Primavera, Inverno, Ancora Primavera

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    22-Mar-2016

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questo racconto come il mare.

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  • Primavera

    Inverno

    Ancora Primavera

    Franz Cattaneo

  • 2

    Questo un racconto

    Come il mare.

    Deve essere respirato

    Bevuto

    Assaggiato.

    Forse anche letto

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    Primavera

    Seduto ad aspettare, sentiva il vento fresco passare nei

    pantaloni. Questo quello che si dice

    primavera,

    a Milano perlomeno. Un sole inaspettato, in un

    pomeriggio in cui il vento sembra fresco, non gelido. La

    primavera non arriva a Milano.

    Succede.

    Come molte altre cose.

    C'erano delle volte in cui gli piaceva sedersi, a guardare la

    gente vivere, correre, ridere, parlare, litigare. Sentirsi, per

    una manciata di minuti, spettatore.

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    Quando le aveva detto "ti amo", l'aveva guardata negli

    occhi.

    Che sono verdi, piccoli, immobili.

    Come uno scoglio in mezzo al mare, poco lontano dalla

    riva. Un punto fermo. E si era reso conto di quanto fosse

    provvisorio, quel senso di stabilit che un uomo pu

    sentire, aggrappandosi agli occhi di una donna.

    Quando le aveva detto "ti amo" era inverno, era buio, era

    freddo. Erano nudi, profili disegnati dalle ombre di una

    abat jour, in piedi.

    Quando le aveva detto "ti amo" si era sentito libero.

    Finalmente. Erano state tre le donne, in tutta la sua vita,

    alle quali aveva detto "ti amo". Conosceva il peso di quella

    parola, e il senso di vuoto che ti sovrasta appena la dici

    per la prima volta. E la liberazione nel dirlo. Ma non lo

    aveva mai detto credendoci cos tanto. Credendoci cos

    tanto in questi due occhi, in questa pelle, in questo

    profumo.

    Avendo quella certezza che lo possedeva da qualche tempo,

    della reale possibilit che una donna potesse

    cambiare la sua vita,

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    calmare il suo dolore, domare la sua libert, accarezzare le

    sue debolezze, accompagnare i suoi pensieri, attraversare

    le sue paure.

    Lei era rimasta l, ferma come i suoi occhi, come se fosse

    stata solo una piccola onda, un rimasuglio di una corrente,

    pi schiuma che acqua.

    Impassibile, come gli scogli appena fuori dalla baia.

    Quando le aveva detto "ti amo" si era reso conto di averlo

    gi detto, qualche sera prima.

    Le cose cos, rifletteva, succedevano prevalentemente di

    gioved nella sua vita. I grandi momenti,

    quelli in cui tutto succede in un secondo,

    erano sempre successi di gioved. Che il giorno che

    assomiglia di pi alla resa dei conti. E' l'ultimo prima

    dell'ultimo. Quel gioved erano nudi, a lasciare che la

    stanchezza scivolasse via, in un perfetto incrocio tra

    desiderio, vino bianco e troppe sigarette.

    E, finito il vino, finite le sigarette, non rimaneva che finire

    il desiderio.

    Questo, credeva, era un grande punto di unione. Questo, il

    desiderio, era stato fin da subito la loro lingua sicura. Un

    modo per capirsi al volo, per trovarsi, per sapere quando

    aspettarsi e quando lasciarsi andare.

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    Ma quella sera, quel gioved sera, era successo

    semplicemente quello che avrebbe dovuto succedere nella

    vita di tutti gli uomini. Per un solo istante.

    Per questo istante solo, dicono, vale la pena vivere una

    vita intera.

    Ricorda i piedi, piccoli, fragili, inarcati. Ricorda le gambe,

    lisce, perfette. Ricorda il respiro. Ricorda gli occhi, verdi,

    piccoli, immobili. Ricorda le mani, che si cercavano.

    Nuotare insieme in questa corrente, dicono, l'unico

    modo per salvarsi. Ricorda di aver sentito, forte, tutta la

    liberazione di averle detto "ti amo", senza averlo detto.

    Avendolo fatto.

    Una cosa di una semplicit enorme. A ben guardare.

    Una cosa che aveva imparato, nella vita, era che quando

    inizia, ci si attacca a un'immagine. A un dettaglio,

    qualcosa di insignificante che diventa terribilmente

    importante. Un difetto, un particolare, un'istante. E, aveva

    imparato, questo piccolo particolare diventa un segreto, la

    memoria segreta di quando tutto iniziato. Te lo porti

    dentro fino a quando tutto finisce. Tutto inizia, tutto

    finisce, con lo stesso, piccolo, insignificante, dettaglio. In

    mezzo ci sono giorni, mesi, anni. Iniziati da un piccolo

    particolare.

