Palazzi antichi di matera

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32 Nuova serie VOLPE F. P., Memorie storiche, pp. 15 e 24. 23 1 Idem, da Gerusalemme Conquistata di T. Tasso, p. 23. Idem, p. 43. 24 2 3 4 Lapide posta sulla chiesetta di S. Nicola in Castelvecchio 25 A.S.M., Nelli N. D., Cronologia, 1751, cap. I, par. 19. Idem, p. 206. 26 5 6 7 8 Da un documento nel Quaderno degli appunti, del dott. C. Passarelli. Idem, p. 216. 27 10 12 11 9 A.S.M., Catasto Ostiario 1732, f. 118, v. Catasto Ostiario, f. 1041. Idem, p. 306. 28 13 14 15 16

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  • Nuova serie

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    Quaderni della Biblioteca Provinciale di Matera

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    Palazzo di Castro Vetere

    Subito dopo la vecchia chiesa di san Nicola, da tempo profanata, sita in contrada del Castiglione, sono i resti rimaneggiati dellantichissimo Castello, chiamato dal Volpe Metellano, perch ritenuto costruito dal console romano Cecilio Metello in epoca di Ottaviano Augusto. Esso stato di norma la residenza di coloro che nel tempo hanno dominato la citt di Matera e per conseguenza anche dei Nor-manni.1

    1 VOLPE F. P., Memorie storiche, pp. 15 e 24.

    Questi generosi guerrieri, giunsero in Italia Meridionale alla spicciolata. Gli ufficiali maggiori dei Normanni, entusiasti del valore di Guglielmo Braccio di Ferro, si unirono nel 1042 in Matera e lo elessero loro comandante con titolo effettivo di conte di Matera e con quello onorifico di conte di Puglia. Diverse le vicende che seguirono. Si afferm con i Loffredo la sovranit di dominio che tennero dal 1064 sino al 1133. Furono a capo della contea Ruggero e i suoi discendenti da Amico ad Alessandro, che, entrato in possesso della contea materana, la tenne con reale

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    2 GATTINI G., Note storiche, p. 21.3 Idem, da Gerusalemme Conquistata di T. Tasso, p. 23.4 Idem, p. 43.

    splendore e indipendenza; e pur possedendo con la nobilt del sangue il vero va-lore normanno, diede prove soventi insieme ai suoi figli Alessio e Roberto di buon governo e cur lindipendenza dellestesa e ricca contea materana pretendendo dai sudditi obbedienza e diritto alla successione.

    Il Gattini riporta la seguente frase di Alessandro Telesino: Alexander vero comes dum ob periurium perpetratum Regem valde pertimesceret, relicto quondam munitissimo oppido nomine Matera filio suo, cui nomen erat Goffridus, ad comitem Ranulphum profugus advenit... Devicta itaque Matera rex super Armentum, muni-tissimum oppidum, quo Robertus frater praedicti Goffridi inerat, venit....2

    Lo straordinario avvenimento che si verific sotto il Loffredo dopo il famoso sermone pronunicato a Clermont dal grande pontefice Urbano II il 27 novembre 1095, nel quale invoc una spedizione in Terra Santa per liberare Gerusalemme dagli infedeli. Fra i gruppi della prima Crociata i Normanni guidati da Boemondo, figlio di Roberto il Guiscardo e da suo nipote Tancredi, richiamarono i Normanni esistenti in Puglia, fra cui il folto nucleo materano di Castel Vetere, partecipazione esaltata nei seguenti versi del Tasso:

    Ed altri abbandon Melfi e Lucera,/ E l culto pian, dove si sparge e miete, / di Troia e di Siponto, e di Matera / e di Foggia, chaccende estiva sete.3

    Giuseppe Gattini, malgrado il suo vasto archivio ricco di interessanti docu-menti, non parla n dellorigine n di colui che costru il vecchio castello sorto sullaltura occidentale della Civita. Leggendo attentamente la sua documentata storia su Matera si ha occasione di rilevare una sola citazione dellesistenza di un munitissimo oppidum allepoca del Conte Alessandro Loffredo.

