Percezione visiva e modelli

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    15-Oct-2015

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Come decodifica il nostro cervello forme, colori e dimensioni? Come attua lesperienza estetica e come si sviluppata la percezione visiva nel corso dellevoluzione umana? Come si articolano le leggi della percezione visiva e come sono nati i primi segni grafici che hanno condotto allo sviluppo del linguaggio figurativo? Dal cromatismo al rapporto tra modellistica e interior design sino ai prototipi progettuali e alla loro applicazione in relazione alle leggi della percezione visiva. Un libro che coniuga antropologia e design in un connubio innovativo, indicando levoluzione e i compiti della psicologia della forma attraverso una vasta serie di esercitazioni.Fra le discipline oggetto di studio nelle Facolt Universitarie e in particolare nelle Accademie di Belle Arti ed Istituti dArte sono presenti (o dovrebbero) insegnamenti quali la psicologia della percezione visiva, della forma e del design. Tali discipline sono affascinanti non solo per la teoria ma anche nella pratica, esse servono per aiutare lo studente a stimolare la capacit di raffigurare ogni forma del design. Labitudine alla rappresentazione dei volumi esterni-interni offre la possibilit di migliorare il processo della percezione visiva e dellinterior design. Il testo Percezione visiva e modelli si propone in modo innovativo nellampio panorama di libri sulla materia, indicando levoluzione e i compiti della psicologia della forma attraverso una vasta serie di esercitazioni. Se impegnativo insegnare tali materie anche pi arduo condurle in un testo accademico in cui limmagine non solo pura illustrazione. Il proposito stato quello di unire la formazione e le esperienze didattiche di lunga data, diverse ma trasversali mettendo a disposizione degli studenti materiale didattico che essi potranno utilizzare in modo pratico per la loro conoscenza e per la loro formazione. Il libro suddiviso in capitoli in base alla formazione degli autori: nel primo capitolo affrontato il tema della visione dal punto di vista anatomico-funzionale, spiega come il nostro cervello decodifica forma, colore, dimensione e come attua lesperienza estetica, considerando lo sviluppo della percezione visiva nel corso dellevoluzione umana. Nel secondo capitolo sono descritte le leggi della percezione visiva con illustrazioni esemplificative. Il terzo capitolo illustra la nascita dei primi segni grafici: il linguaggio figurativo come prima forma simbolica. Il quarto capitolo tratta il cromatismo in tutte le sue espressioni. Il quinto capitolo affronta il rapporto tra modellistica e interior design. Infine gli ultimi due capitoli riguardano la parte pi innovativa del testo: i prototipi progettuali e la parte applicativa in relazione alle leggi della percezione visiva.

Transcript

<ul><li><p>I - La visione | 13</p><p>Capitolo 1</p><p>La visione</p><p>1.1 cenni introduttivi</p><p>Unimmagine pu affascinare, incanta-re, turbare o stordire. Ben nota la sin-drome di Stendhal: alcuni turisti restano turbati e provano malessere, fino ad ave-re proprie crisi emozionali davanti ad unopera darte. Indubbiamente vedere di per s unesperienza intensa: ma come spiegato questo processo straordinario? Nellantichit sono state formulate alcu-ne ipotesi ingegnose: Plinio nel suo testo Naturalis Historia sosteneva che lorgano della vista non locchio ma la mente e in un certo senso non si sbagliava; infatti il processo visivo il risultato di una serie di eventi che si verificano nel nostro cer-vello e in cui giocano un ruolo essenziale sia il genotipo che il fenotipo. Il genotipo il nostro patrimonio genetico, il fenoti-po la manifestazione di questo ultimo nellambiente. La nostra vista influenza-ta da una serie di circostanze in cui sono coinvolti il nostro stato danimo, la nostra precedente cultura e la conoscenza della realt. Solo lUomo utilizza la vista come senso principale per conoscere la realt, gli altri animali utilizzano prevalentemente altri sensi quali lolfatto e ludito. LUomo ha sviluppato una capacit simbolica pi evoluta rispetto alla maggior parte degli </p><p>altri animali: il linguaggio espressivo, ico-nico, grafico ed artistico (e non solo quel-lo parlato). Ai tempi dei Greci (scuola pitagorica) si riteneva che lo stimolo per la visione non procedesse dagli oggetti verso locchio ma al contrario che loc-chio emanasse raggi che andavano verso gli oggetti, testandone la forma e il colore. Unaltra curiosa teoria sulla visione venne formulata da Leucippo di Mileto (V secolo a.C.) il quale supponeva che dagli oggetti si staccassero delle sottili scorze che si dirigevano verso locchio conservando la forma delloggetto ma rimpicciolendosi progressivamente cos da penetrare nella pupilla dellocchio e formare la visione delloggetto.