    Era stato il suo sorriso,

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    che era comparso nel mezzo di una discussione, sorgendo

    come un sole inaspettato, a rimanere come quel piccolo

    particolare. Talmente spiazzante, quel sorriso, da essere

    diventato davvero un sole capace di illuminare tutto il

    buio che c'era intorno.

    Aspettava che la sigaretta si spegnesse da sola, mentre

    osservava la gente camminare, quasi correre, sul marmo

    lucido sotto i portici. Da dove era seduto si poteva

    osservare una buona parte del Corso. Quasi sentirsi

    schiacciati dal Duomo, dal suo bianco rovinato, dalle sue

    vetrate.

    Un pomeriggio di qualche tempo prima, era uscito da casa

    sua camminando veloce verso la macchina, per non

    prendere tutto il freddo di questo fottuto inverno,

    per non sentire il freddo che sentiva ogni volta che si

    lasciavano.

    Un freddo atroce, dentro le ossa. Da troppi mesi. Un

    inverno lunghissimo. Camminando aveva pensato a quale

    sarebbe stato il regalo pi bello da farle. Le brillava al dito

    un diamante che, ogni volta, lo riportava al suo passato,

    graffiandolo appena nel cuore e sulla schiena.

    Il tempo.

    Avrebbe voluto regalarle il tempo. Tutto il tempo. Avrebbe

    voluto regalarle un'infinit di mattine insieme, odore di

    caff, luce dalle persiane, l'incertezza del freddo delle

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    piastrelle. Avrebbe voluto regalarle tutte le sere in cui la

    loro fame si saziava, vicendevolmente. Di parole, di silenzi,

    di ombre, di respiri sempre pi affannati. Avrebbe voluto

    regalarle tutte le notti, quando la citt si ferma, quando si

    sentiva appena il suo respiro, leggero, piccolo, come lei,

    come i suoi piedi, come le sue mani. Il tempo.

    Tutto il tempo che occorre a un'amore. Tutto il tempo che

    fosse servito per

    guarirsi,

    per arrivare,

    per amare fino in fondo.

    Quando le aveva detto "ti amo", avrebbe dovuto dirle:

    voglio essere tutto il tempo che servir ai tuoi occhi per

    essere sazi.

    Invecchieranno, i nostri corpi. E anche la tua perfezione,

    lentamente, si piegher docile al tempo che passa. Ma i

    tuoi occhi sapranno, sempre, dove guardare. Per essere

    sazi.

    Il tempo che occorrer, tutto il tempo che servir, ecco

    sono io.

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    Suo padre era un uomo buono, di quegli uomini buoni che

    la vita ha piegato come i vecchi pini marittimi. E una volta,

    gli aveva regalato un orologio. Dio, tutti quegli ingranaggi.

    Tutta quella perfezione meccanica, lucida, minima.

    L'incastro perfetto di piccoli ingranaggi. La follia di voler

    misurare il tempo. Per sentirsi puntuali, per sentirsi in

    ritardo.

    Non ti sto regalando il tempo, aveva detto. Ti sto

    regalando il modo in cui puoi misurarlo.

    Nessuno pu regalarti il tempo, se non chi ti ama davvero.

    Cos era andata, pi o meno. Per questo, pi o meno,

    aspettava docilmente che la vecchia gioielleria sotto ai

    portici aprisse. Per comprare un orologio. Piccolo, come i

    suoi polsi. Senza numeri, perch lei potesse solo

    immaginare lo scorrere del tempo. Bianco, come la sua

    pelle.

    Quando le aveva detto "ti amo", avrebbe dovuto dirle,

    senza paura: tu sei uno splendido inizio in cui

    io voglio la mia fine.

  • 10

    Lei camminava veloce, odiando il marmo del Centro e i

    suoi riflessi scivolosi. Aveva imparato a camminare sui

    tacchi molto prima di imparare molte altre cose. Sentiva

    quello strano richiamo. Lui era cos.

    Uno strano richiamo.

    La follia di un mare in tempesta, questo si vedeva nei suoi

    occhi e nei suoi capelli. La rabbia

    domata ma non spenta,

    questo si sentiva nelle sue mani.

    Quando era sopra di lei, ecco in quei momenti, poteva

    sentire il mare calmarsi, la rabbia sedersi, e lui respirare

    sempre pi forte.

