Orientamento, mobilità e disabilità visiva ?· orientamento, mobilità e disabilità visiva 155 Orientamento,…

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    19-Feb-2019

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<p>155orientamento, mobilit e disabilit visiva</p> <p>Orientamento, mobilit e disabilit visiva</p> <p>Corrado Bortolin</p> <p>Grazie allUniversit e a tutti i convenuti. Il mio inter-vento focalizza lattenzione sulla disabilit visiva e sulla mobilit e vorrei prendere spunto dalla grafica del nome di questa giornata, che SicurezzAccessibile (descrizione della grafica: lultima lettera di sicurezza anche lini-zio di accessibilit). Questo ci insegna che dove finisce la sicurezza, in realt, inizia laccessibilit e che non si d accessibilit senza sicurezza</p> <p>La disabilit visiva pu essere considerata come stato precedentemente sottolineato come uno status, una condizione, cio unalterazione qualitativa e quan-titativa delle strutture e dei processi di rilevamento e di trasmissione di stimoli distali, quali sono appunto gli sti-moli elettromagnetici della banda del visibile. Questo sta-</p> <p>156</p> <p>tus viene certificato da un documento clinico che attesta le condizioni fisiche della persona. Questo referto viene letto dal diretto interessato non tanto come una diagno-si tecnica, quanto come una sentenza senza possibilit di appello. La disabilit visiva , non dimentichiamolo, una dimensione umana che si gioca nella durata, una dimen-sione psicologica del soggetto, una sua specificit, un modo di relazionarsi con il mondo circostante, un mondo che invasivamente molto visivo. Questo determina la sua qualit, le sue condizioni di vita; non una condizio-ne occasionale di breve durata: spesso un evento che si modifica nel tempo e spesso una modificazione di tipo degenerativo e questo porta il soggetto a una modificazio-ne costante del suo rapporto col mondo circostante.</p> <p>Ora, lintervento: la mobilit si colloca esattamente tra il soggetto e il suo ambiente. Oggi si parler di sicurezza, di disabilit e di leggibilit. La disabilit visiva, a seconda del suo grado di gravit, modifica le relazioni del sogget-to con se stesso e con il mondo circostante, sia esso fisico che socio-culturale: la vista serve per poter evidenziare gli elementi del mondo circostante e regolarci con essi. Se sul nostro percorso c un ingombro possiamo decidere di avvicinarci, o di evitarlo, e abbiamo uno spazio-tempo proporzionale alla distanza tra noi e loggetto rilevato per organizzare e decidere cosa fare. Se non ci vedo, o ci vedo poco, evidenzio un oggetto sul mio percorso esattamente quando lo incontro o quando mi scontro con esso, e quin-di lo spazio di decisione uno spazio estremamente con-tratto, estremamente ridotto, quasi istantaneo. </p> <p>Se pensiamo alla sicurezza, si parla di sicurezza sempre negli eventi dove abbiamo poco tempo per pensare a quello che dobbiamo fare; quando si parla di sicurezza lidea che dobbiamo scappare da qualche parte per raggiungere qual-</p> <p>157orientamento, mobilit e disabilit visiva</p> <p>che altro posto pi sicuro di quello in cui ci troviamo. Ecco, in un evento di questo tipo un soggetto con disabilit visi-va ha grosse difficolt nel capire quale sia la migliore via di fuga. Non dobbiamo dimenticare che le indicazioni di sicu-rezza e di comportamento, nel caso di fuga, sono supporta-te esclusivamente da indicatori strettamente visivi. Anche la migliore cartellonistica, con il miglior contrasto, con il miglior font e con le migliori dimensioni presuppone una buona vista in una situazione di emergenza.</p> <p>Allora c da chiedersi: la persona con disabilit visi-va come pu accedere a uninformazione che comunque gioca molto sul visivo, oltretutto nella foresta dei segnali e della segnaletica che spesso invade gli ambienti costrui-ti? Unindicazione ci gi giunta: la persona con disabilit visiva matura nel proprio status delle competenze di mo-bilit e di orientamento che sono soprattutto competenze esperite. Significa che proprio la familiarit quotidiana col proprio ambiente, la sperimentazione vissuta giorno per giorno consente alla persona con disabilit visiva di costru-ire mappe concettuali funzionali a una mobilit sicura. </p> <p>Se non ho sperimentato, precedentemente, il percorso che mi conduce alla via duscita, difficilmente la raggiun-ger in una stato di emergenza. Solo lesperienza consoli-data mi sar utile nella necessit. Quindi la prima cosa sperimentare lo spazio: la persona con disabilit visiva, coi proprio criteri, coi propri metodi, con le proprie strategie ha la possibilit di costruire una mappa concettuale effica-ce. Ma quello che pi importante, quando si parla di si-curezza, non solo ladeguamento, laggiornamento degli ambienti, ma soprattutto creare buone prassi di sicurez-za: noi possiamo anche avere i migliori ambienti sicuri, ma se non sperimentiamo, non consolidiamo personalmente delle buone prassi sicure, nessunambiente ci tutela. </p> <p>158</p> <p>Non appartiene molto alla nostra cultura esercitarci alla sicurezza: le strategie, anche neurofisiologiche, neuro-biologiche di reazione al pericolo sono maturate, si sono sviluppate nella savana e probabilmente non sono molto adeguate alla foresta urbana; quindi i comportamenti in-dividuali di fronte alleveniente