</p><p>Il dibattito su quale fosse la parte ana-tomica capace di rispondere alla luce interess a lungo senza trovare risposte. Nel 1543 Vesalio riconobbe che que-sta funzione da attribuirsi alla retina. Il paragone con la camera oscura chiar poi che le immagini formate sul fondo dellocchio sono capovolte rispetto agli oggetti ma restava difficile comprendere perch vediamo gli oggetti diritti.</p><p>Anche scienziati ed artisti hanno for-nito una propria teoria sulla visione: pen-siamo a Leonardo da Vinci che disegn uno schema della formazione delle im-magini nellocchio e ipotizz che limma-gine fosse invertita due volte allinterno dellocchio. Keplero elabor la teoria, in seguito perfezionata da Cartesio, di come si formano le immagini nellocchio: egli ritenne erroneamente che le informazio-ni visive venissero processate nel cervel-lo dalla ghiandola pineale, anzich dalla corteccia cerebrale.</p><p>La percezione visiva ha da sempre af-fascinato fisici, matematici e filosofi, ba-sta citare gli empiristi inglesi del Seicento </p></li><li><p>14 | Percezione visiva e modelli</p><p>e del Settecento quali Locke e Barkeley che consideravano la percezione visiva come una sintesi additiva delle singole percezioni elementari.</p><p>Oggi sappiamo che la visione di un oggetto o di unimmagine implica com-plessi processi che coinvolgono la cor-teccia visiva cerebrale e gli organi della vista. Nellambiente cambiano frequen-temente le condizioni di luminosit e di conseguenza anche le condizioni di illuminazione delle immagini proiettate sulla retina. La nostra percezione degli oggetti tuttavia non cambia. La capacit umana di conservare le proporzioni di una sagoma o di un oggetto e dei colori anche se sottoposti a diversa luminosi-t e intensit ci rende lidea di quanto sia straordinario il nostro sistema visivo. Molto sinteticamente possiamo afferma-re che la visione di un oggetto si determi-na dallenergia luminosa che si propaga nellambiente. Questa energia luminosa stimola le cellule della retina sensibili alla luce, i fotorecettori, producendo un segnale elettrico. Questo segnale ne ge-nera altri nelle cellule nervose che si suc-cedono lungo le vie neurali dallocchio al cervello, dando luogo a una cascata di impulsi che giungono alla corteccia cerebrale generando limmagine visiva. Tali moderne conoscenze sono state rag-giunte grazie agli studi di neuroimaging che utilizzano apparecchiature come la risonanza magnetica funzionale cere-brale che scansiona in vivo (in maniera non invasiva) le funzioni che sottendono alle specifiche regioni cerebrali, ed an-che grazie agli studi di elettrofisiologia cognitiva, neurochimica, ottica, istolo-gia e neuroanatomia cerebrale che ana-lizzano il cervello e i suoi meccanismi di funzionamento.</p><p>Attualmente conosciamo accurata-mente il processo attraverso il quale gli stimoli luminosi generano segnali nervo-si nella retina e come questi segnali ven-gono trasmessi nelle vie visive fino alla corteccia cerebrale. Varie teorie della per-cezione sono state formulate per spiegare le propriet della visione, fra le quali il co-struttivismo e la teoria della Gestalt sono fra le pi accreditate. Nel primo decennio del Novecento in Germania nacque la cosiddetta psicologia della Gestalt che studi principalmente i meccanismi per cui il nostro sistema visivo vittima delle illusioni ottiche e delle figure geometri-camente impossibili. Gli psicologi tede-schi Wertheimer, Koffka e Kohler inau-gurarono le ricerche e gli studi in ambito percettivo con unampia ricaduta in mol-ti ambiti applicativi: psicologia, scienze cognitive, design ed architettura. Il con-cetto di base della teoria della Gestalt che latto percettivo crei attivamente la struttura complessa che noi percepiamo a livello cosciente a partire dai particolari di uno stimolo. Quindi, limmagine che noi percepiamo lespressione del modo in cui le singole sensazioni sono organiz-zate a livello cerebrale cos da dar vita a forme che vanno oltre la somma dei suoi elementi: il tutto pi della somma del-le singole parti. Possiamo riconoscere la stessa immagine in condizioni visive di-verse (come le variazioni di luminosit) dato che i rapporti fra le diverse compo-nenti dellimmagine rimangono costanti. Gli psicologi della Gestalt hanno creato numerose illusioni e forme per spiegare come il nostro sistema visivo sia talvolta in difficolt nel percepire i giusti rapporti che intercorrono fra gli oggetti.