    Era un uomo. Come gli altri. Come tutti gli altri uomini

    che si erano fermati prima di lui, davanti a quei tacchi, di

    fronte ai suoi capelli. Toccando la sua pelle. Come tutti gli

    altri, anche lui bruciava lentamente nel sentirla respirare,

    sempre pi forte. Lui era diverso, per. Era un mare

    davvero in tempesta. Nessuno lo avrebbe navigato.

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    Arrivava, come il mare in tempesta, rompendosi forte su

    di lei, schiacciandola con i suoi pensieri, assordante in

    tutta la sua forza, infinito nella sua rabbia bollente di

    schiuma e correnti.

    Era quel suo calmarsi,

    completamente,

    solo con lei.

    Era quel suo capirlo, saperlo fin dal primo giorno.

    Questo l'aveva fermata, per quell'attimo in pi, nel quale

    lui era diventato tutto. Come nessun altro.

    Gli aveva detto: "ti amo". Perch amava quel mare, amava

    tutto di quel mare cos imperfetto, cos infinito. C'erano

    dei particolari, nel suo modo di sbagliare tutto. Nel suo

    spogliarla di corsa, senza nessuna ragione se non di dover

    fermare la tempesta. Nel suo parlarle di tutto, come onde

    ruggenti che spaccano la terra. Come le sue spalle, grandi,

    forti. Come i suoi pensieri, sempre troppi, sempre

    turbolenti. Correnti pericolose in cui lei, lo aveva capito

    subito, era l'unica a non perdersi. Gli aveva detto "ti amo"

    per tutto questo. Lui era semplicemente diverso. Unico,

    probabilmente.

  • 12

    Camminava veloce anche se non c'era nessuna fretta.

    Strano pomeriggio in cui la primavera sembrava

    affacciarsi timidamente sulla schiena della citt, piegata

    da un inverno davvero troppo lungo. La sua schiena. Che

    ci si poteva appoggiare, aggrappare, allacciare.

    La sua schiena, dove si poteva sentire, appoggiando

    l'orecchio, tutta la tempesta del suo respirare.

    Lei non avrebbe mai lasciato aperto tutto per un uomo.

    Per nessuno.

    Lo aveva fatto per troppo tempo.

    Per uno solo. E rimaneva solo un diamante, a un dito.

    Tutto quel tempo, per un diamante solamente.

    Nessuno avrebbe pagato quel prezzo, per un diamante.

    Lei lo aveva fatto. E adesso aspettava, senza lasciare che

    nessuno potesse davvero avvicinarla, che molti passassero,

    fermandosi appena, confusi dalla sua bellezza, impigliati

    nei suoi capelli, graffiati dalle sue mani. Tutti tranne lui.

    Che era un mare in tempesta che nessuno avrebbe potuto

    calmare. Se non lei. Per questo, forse, sentiva la fretta di

    arrivare, l'urgenza di vederlo, la fame straziante quando lo

    aspettava, e quella malinconia che hanno

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    le spiagge

    appena

    il mare se ne va con le maree,

    quando lui se ne andava, quasi correndo. Ogni volta.

    Non difficile, quando sai cosa cercare, trovare quello che

    cerchi. Sembra sciocco. Ma non sono in molti ad arrivarci.

    Molti cercano, per troppo tempo,

    senza aver capito cosa dover cercare.

    Ecco, tra le mani, un orologio piccolo, bianco, lucido,

    perfetto.

    Misura il tempo da quando stato costruito. E' stato

    costruito per farlo: non per ridarlo, non per toglierlo.

    Per misurarlo. Poi sono gli uomini, a sentirsi in ritardo, in

    anticipo o semplicemente in tempo.

    Quando le aveva detto "ti amo" avrebbe dovuto dirle:

    ma non ti sei accorta che siamo in tempo, perfetti, per

    guarirci?

    Non in ritardo,

  • 14

    non in anticipo.

    Perfetti, nel mezzo di questo inverno, per essere giusto in

    tempo. Ce ne vorr molto, avrebbe dovuto dirle. Per

    guarire queste ferite.

    Ma forse solo per questo che vale davvero la pena vivere.

    Uscendo dalla vecchia gioielleria, sentiva tutto il peso dii

    un piccolo orologio bianco, lucido e perfetto.

    Il peso del tempo che questo orologio avrebbe dovuto

    misurare. Mesi, anni, stagioni di una vita.

    Di due vite.

