Pastor Gregis

  • View
    213

  • Download
    0

Embed Size (px)

DESCRIPTION

Mensile della Chiesa di Nola XXXI - 2 - Febbraio 2016

Transcript

  • ann

    o X

    XXI

    num

    ero 2

    Feb

    braI

    o 2

    016 Pastor Gregis

    La Chiesa di Nola ha vissuto in questo mese di febbraio due importanti avvenimenti: la celebrazione del 25 di ordinazione episcopale del proprio vescovo,

    mons. Beniamino Depalma, e la IV sessione sinodale dedicata al tema Per una Chiesa capace di comunione. Momenti di grande gioia e discernimento

    che hanno consentito di fare memoria del significato del ministero episcopale, al quale abbiamo scelto di dedicare questo numero

  • febbraio 201602

    mensile della Chiesa di Nola

    in Dialogo mensile della Chiesa di NolaRedazione: via San Felice n.29 - 80035 Nola (Na)Autorizzazione del tribunale di Napoli n. 3393 del 7 marzo 1985Direttore responsabile: Marco IasevoliCondirettore: Luigi MucerinoIn redazione:Alfonso Lanzieri [333 20 42 148 alfonso.lanzieri@libero.it], Mariangela Parisi [333 38 57 085 indialogo.parisi@gmail.com], Mariano Messinese, Antonio Averaimo, Vincenzo FormisanoStampa: Giannini Presservice via San Felice, 27 - 80035 Nola (Na)Chiuso in redazione il 23 febbraio 2016

    LUOGHI DI COMUNIONE CONTRO IL LINGUAGGIO DELLA VIOLENZAdi Marco Iasevoli

    Un agguato a Mariglianella. Un altro a Pontecitra, quar-tiere di Marigliano.

    Un duplice omicidio a Saviano. Lanno scorso un giovane ucci-

    so sugli scalini di una cappella nel piano-Napoli di Boscoreale.

    Qualche mese fa, invece, un as-sassinio a San Paolo Bel sito.

    A memoria, non ricordo ne-gli ultimi dieci anni unanaloga esplosione di violenza nel nostro territorio.

    Particolarmente efferato il de-litto di Saviano, legato, in base a quanto si apprende, a un debito di gioco che un boss emergen-te non ha voluto pagare e che ha pensato di saldare facendo crivel-lare con colpi di arma da fuoco i

    corpi di due giovani titolari di un centro-scommesse.

    Lo scenario in cui tutto ci sta accadendo piuttosto noto. Le-picentro del terremoto Napo-li, dove i big della malavita si stanno ritirando dal controllo dei territori dedicandosi ai grandi traffici internazionali.

    Restano cos libere piccole e grandi piazze di spaccio lungo tutta la provincia comprese le citt della nostra diocesi - sulle quali si stanno tuffando come av-voltoi giovani e giovanissimi dal mitra facile.

    Lo sforzo che dobbiamo fare per cercare di cogliere alcuni segni culturali ed educativi che sono sotto simili esplosioni di vio-

    lenza. Ci ha provato il vescovo, padre Beniamino, in unintervista a Il Mattino in cui ha denuncia-to che la violenza sta diventan-do un nuovo codice di comunica-zione, un nuovo linguaggio che parte dalle case e si diffonde nel-le strade. Il tasso di aggressivit visibilmente cresciuto, anche per colpa dello stato di frustrazione in cui la crisi economica ha getta-to tante persone.

    Da qui una proposta che si pu considerare complementare alla misura presa dal ministro dellIn-terno Angelino Alfano (di recente sono stati inviati a Napoli e din-torni 250 militari): cos come si trovano i fondi per mandare lE-sercito, lo Stato trovi i fondi per aprire le scuole anche di pomerig-gio e per favorire quelle realt as-sociative, del volontariato e della cultura che offrono aggregazione e incontro. Allo stesso tempo, si tengano quanto pi possibile aperte le porte delle sedi parroc-chiali sincronizzando lorologio sul fuso orario dei pi giovani.

    La proposta ha suscitato un am-pio dibattito. Alfano si risentito, chiedendo alla Chiesa di fare il suo mestiere. Ma il mestiere del-la Chiesa proprio abitare con gli uomini. E indicare, dove le istitu-zioni vedono solo una questione di sicurezza, profonde questioni etiche, pedagogiche, educative e culturali.

    Anche perch la nostra terra stanca di un eterno stato di emergenza, ed stanca anche di vedere impegni straordinari di pochi mesi cui segue sempre il nulla. La criminalit organizzata ha imparato a prendere le misure ad uno Stato che fa i fuochi dar-tificio per poco tempo. E anche i cittadini guardano ormai a queste soluzioni con scetticismo, nella consapevolezza che risolveranno poco.

  • 03febbraio 2016

    Chiesa universale e chiesa particolare: la figura del vescovo

    IL DONO E IL COMPITO DELLA COMUNIONEdi Alfonso Lanzieri

    La Terza Pagina

    Che rapporto c tra Chiesa uni-versale e Chiese particolari? E qual il ruolo del vescovo nella dinamica del loro legame? Il tema certamente troppo comples-so per essere trattato in modo esaustivo in queste poche righe, tuttavia possiamo dire qualcosa in modo molto abbozzato per ri-chiamare lattenzione almeno su alcuni elementi essenziali della questione, tralasciando i dovuti approfondimenti e le necessarie precisazioni.