</p><p>Il nostro sistema visivo organizza i compiti percettivi seguendo alcune regole </p></li><li><p>I - La visione | 15</p><p>che riportano alla struttura, alla forma, al colore, alla distanza, al movimento de-gli oggetti presenti nel campo visivo. La nostra attenzione attratta dalla sago-ma e dai margini di un oggetto e siamo in grado di riconoscere bene un oggetto anche se lo vediamo in un disegno molto semplice. Questo dimostra che il sistema nervoso applica alle informazioni sen-soriali che riceve una serie di assunzio-ni circa la struttura del mondo visivo. In questo campo la neurobiologia, le scienze cognitive, la psicologia sperimentale e la neuropsicologia hanno svolto numerose ricerche per capire quali siano i meccani-smi coinvolti nella percezione di forme, colori e immagini e nei capitoli seguenti ci dedicheremo a spiegare le teorie e gli esperimenti che hanno portato a com-prendere alcuni di questi meccanismi.</p><p>1.2 anatomia del sistema visivo</p><p>Il sistema nervoso umano composto da due parti: il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso periferico. Questi due si-stemi hanno funzioni diverse ma funzio-nalmente connesse.</p><p>Il sistema nervoso umano (SN) for-mato da miliardi di cellule nervose: i neu-roni. Il neurone una cellula di forma va-riabile e in esso si possono distinguere da un punto di vista morfologico: il corpo cellulare, i dendriti, lassone e le termi-nazioni presinaptiche. Il corpo cellulare contiene il nucleo con il relativo materia-le genetico ed il reticolo endoplasmatico. Dal corpo cellulare originano due tipi di prolungamenti: i dendriti e lassone; questultimo una formazione cilindri-ca. La funzione fondamentale degli asso-ni la trasmissione degli impulsi nervosi, </p><p>che sono segnali di natura elettrica. Gli assoni possono dare origine, lungo il loro percorso, a ramificazioni, ognuna delle quali si porta al corpo cellulare di un al-tro neurone o ad un suo dendrite o ad un organo effettore realizzando la trasmis-sione nervosa.</p><p>Il sistema nervoso centrale (SNC) comprende due classi di cellule fonda-mentali: i neuroni e le cellule gliali. La funzione delle cellule gliali di soste-gno, di isolamento e trofica rispetto ai neuroni. Le cellule di Schwann di picco-le dimensioni sono presenti nel sistema nervoso centrale e svolgono la funzione di isolamento dellassone con riferimen-to alla sua attivit elettrica. Esse infatti formano una struttura di rivestimento chiamata mielina o guaina mielinica che ha caratteristiche isolanti. Il rivestimento mielinico interrotto in corrispondenza dei nodi di Ranvier presenti ad intervalli regolari lungo lassone, dove si genera la depolarizzazione di membrana (mecca-nismo chimico) responsabile della con-duzione (saltatoria) dellimpulso nervo-so. In questo modo, le cellule di Schwann condizionano anche le caratteristiche della conduzione dellimpulso ed, in pri-mo luogo, la velocit. Il segnale elettrico che si propaga lungo lassone chiamato potenziale dazione, ha unampiezza di 100 millivolt (mV) e una durata di circa 1 ms. I potenziali dazione si generano a li-vello del cono di emergenza del neurone e sono condotti lungo lassone a velocit variabili fra 1 e 100 metri al secondo. I potenziali dazione sono segnali utilizzati per ricevere, analizzare e trasmettere le informazioni. La trasmissione di un im-pulso da un neurone ad un altro si realiz-za in punti dove la membrana plasmatica di un assone si dispone parallelamente </p></li><li><p>16 | Percezione visiva e modelli</p><p>ad una uguale superficie di membrana plasmatica di unaltra cellula nervosa o di un suo dendrite. Il complesso costituito da due tratti di membrana plasmatici pa-ralleli e separati da una fessura prende il nome di sinapsi. La cellula che trasmette linformazione chiamata cellula presi-naptica e le sue strutture di contatto ter-minazioni pre-sinaptiche. La cellula che riceve linformazione detta postsinapti-ca. a livello della sinapsi che il segnale elettrico si trasforma in segnale chimico. Un neurone pu formare in media circa 1.000 connessioni sinaptiche e riceverne anche molte di pi.