spesso sono quelli di rea-zione panica, che creano spesso problemi a noi stessi e ai nostri simili. La domanda : chi di noi ha sperimentato, sperimenta e potrebbe mettere in atto ora, in questo mo-mento, visto che lemergenza non programmata nes-suno ci dice che tra 10 minuti c un incendio, che tra 10 minuti arriva il terremoto. Lidea : quanti di noi hanno metabolizzato buone prassi, comportamenti strutturati, di fugha, di evitamento, di sicurezza? Io no! Probabilmen-te al primo segnale di allerta ciascuno di noi andrebbe allarrembaggio del Si salvi chi pu!, ciascuno a modo proprio: chi ci vede meglio e ha le gambe pi buone forse correr meglio di chi corre meno e ci vede meno. Penso che una delle sfide vincenti sia leducare alla sicurezza. Quan-to appartiene questo atteggiamento di prevenzione strut-turata alla scuola? Quanto appartiene alla formazione al lavoro? Quanto appartiene a chi sta nei luoghi di lavoro? cos come a chi sta in casa? Penso, con presunzione, poco, penso pochissimo. E quando levento accade o accaduto c poco da ragionarci sopra, ormai accaduto e c poco da fare; la sfida che noi lanciamo, che poi sar sviluppata ulteriormente dalla collega Paola Lafhag, che leducazio-ne alla mobilit anche, vero, educazione alla sicurezza, cio instaurare nel soggetto buone prassi, gesti quotidia-ni: ci che mina la sicurezza, oltre alla scala, la nostra disattenzione, la superficialit dei nostri atti, il gesto irri-flesso: la borsa lasciata per terra sul percorso di fuga mina tutta la sicurezza e con essa linvestimento progettuale di </p> <p>159orientamento, mobilit e disabilit visiva</p> <p>adeguamento di un edificio. Una borsa lasciata fuori luo-go fa cascare immediatamente tutto un percorso, anche molto strutturato, di analisi progettuale sulla sicurezza. </p> <p>La sicurezza della struttura si gioca sulla responsabi-lit individuale, tra accessibilit e responsabilit c una grossa familiarit; e questa familiarit va esercitata, cio debbono essere creati e strutturati e mantenuti i meccani-smi di reattivit al pericolo. In molti paesi, le esercitazioni non sono levento folcloristico occasionale che fa tanto fe-sta comunitaria. Esse sono buone prassi ripetute periodi-camente in modo tale da essere ineriorizzate, come si fa al Pronto Soccorso. Sono comportamenti che rispettano un protocollo che viene messo in atto dal soggetto ad occhi chiusi, assolutamente in modo automatico: questo garan-tisce la sicurezza, laccessibilit. </p> <p>Le persone con disabilit visiva possono esercitare que-sto nella frequentazione quotidiana, quando prendono possesso del luogo di lavoro insieme alle funzioni e al pro-cesso educativo-formativo per lespletamento della propria professione. Bisognerebbe esplorare e conoscere lo spazio nel quale si vive e lavora ed individuare allinterno di que-sto spazio quello che gli adetti alla sicurezza hanno deciso essere il percorso di fuga o gli atteggiamenti da mettere in atto per la sicurezza. Questi percorsi vengono effettuati allinterno di processi formativi denominati Corsi di orien-tamento e mobilit, che vengono svolti da persone qualifica-te al caso e che hanno un percorso ben definito. </p> <p>Il problema dellipovisione che non si vede. In questa sala ci sono molte pi persone con disabilit visive di quanto non si veda e non si creda. Lattenzione alla visione e alla visi-bilit ci sfugge di mano con estrema facilit, con evidenza. </p> <p>Nelle proiezioni delle slides abbiamo tenuto poco conto della qualit intrinseca in rapporto con la luminosit am-</p> <p>160</p> <p>bientale. Ci ha creato una scarsa leggibilit delle stesse con preclusione dellaccesso al loro contenuto, pur eccellente. La relazione ambientale migliorata quando qualcuno ha avuto laccortezza di ridurre la luminosit dellambiente migliorando la qualit di un lavoro che era sicuramente molto molto eccellente. Ecco, una persona con disabili-t visiva ha avuto una difficolt di accesso a quelle slides, cos significative, forse maggiore di quanto non potessi-mo averla noi normovedenti. Spesso proprio su queste disattenzioni del quotidiano che si gioca la sicurezza e lac-cessibilit. Non la cosa in s ma la relazione della stessa con lo sfondo ambientale nel quale si colloca che determi-na la qualit dellaccessibilit e della sicurezza.</p> <p>Nella disabilit visiva vengono ridotte, compromesse o addirittura annullate le possibilit di apprendimento per imitazione; cio, in caso di necessit, cio non posso osser-vare il comportamento del mio vicino per individuare la strategia migliore; non mi aiuta perch non vedo il mio vi-cino, o perch lo vedo poco e se si allontana da me un metro in pi sparisce dal mio campo visivo. Il suo comportamen-to non mi in nessun caso di aiuto per individuare, nel ma-rasma dellevento, quale sia la scelta migliore. I comporta-menti per imitazione decadono; non detto che imitare sia sempre una grande virt, per in alcune occasioni pu an-che essere salvifico, e questo potrebbe essere interessante. Decadute queste strategie e decaduta la possibilit di indi-viduare visivamente i segnali rimane il fatto che lesperien-za personale e la maturazione di buone prassi rimangono ancora lelemento vincente per una buona sicurezza.</p> <p>A voi tutti il mio grazie e buon lavoro.</p>

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