    Possiamo richiamare quanto espresso nella Lettera ai Vesco-vi della Chiesa Cattolica del-la Congregazione della Dottrina della Fede su Alcuni aspetti del-la Chiesa intesa come comunione del 1992. Al n.7 si legge che: La Chiesa di Cristo, che nel Simbolo confessiamo una, santa, cattolica ed apostolica, la Chiesa univer-sale, vale a dire luniversale co-munit dei discepoli del Signore, che si fa presente ed operante nella particolarit e diversit di persone, gruppi, tempi e luoghi. Tra queste molteplici espressioni particolari della presenza salvi-fica dellunica Chiesa di Cristo, fin dallepoca apostolica si tro-vano quelle che in se stesse sono Chiese, perch, pur essendo par-ticolari, in esse si fa presente la Chiesa universale con tutti i suoi elementi essenziali. Sono per-ci costituite a immagine della Chiesa universale, e ciascuna di esse una porzione del Popolo di Dio affidata alle cure pastora-li del Vescovo coadiuvato dal suo presbiterio (Cfr. Decr. Christus Dominus, n. 11 1).

    A partire dal testo appena ci-tato, chiariamo dunque subito un aspetto: la Chiesa universale non la semplice somma delle Chiese locali, n in un certo senso il risultato del loro riconoscimento reciproco. La Chiesa cattolica,

    insomma, non intende se stes-sa come una confederazione di chiese locali e per capirne la na-tura non si pu prendere a pre-stito limmagine della relazione tra le parti e il tutto propria di alcune istituzioni umane; il rap-porto Chiesa particolare/Chiesa universale in altri termini non di somma o sottrazione.

    In ogni Chiesa particolare, in-fatti, veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica e Apostolica (Decr. Christus Dominus, n. 11 1), nella Chiesa locale la stessa Chiesa universale che si fa evento, cio realt concreta e salvifica nel luogo dove dimo-ra, diventando Chiesa presente e temporale (qui e ora) in mez-zo agli uomini (K. Rahner). Per questo, chi viene battezzato, ad esempio, nella Chiesa di Nola, inserito immediatamente della Chiesa universale: lappartenen-za alla Chiesa particolare non una sorta di mediazione per lap-partenenza alla Chiesa universa-le, piuttosto la esprime. chiaro che non si tratta di contrapporre la dimensione locale a quella uni-versale della Chiesa: ogni singola comunit presieduta dal vesco-vo, infatti, davvero Chiesa solo se si trova in comunione con tutte le altre Chiese nel mondo, comunione espressa e garantita dalla Chiesa di Roma. Non esiste Chiesa se non nella comunione universale.

    Il vescovo garante dellunit

    della Chiesa locale e della comu-nione nella Chiesa universale, e lo in forza del suo essere suc-cessore del collegio apostolico. Lapostolo, infatti, non vescovo di una comunit determinata ma missionario per lintera Chiesa, una missione dal carattere per cos dire sovra-locale.

    Se nellera apostolica i ve-scovi, in quanto responsabili di Chiese locali, si collocano chia-ramente al di sotto dellautorit cattolica degli apostoli () nel difficile processo di formazio-ne della Chiesa post-apostolica, venne infine loro riconosciuta anche la posizione degli aposto-li, ci significa che essi assumono ora una responsabilit che oltre-passa lambito locale (J. Ratzin-ger). Designato come successore degli apostoli, il vescovo fat-to uscire dallambito puramente locale: responsabile dellunit della Chiesa particolare nella sua diocesi e altres responsabile della comunione nella fede della Chiesa locale con lintera e unica Chiesa di Ges Cristo mantenen-do saldo il vincolo di comunione col Papa.

    Del resto, il vescovo non rap-presenta solo la Chiesa universale nei riguardi della Chiesa locale: il movimento anche di natura inversa. Egli rappresenta la Chie-sa locale nei riguardi della Chiesa universale, portando in questa la voce unica e insostituibile della propria diocesi, le sue sofferenze cos come i suoi doni.

  • febbraio 201604

    mensile della Chiesa di Nola

    25 di mons. Depalma e IV sessione sinodale per fare memoria del significato del ministero episcopale

    UN CUSTODE DA CUSTODIREdi Mariangela Parisi

    La Chiesa di Nola ha da poco con-cluso la sessione sinodale dedi-cata alla comunione, la quarta ses-sione. Ma ha anche da poco vissuto il venticinquesimo dellordinazio-ne episcopale del proprio vescovo, mons. Beniamino Depalma. Un mo-mento di grande festa, non solo per lampiezza dellabbraccio nel quale ha voluto avvolgere il proprio pasto-re, ma anche per la fraternit con la quale, senza timori, ha accolto la Chiesa che per prima ha avuto mons. Depalma come Pastore, quel-la di Amalfi - Cava de Tirreni: due comunit hanno fatto esperienza di una stessa testimonianza di fede, in tempi diversi e per un tempo diver-so; eppure lo scorso 17 febbraio, in cattedrale, non cerano due comu-nit ma una. Ed ho trovato confer-ma di questa mia percezione in un passaggio dellomelia tenuta Enzo Bianchi, proprio in quelloccasione: il priore di Bose, nellevidenziare la centralit del carattere testimo-niale della rilevanza del ministero episcopale, ha richiamato infatti SantIgnazio di Antiochia e il suo af-fermare che dov la Chiesa il ve-scovo, e dov il vescovo la Chiesa, cattolica - ha sottolin