</p><p>Le sinapsi elettriche sono filogeneti-camente primitive e si ritrovano nei ver-tebrati come la lumaca marina Aplysia o il calamaro gigante. Nei Mammiferi si trovano sinapsi chimiche che sono filo-geneticamente pi evolute. La trasmis-sione sinaptica nelle sinapsi elettriche estremamente rapida poich basata su un flusso diretto di corrente dal neuro-ne presinaptico alla cellula postsinapti-ca. Questo tipo di trasmissione riveste notevole importanza per certe risposte comportamentali di attacco e di fuga. La trasmissione sinaptica di natura chimica invece caratterizzata da una pi bassa velocit e da un minore esau-rimento: ci spiega la sua importanza nelle risposte comportamentali fini e complesse. I mediatori chimici della neurotrasmissione (acetilcolina, nora-drenalina, serotonina, ecc.) sono chia-mati neurotrasmettitori e trasferiscono il segnale dalla struttura presinaptica a quella post sinaptica secondo modalit definite dal tipo di segnale eccitatorio o inibitorio e dalla modulazione eser-citata dai vari segnali afferenti ad uno stesso neurone.</p><p>I meccanismi chimici ed elettrici im-plicati nella trasmissione dei segnali nervosi sono anche alla base della fun-zionalit delle vie ottiche. Le vie ottiche originano nella retina e si distinguono in una via ottica visiva destinata alla cor-teccia occipitale per la ricezione e linter-pretazione delle immagini, ed in una via ottica riflessa destinata ai centri sotto-corticali per i riflessi visivi. La via ottica visiva composta da neuroni specializ-zati presenti nella retina. Alcuni neuro-ni specializzati raggiungono il versante vitreo della retina e convergono nel polo posteriore dellocchio da dove uscendo formano il nervo ottico (il punto di con-vergenza dei neuriti gangliari costituisce la papilla ottica, punto cieco della retina). Tramite i nervi ottici il successivo chia-sma ed i tratti ottici i neuriti gangliari (fibre ottiche) raggiungono i corpi ge-nicolati laterali. I neuriti di questi ultimi formano due fasci, ossia le radiazioni ot-tiche che terminano nella corteccia visiva situata al confine della scissura calcarina nella superficie mediale del lobo occipi-tale. Le vie ottiche riflesse sono costituite da un numero maggiore di neuroni che seguono lo stesso percorso delle vie visive fino ai corpi genicolati, qui deviano poi ai tubercoli quadrigemellari superiori (e alcuni ai nuclei pretettali) dove creano si-napsi con altri neuroni che si connettono a loro volta con neuroni di vari nuclei del tronco cerebrale da cui originano i bracci efferenti dei riflessi ottici quali i riflessi pupillari, il riflesso di accomodazione del cristallino e i movimenti a seguire degli occhi (Fig. 1.1).</p><p>Nel nostro cervello esistono aree spe-cifiche con neuroni selettivi per forma e colore. Queste aree differiscono per il tipo di selettivit che i neuroni manifestano </p></li><li><p>I - La visione | 17</p><p>nei confronti delle diverse caratteristiche degli stimoli. Il cervello corregge limma-gine portandola a fuoco proprio grazie ai continui movimenti oculari di esplora-zione dellambiente.</p><p>Le tre vie principali della percezione visiva nascono dal corpo genicolato late-rale in cui ogni via devoluta allanalisi di un solo tipo di informazione visiva, esse sono:1. via parvicellulare blob specializzata </p><p>nella percezione dei colori;2. via parvicellulare inter-blob specializ-</p><p>zata nella percezione delle forme;3. via magnocellulare specializzata per </p><p>lanalisi del movimento, delle relazio-ni spaziali fra gli oggetti e della visione stereoscopica. deputata a fornire ri-sposte su dove sia un oggetto piuttosto che ad analizzare ci che esso sia.Queste tre vie sono interconnesse a </p><p>vari livelli. Dobbiamo per specificare che le immagini retiniche sono diver-se da quelle del campo visivo. Il campo visivo la parte del mondo esterno che viene vista dai due occhi in assenza di movimenti del capo. Se prendiamo come esempio la linea mediana, la superficie retinica pu venir suddivisa in emiretina nasale che sta medialmente alla fovea e in emiretina temporale che laterale a que-sta. Lemicampo visivo sinistro proietta le proprie immagini sullemiretina nasale dellocchio sinistro e sullemiretina tem-porale dellocchio destro. Lemicampo visivo destro proietta invece le proprie immagini sullemiretina nasale delloc-chio destro e su quella temporale delloc-chio sinistro. La luce che proviene dalla zona centrale del campo visivo colpisce entrambi gli occhi e va a formare la zona binoculare. In ogni met del campo visi-vo esiste anche una zona monoculare: la </p><p>luce che proviene dalla regione tempo-rale di ogni campo visivo colpisce solo lemiretina nasale...</p></li></ul>