunit che i nostri celibidevono trovare il luogo ove coltivarequesto equilibrio. qui infatti che loro, come noi, dob-biamo sentirci aiutati a vivere nellanostra vita spirituale che deve esseresempre coltivata mediante la preghie-ra, l'adorazione eucaristica, i sacra-menti, i ritiri spirituali, i santi esercizispirituali, gli incontri della formazionepermanente e gli incontri di nucleo.Certo la vita del celibe non sicura-mente un cammino di rose, credo chele spine siano numerose anche perloro.Ma chi abbraccia questa vocazione,credo non debba cercare per primacosa il calore della vita d'insieme.Lo scopo a cui deve tendere il celibeconsacrato anzitutto la sua relazionecon il Signore e la sua missione di diffi-cile testimonianza all'interno di questomondo, che non comprende la suascelta di vita, e non il proprio confortoaffettivo.Penso che il Signore doni ai celibi con-sacrati grandi momenti di gioia attra-verso la paternit e la maternit spiri-tuale che essi esercitano come accom-pagnatori spirituali in Comunit o cometestimoni e accompagnatori di giovani</p><p>nelle proprie parrocchie o come perso-ne che offrono in dono la loro vita peramare ed aiutare i poveri, i soli, i mala-ti e gli anziani all'interno della grandecitt.Questi prolungati momenti di gioia cheessi sperimentano credo che valganoampiamente i periodi di aridit dell'esi-stenza che pure ci sono.Diventando anziani i nostri celibi incon-trano il tema scottante della solitudine,le fatiche connesse con il loro stato disalute e qualche volta anche con leloro difficolt di natura psicologica. vero, come afferma Ireos, che "ilcelibe solo, ma senza solitudine",perch sempre in compagnia di Ges,per la solitudine rappresenta un veroproblema.Niente potrebbe colmare il vuoto dellasera, niente potrebbe rimpiazzare latenerezza o l'ascolto di una sposa o diuno sposo che i celibi hanno scelto dinon avere al loro fianco, ma in realtessi lo Sposo ce l'hanno e desideranovivere in unione intima e profonda conDio, amore trinitario. Ci sono delle ore pesanti che il celibevorrebbe condividere, delle confidenzeo situazioni difficili su cui vorrebbe tor-nare a parlare; anche delle gioie, delleriuscite che vorrebbe partecipare. Immagino che a volte vorrebbe esserecompreso, incoraggiato e cordialmenteaccolto.S, il celibe consacrato a volte solocon il Solo.E questo non sempre facile.Tutto questo per non mai un fardel-lo che lo rende triste.</p><p>I celibi: un dono prezioso nel PiccoloGruppo</p></li><li><p>9Esperienze di vita</p><p> la sua condizione liberamente scel-ta ad immagine di Colui che lo ha chia-mato ad essere come Lui.Anche la sua solitudine un servizioalla chiesa, alla nostra Comunit, aciascuno di noi.La solitudine del celibe il luogo dellasua relazione personale con Ges,dell'intimit particolare che Egli, ilSignore, intrattiene con coloro cheogni giorno gli prestano le loro mani, iloro occhi, le loro spalle, il loro cuore,per servire l'uomo che vive in questomondo.Questa solitudine non un vuoto rela-zionale.Il celibe uomo o donna messo daparte per meglio servire il prossimo.La testimonianza del celibe fecondaquando vive la sua solitudine serena-mente e gioiosamente.Molto importanti sono le vere amiciziefra celibi, e tra i celibi e noi sposi, percondividere le gioie, le difficolt, lemedesime speranze e poter contaresulla loro franchezza.Amici con i quali ci si pu anche rilas-sare, ma con cui ci si capisce; fratelli esorelle con cui si condivide il desiderio"di salvarsi per aiutare gli altri a salvar-si".</p><p>Abbiamo bisogno di questi amici, delloro umorismo genuino, della loro gioiasemplice e vera, della loro amorevo-lezza, della loro apertura di cuore edella loro testimonianza.Ci richiede di prendersi del tempo percoltivare questa amicizia e dei tempigratuiti per ritrovarsi.Qualche volta chi ha bambini piccoli liinviti a casa propria, li inviti a pregarecon i proprio figli, condivida con loro unbuon pasto ben animato.Sono queste gioie umane che si pos-sono condividere, che sono preziose eche si apprezzano grandemente.Conservo nel cuore tanta gratitudineper quei momenti che ho condivisocon loro e che mi hanno arricchito siaumanamente che spiritualmente.Il celibe consacrato porta nei vasi dicreta della sua umanit, come quelladi tutte le persone, i pi grandi tesoridella grazia e della sapienza divina.Vale la pena essere celibi nel PiccoloGruppo, una vita appassionante, una vocazione bella da continuare aproporre, una vocazione per cui pre-gare affinch si diffonda sempre pi.</p><p>Giancarlo Bassanini</p></li><li><p>Provo a rispondere alla domanda diGiancarlo " Chi il consacrato nel Pic-colo Gruppo di Cristo".Per me il consacrato innanzi tutto chiriconosce il dono della chiamata aseguire Ges "Non voi avete sceltome, ma io ho scelto voi e vi ho costitui-to perch portiate frutto".(Gv:15,16)Sitratta di fissare lo sguardo su di Luicome i primi discepoli. Lui ci chiamaper essere e divenire i beati del suovangelo. nel seguire Ges, giornoper giorno in un cammino di virt, chenoi rispondiamo alla sua chiamata.L'Eccomi di consacrazione, che nellaFesta pronunciamo, signif ica cheaccogliamo l'abito bianco, la vestenuziale che il Signore mette sulle spal-le di chi a Lui offre tutto se stesso.La nostra vocazione, cio l'esserechiamati per nome a proclamare chesiamo suoi, radicata nell'affidamentoa Lui in modo incondizionato, sebbeneconsci del nostro limite e delle nostredebolezze ma certi della forza dellasua grazia. "Tutto posso in colui che mid forza" (Fil 4,...</p></li></ul>