    Che appena in tempo si erano salvate vicendevolmente.

    Camminava piano, quasi galleggiando in quel vento fresco,

    in quel sole immaturo, in quella primavera che era

    successa proprio in quel pomeriggio.

    Si ferm ancora. Per pensare. Forse avrebbe dovuto dirle

    che cos

    che due persone

    si amano.

  • 15

    Partendo dalla loro fame, saziandola. Placando la loro sete.

    Anime segnate da anime.

    Corpi che hanno cercato corpi. Per far finta di non capire.

    Che quel momento, in cui ti senti per la prima volta

    perfettamente in tempo, e del quale vorresti ricordare

    tutto, il momento per cui vale la pena vivere.

    Ricordava, in effetti, tutto. Alla perfezione.

    Il sapore, ancora forte, del pesce crudo. L'odore del fumo,

    mischiato al suo profumo.

    La pelle,

    tesa,

    della sua pancia perfetta,

    da bambina.

    Il sapore, dolce, delle sue gambe.

    Il rumore, che la loro fame, stridendo, faceva.

    Due corpi che si incontrano, quando due anime si

    fondono, fanno sempre un gran rumore.

    Di perfezione. Ma rumore.

    Lei non lo interrompeva mai.

  • 16

    Quasi avesse rispetto, del suo parlare, del suo toccarla, del

    suo andarsene.

    Mai. Non lo fermava mai.

    Per questo lui sentiva, sempre pi forte,

    il bisogno di tornare.

    Di fermarsi.

    Per tutto il tempo che sarebbe servito.

    Per la prima volta, da troppo tempo, non lo spaventava la

    sensazione di fermarsi. Anzi, adorava fermarsi su di lei.

    Appoggiarsi sulla sua vita, ovale perfetto. Sembrava che

    lei non sentisse il suo peso, che lui fosse liquido, quasi che

    le scorresse addosso,

    come l'acqua che passa su una roccia.

    Il verde dei suoi occhi.

    Lei aveva rallentato il passo, ascoltando il rumore dei suoi

    tacchi nell'eco esagerato dei portici vuoti. Guardando una

    vetrina, si osservava riflessa insieme a un bagno di luce.

  • 17

    Il bianco e il nero.

    Gli unici colori che non sono colori.

    Tutti i colori insieme, e nessun colore.

    Bianco e nero, i suoi colori preferiti.

    Lui era un disastro.

    Con i colori.

    Avesse dovuto fermarsi a quello, era davvero impossibile

    pensare a qualcuno di pi disordinato.

    Nell'anima e nella vita.

    Nei capelli e nei colori.

    Nei pensieri e in quel suo parlare lento, ridendo di tutto

    per non piangere di niente.

    Uno splendido mare. Di cui non aveva paura. Non ci si

    pu fidare di una tempesta. A meno che non ci sia la

    sicurezza,

    che solo il mare sa dare,

    che prima o poi tutto passer.

  • 18

    Sembrava che lui avesse sempre fretta di scappare da lei,

    da loro. Dal loro respirare insieme. Si era fermato,

    impercettibile, solo una volta, per qualche istante di pi.

    Quando lei aveva sorriso. Per una sua battuta.

    Un sorriso. Ecco, l si era fermato, dando quasi

    l'impressione di voler restare.

    Non per la sua pelle, non per i suoi capelli, ma per il suo

    sorriso. Questo amava di lui.

    Il suo disordine nell'amarla.

    Dove tutti avevano amato, lui passava veloce, come

    un'onda in ritirata.

    Dove nessuno si era fermato, lui amava fino alle viscere,

    rompendosi

    in mille gocce

    ed entrando

    docilmente

    ovunque.

  • 19

    Inverno

    Quando si erano incontrati sembrava l'inverno si fosse

    dimenticato di Milano, lasciando passare un sole quasi

    caldo sugli alberi senza foglie e sul viale. Sembrava non

    finire da nessuna parte, quel viale. Lo perdevi di vista,

    mentre dritto e solenne attraversava lentamente tutta la

    periferia. Sembrava non finire da nessuna parte, quel

    pomeriggio in cui l'inverno si era dimenticato della citt.

    Il rumore dei tacchi l'aveva preceduta di qualche istante,

    attraversando tutto l'imbarazzo di un saluto tra due anime

    cos difficili.

    Era vestita di nero, e bianco. Adorava vestirsi di nero, e di

    bianco. Lasciare che i non colori, il nero e il bianco, le si

    sistemassero addosso.

    Aveva sc...

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