    Lo stesso storico, nel ricordare alcune porte e difese della vecchia citt, fa una sommaria descrizione delle strutture che nel 1353 si riscontravano in Castel Vecchio: Questo maggior propugnacolo aveva merli, balestrieri, spalti, torrioni, corridori coverti, segrete, alloggiamenti e magazzini.4

    Il complesso si trovava in un grande spazio sul sito pi elevato dellabitato, chancor oggi ha il nome di contrada di Castel Vecchio. Nellistrumento del 1353 rogato per man di Not. Luca de Roberto di Matera, esistente nellarchivio della Cattedrale, si conosce il nome del castellano di quei d, veggendosi sottoscritto per testimone Franciscus de Bardis Castellanus Castri Mathere.

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    Ingresso Palazzo Castro Vetere

    Lapide posta sulla chiesetta di S. Nicola in Castelvecchio

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    5 Idem, p. 206.6 A.S.M., Nelli N. D., Cronologia, 1751, cap. I, par. 18. 7 A.S.M., Nelli N. D., Cronologia, 1751, cap. I, par. 19.8 MORELLI M., Storia di Matera, p. 215.

    Ma non fu lunico, si ha notizia dellesistenza dei seguenti castellani: Simone Nobile dal 1508 al 1529 per testamento presso il Notaio Sanit; Pirro Groia o Grue sempre per notaio Sanit; Staso Gattini dal 1534 al 1570, come si legge nel Verricelli; Ascanio Clemente dal 1570 al 1576; Santo Burges che lo ricevette da Ascanio Clemente secondo un protocollo del notaio Spinelli che scrive: Constitutus honorabilis Sanctus Burges qui coram nobis dixit fuisse constitutus castellanus dicti Castri et recepit a nobili Ascanio Clemente ... dictum Castrum dicte Civitatis et claves numero viginti unius dicti Castri portarum eisdem, et par unum de zipponi et trabum unum positum in turri cum omnibus ferriatis, cum ponte et catena et sarto et molinello et aliis suis membris et ferraturis ...5

    Ottenuto dalla regina Giovanna I il principato di Taranto e le contee di Lecce e di Matera, il principe Giannantonio Orsino opt per la residenza sia a Taranto che a Matera, dove ebbe subito due iniziative: ampliare le opere di difesa della Citt specie nella parte nord-ovest e disfarsi delle strutture del vecchio Castello, ritenute sorpassate e fatiscenti e non pi isolate ma accerchiate da nuove costruzioni. Mentre era al potere la regina Giovanna II nel regno si susseguirono continue guerre per il possesso di terre e citt. In questi contrasti Giovanni Antonio Orsino del Balzo ebbe atteggiamenti tirannici. Per il Nelli in un primo tempo spogli i materani dei loro beni6 riducendoli in una grande povert e miseria. Ma una volta sconfitti i Sanseverino, lOrsino recuper il principato di Taranto e la contea di Matera che tenne fino al 1463, anno in cui mor.

    Durante gli ultimi anni, di vita assunse un diverso atteggiamento nei riguardi dei materani; fu costretto a restituire i beni di cui si era appropriato e concesse le pertinenze del vecchio Castello per farvi edificare case; il re Ferdinando con-ferm la concessione senza pagare censo alcuno.7 Il Morelli conferma detta concessione8 e mette in evidenza la particolare esigenza della Citt, che aveva bisogno di case in considerazione della crescita della popolazione dovuta sia alle migliorate condizioni economiche che allimmigrazione dai paesi vicini. Furono questi i motivi che indussero alcuni cittadini a rivolgersi allOrsino per ottenere lunico suolo edificatorio disponibile ed esistente nella cerchia antica, cio nel Castelvecchio, ormai abbandonato e privo degli aggiornati requisiti; il principe

