PARTE PRIMA Insegnare e apprendere diversamente: la prospettiva interculturale

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    01-May-2015

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  • PARTE PRIMA Insegnare e apprendere diversamente: la prospettiva interculturale
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  • La formazione per chi emigra sintesi di accoglienza e di stabilizzazione. Limmigrato accetta di intraprendere un percorso formativo sia per imparare a convivere nellambiguit della sua condizione sia per uscire da essa. Egli inizia un percorso di reidentificazione linguistica, socio culturale, professionale.
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  • La formazione non pu da sola risolvere tutti i problemi di inserimento o di non inserimento dei migranti: lesito dei percorsi di integrazione ha a che fare con le pi complessive politiche di integrazione che un Paese disposto a mettere in atto.
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  • In una ricerca ormai classica Francesco Susi ha mostrato che i bisogni formativi e culturali delle popolazioni immigrate non sono un di pi, un lusso da riservare agli immigrati di cui si siano gi soddisfatti i bisogni primari.
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  • Oggi a distanza di circa quindici anni da quella ricerca alcune cose sono cambiate e tuttavia lindagine continua ad essere di stringente attualit. La ricerca ha infatti esaminato ed evidenziato i bisogni formativi degli immigrati residenti in Italia.
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  • Essi possono essere cos sintetizzati: Bisogno di inserimento e superamento delle barriere culturali ma anche bisogno di conservare la propria cultura, farla conoscere, trasformarla in una risorsa superando la mentalit del colonizzato che spinge a dissimulare la propria identit; Bisogno di conoscere la lingua italiana nei suoi vari aspetti; Bisogno di sentirsi soggetti attivi della vita economica e sociale del Paese ospite; Bisogno di conoscere la lingua italiana a differenti livelli di complessit a seconda del grado di istruzione e delle necessit dei richiedenti; Bisogno di accesso si servizi e di sostegno per poterli utilizzare;
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  • Sono stati poi individuati con precisione i bisogni concernenti listruzione e la formazione: Bisogno di vedere riconosciuti i propri titoli di studio e la propria professionalit; Bisogno daccesso a corsi di istruzione e formazione professionale che tengano conto delle caratteristiche e dei vincoli della domanda degli stranieri e dei loro progetti di stabilizzazione e di rientro.
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  • Le esigenze della popolazione immigrata sono quindi relative al bisogno di inserimento sociale e professionale. Ci significa che le politiche di integrazione, senza trascurare i bisogni primari, debbono superare quellapproccio emergenziale che le ha caratterizzate per anni.
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  • La formazione assumendo queste legittime richieste, pu diventare una via preferenziale per integrare i soggetti immigrati nel tessuto economico, sociale e culturale dei Paesi ospitanti. A tal proposito Francesco Susi afferma che bisogna imparare a considerare ogni straniero una persona che reca con s una storia e una memoria, che ha una cultura e una patria, un progetto di vita e delle competenze da valorizzare, che non ha solo bisogni primari ma anche di comunicazione, di socialit, di affetto, di cultura.
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  • Leducazione e la scuola si trovano di fronte a una grande sfida lanciata dalla societ multiculturale. La scuola, pertanto il primo e pi importante strumento di modifica proprio perch consente la socializzazione dei membri della comunit e la trasmissione delleredit culturale accumulata dalluomo. Nel momento in cui ci si posti il problema di compensare le carenze delle minoranze etniche, dovute molto spesso a ragioni di carattere socio-economico, si partiti dalla convinzione che tali carenze fossero dovute alla debolezza o allarretratezza di una cultura che bisognava portare al livello della nostra.
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  • In un noto testo dal titolo Dizionario della diversit scritto da Tentori si chiarisce bene come riconoscere la diversit dellaltro permette di porre con una certa chiarezza limiti al proprio spazio psichico ed esistenziale. Il singolo si riconosce differenziandosi da ci che altro. La scuola diventa, per conseguenza, il luogo privilegiato dellincontro tra sistemi culturali e valoriali diversi.
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  • Il principio che la persona un valore infatti non pu essere sottoposto ad alcun processo di impoverimento o di relativizzazione, ma deve anzi essere mantenuto saldo perch solo in questo modo e partendo da tale riconoscimento possibile trovare risposte adeguate ai problemi emergenti della polis plurietnica e non solo e alla richiesta sempre pi diffusa di una nuova paideia occidentale.
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  • Gli allievi presenti stranieri presenti nella scuola italiana erano circa 501. 494 nellanno scolastico 2006/2007 con unincidenza del 5,6% sulla popolazione scolastica complessiva. Va osservato che nellultimo decennio si verificato un rapidissimo incremento di alunni straniero nella scuola italiana: erano poco pi di 50.000 nellanno scolastico 1995/1996. Laumento, nel triennio 2004/2006, stato mediamente di 70.000 unit allanno.
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  • La maggiore concentrazione di alunni con cittadinanza non italiana si ha nella scuola primaria ( 38% del totale di alunni stranieri iscritti nei diversi ordini di scuola) che corrisponde mediamente al 7,7% per ciascuno dei cinque anni di corso. Dopo la scuola primaria la secondaria di primo grado ad avere con il 22%, la maggiore consistenza di alunni stranieri, equivalente mediamente al 7,6% per ciascuno dei tre anni di corso.
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  • Leducazione interculturale si connota nella prassi quotidiana con strategie operative caratterizzate dai seguenti elementi fondamentali: La selezione di tematiche interculturali nellinsegnamento disciplinare e interdisciplinare, con una successiva revisione dei curricoli; Lo svolgimento di interventi integrativi alle attivit curricolari, anche con il contributo di istituzioni e organizzazioni varie impegnate in attivit interculturali; Lattenzione ad un clima di apertura e di dialogo, nonch ad una riflessione sullo stile di insegnamento; Ladozione di strategie mirate, in presenza di alunni stranieri con particolari necessit.
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  • Negli ultimi anni gli insegnanti hanno adottato strategie differenti per orientare la didattica in senso interculturale, secondo linee offerte dalla teoria pedagogica e da approcci empirici e sperimentali, sulla base delliniziativa autonoma, della creativit individuale e del ricco patrimonio di esperienze accumulato dalle scuole.
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  • Graziella Favaro ha individuato i seguenti filoni entro cui ordinare le esperienze pi conosciute e formalizzate di approccio interculturale: La didattica dellaccoglienza; La didattica per la promozione e il confronto fra le culture; La didattica per il decentramento dei punti di vista ; La didattica per la prevenzione degli stereotipi e dei pregiudizi; La didattica per il cambiamento delle discipline; La didattica dellitaliano come lingua seconda.
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  • La didattica dellaccoglienza pu essere attuata nella fase iniziale di inserimento dellallievo straniero nel contesto scolastico. Riconoscendo la specificit dei bisogni dei bambini stranieri, i singoli istituti scolastici si sono dotati di dispositivi e percorsi flessibili e operativi per gestire laccoglienza degli allievi stranieri e delle loro famiglie nelle istituzioni scolastiche. Per progettare in maniera efficace laccoglienza dei bambini stranieri pu essere, per esempio, predisposto un protocollo daccoglienzain cui confluiscono linsieme degli interventi, delle strategie, tra cui essenzialmente :
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  • Le procedure messe in atto al momento delliscrizione; Le strategie per la prima conoscenza; Altri dispositivi di accoglienza, quali gli strumenti offerti da centri di documentazione interculturale. In questa fase pu essere importante raccogliere la storia personale del bambino straniero, ottenendo informazioni sul sistema scolastico di provenienza e costruendo una comparazione con quello italiano, ponendo attenzione ai modelli organizzativi e didattici.
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  • Le procedure di accoglienza che la scuola mette in atto possono essere distinte in: Procedure di carattere burocratico-organizzativo come le procedure di iscrizione; di carattere informativo- culturale quale la costruzione di un centro di documentazione, di carattere relazionale come la riflessione sulle modalit di accoglienza in una classe da parte di bambini e insegnanti o di carattere educativo- didattico quale la predisposizione di laboratori per lapprendimento linguistico.
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  • Lapproccio interculturale messo in atto pi di frequente in questi anni dagli insegnanti senza dubbio quello della didattica per la promozione e il confronto delle culture per consentire lacquisizione delle conoscenze necessarie per attuare una giusta percezione delle culture altre. La presentazione e lesplorazione degli aspetti delle diverse culture si sono cos rivelati in questi anni il modo pi immediato per rendere operativo limpegno interculturale. Successivamente ad una prima fase di emergenza le scuole si sono adoperate per introdurre nei curricoli, in modo stabile, percorsi didattici volti alla conoscenza delle diverse culture.
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  • La didattica per il decentramento dei punti di vista un ulteriore approccio interculturale attuato con successo in questi anni dagli insegnanti. Si prendono in esame, in questo caso, specifici temi ed elementi culturali che sono poi analizzati a partire dai