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    9 Idem, p. 216.10A.S.M., NELLI N. D., ms 1751, cap. 2, par 19.11 Da un documento nel Quaderno degli appunti, del dott. C. Passarelli.12 GATTINI G., op. cit., p. 312.

    accolse la richiesta e concesse tutte le pertinenze del vecchio maniero. Fu un accorrere di materani e forestieri che se ne divisero stanze, atri e giardini dandosi subito a realizzare le costruzioni. Da una particola del privilegio si apprende che i primi concessionari furono pi di 25. Ma poich la concessione era stata verbale, a evitare eventuali contestazioni, fu chiesto un documento scritto che fu concesso con decreto del 3 novembre 1448 spedito dal castello di Lecce; fu confermata e ratificata la concessione e il principe si disse lieto di provvedere alla bellezza e ampliamento della citt e al decoro e comodit dei cittadini.9 Il Nelli dellavviso che la vendita sarebbe avvenuta nellanno 1450.10

    Le concessioni furono un dono gratuito per il ceto meno abbiente, mentre le torri che formavano la cerchia esterna del castello furono vendute.11

    Con le concessioni delle pertinenze del vecchio maniero trassero beneficio le seguenti persone: Franciscus Jacobi de Donato; apprehendens, tenens, et possidens quamdam partem ipsius loci iuxta locum Angeli notarii Eustasii , iuxta murum dicte Civitatis et alios confines. Gli altri concessionari furono: Antonius de Pas-sarella, notarius Nicolai notarii Eustasius, Leus Nicolai de Leone, Angelus Luce de Matera, Augustinus de Cassano, Lillus Petri Cannarili, Antonellus Ganghonus de Latertia, Tommasus Jacobi de Casello, Jacobus Vulpis, Lucas Cicci Mathei Orfani, Costantia Jacobi de Bressia, Eustasius do.ni Jacobi Perilli, Gabriel Donati not. Eustasii, Antonius magistri Ursonis, Troylus comitis Carboni, Angelus not. Eustasii, Jacobus Antonii Bardarii,Blasius Georgii de Rospo, Antonius Donati de Cagniono, Nicolaus Neapolitanos de Altamura, Nucuus de Fogia, Orlandus de Tarento, Donatus Joannucii de Nella, Regna Joanni Malevindi.12

    Oltre alla presenza dei Castellani che avevano il compito di vigilare sul complesso e le pertinenze del Castello non si conoscono altre vicende, relative al loro ruolo. Delle 1296 pergamene (1082-1794) costituenti il Codex Diplomaticus materanensis ritenuto dal Fortunato la pi ricca, organica e completa raccolta pergamenacea della storia lucana, lo storico aveva in programma di trascrivere il testo delle pergamene, ma avendo trovato difficolt, sono stati redatti solo i regesti che danno alcune indicazioni.

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    13 FORTUNATO G., Badie feudi e baroni, p. 456-501.14 Idem, p. 306.15 A.S.M., Not. Sarcuni, 13.20.1706. 16 A.S.M., Catasto Ostiario 1732, f. 118, v. Catasto Ostiario, f. 1041.

    Esaminando queste sintetiche notizie abbiamo potuto rilevare dodici atti ri-guardanti le numerose costruzioni esistenti nellambito di Castro Vetere. In essi si costituiscono benefici in favore dei monasteri di Santa Lucia e dellAnnunziata, della Cattedrale, del Seminario e del monastero di santAngelo di Montescaglioso.13

    La casa palazziata sita al centro del maniero, che fu residenza anche dei conti Loffredo, risulta abitata dai Tanzi, famiglia di antica nobilt.14 Fra gli esponenti di questa casata molti ebbero vita attiva in vari campi: si ricorda don Giambattista, arciprete della chiesa metropolitana di Matera, e altri citati in scritture private. Fra tutti per il pi noto padre Serafino Tanzi, al secolo Alessandro, dellordi