6 la società dell'informazione

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    22-Jul-2015

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  • La societ dellinformazione

    Alessio Cornia Dipartimento istituzioni e societ

    Universit di Perugia

    Teorie e tecniche dei nuovi media A.A. 2014-15

  • La societ dell'informazioneForma di societ caratterizzata dalla preminenza di informazione, sapere e conoscenza rispetto ai beni materiali (e alla produzione industriale)

  • La societ dellinformazioneCambiano le centralit sociali, politiche ed economiche: dalla fabbrica allufficio dalleconomia dei beni materiali a quella dei beni immateriali (informazione, conoscenza, marketing, ecc.) - dallindustria al terziario (produzione e fornitura di servizi). dai colletti blu (i lavoratori che si sporcano le mani) ai colletti bianchi.

    Immagini tratte da mondopallone.it e mediaset.it

  • Nella societ dellinformazione (SdI):

    le tecnologie informatiche sono pervasive e influenzano i processi produttivi, sociali, indentitari e politici La capacit di produrre, manipolare e distribuire informazione diventa il fattore principale di ricchezza e potere e, di conseguenza, diventa il terreno di scontro a livello economico, politico e sociale.

  • I primi studiosi che hanno posto le basi per lo studio della Societ dellInformazione

    Fritz Machlup, economista (Austria/USA), anni 60, Economia della conoscenza (studia gli effetti dei brevetti sullo sviluppo economico) !

    Peter Druker, economista (Austria/USA) anni 60, post-modernit, nuovo modello economico-sociale: pi le organizzazioni del capitalismo si fanno complesse, pi i lavoratori della conoscenza divengono centrali

  • Daniel Bell, sociologo USA, La fine dellideologia, nella societ post-industriale, la centralit dei lavoratori della conoscenza determina un indebolimento delle grandi ideologie organizzate intorno al conflitto tra capitale e lavoro (autorealizzazione consumistica sovrasta le vecchie divisioni ideologiche tra destra e sinistra)

    I primi studiosi che hanno posto le basi per lo studio della Societ dellInformazione

  • Il dibattito sulla societ dellinformazione

    si sviluppa negli anni 90 forte accelerazione con la diffusione di Internet: sensazione di cambiamento radicale (visioni utopistiche su accesso diffuso al sapere, democratizzazione della politica, nuova economia basata su comunicazione e flessibilit). SdI come terza rivoluzione industriale (dopo la macchina a vapore e lelettricit, ci sono le tecnologie informatiche)

  • Il principale studioso di SdI: Manuel CastellsSociologo, Spagna/USA Domina il dibattito sulla Societ dellinformazione, che, in un secondo momento, sostituisce con il concetto di Network society (societ strutturata a rete)

  • Manuel Castells: i concettiLa societ si trasforma: nella societ indu s tr iale, i l potere economico e politico era legato alla produzione di beni materiali nella Network Society (NS), sono i beni intangibili (brand, innovazione, sapere) a determinare il successo di un individuo o di un gruppo

  • Cambiamenti economici nella SdISdI non significa solo che il settore terziario supera lindustria le nuove tecnologie dellinformazione cambiano tutti i settori economici (anche quello agricolo e industriale, ne influenzano i processi produttivi e distributivi) Castells: il nuovo sistema economico :

    1. informazionale 2. globale 3. a rete

  • 1- Economia informazionaleEconomia basata sullinformazione, dove la produttivit, la competitivit e la redditivit dipendono dalla capacit di generare e gestire informazione e conoscenza Innovazione, ricerca e sviluppo come fattori cruciali per le imprese Centralit dei diritti di propriet intellettuale (brevetti, diritti dautore) Le risorse principali dellimpresa non sono pi le fabbriche ed i macchinari, ma i brand, i brevetti, lorganizzazione delle reti dei fornitori e dei distributori, il design, il marketing ecc. Decentramento strategico: aziende (Nike, Apple ecc.) subappaltano la produzione a soggetti esterni, spesso asiatici. Le imprese madri detengono la propriet intellettuale (diritti sul marchio e prodotti), gestiscono la ricerca tecnologica, il marketing, la comunicazione e le reti di fornitori/distributori.

  • 2- Economia globalizzataLe aziende operano su scala globale (imprese MULTINAZIONALI) usano i media digitali per controllare processi produttivi ed organizzativi complessi e transnazionali Cultura di consumo globale: merci, stili di vita e forme di consumo si diffondono globalmente, adattandosi ai diversi contesti locali (Hip Hop, Hollywood ecc.).

  • 3- Economia a reteDallorganizzazione produttiva di tipo verticale (gerarchica, burocratizzata, centralizzata) ad una di tipo orizzontale (decentramento e autonomia delle unit produttive) Nascono reti di imprese formate da fornitori, subfornitori, produttori, imprese di distribuzione e reti commerciali. Modello di rete come principio organizzativo, come meccanismo di interconnessione e coordinamento tra le parti (NETWORK SOCIETY - CASTELLS, 1996) Forme di produzione pi flessibili (le connessioni tra i nodi della rete si accendono e si spengono a seconda delle esigenze contingenti) Cambia la natura del lavoro, la precariet il prezzo da pagare per la realizzazione della flessibilit nella network society.

  • Dal modello organizzativo verticale a quello orizzontale (a network), non solo

    nellambito economico

    ambito dei MCdM: dai mezzi centralizzati basati sul broadcasting (TV), ai mezzi bidirezionali a rete (Internet) ambito sociale: dalla famiglia patriarcale (stabile, gerarchica), alle relazioni pi instabili e fluide tra gli individui

  • Manuel Castells: i concettiLe reti diventano dominanti anche nella dimensione sociale (non solo in quella economica): Opposizione tra spazio dei flussi (SdF) e spazio dei luoghi (SdL) SdF: gli spazi dove circolano speri, competenze, denaro e persone. SdF: privilegia le pratiche sociali a distanza (grazie ai mezzi di telecomunicazione e informazione) SdF: si configura come una rete aperta, dove i confini tra stati, organizzazioni, comunit e gruppi sono sempre meno importanti. La ricchezza viene creata tramite scambi fra persone appartenenti a diversi stati, organizzazioni e comunit. No ostacoli dovuti a identit etnica o religione. Mentalit cosmopolita e cultura di consumo globalizzata. SdF: lo spazio delle connessioni digitali, di Internet, del credito, del business, di chi viaggia per affari, delle lite della finanza, dei dipartimenti di Ricerca e Sviluppo

  • Manuel Castells: i concettiSdL: la zona dombra della NS, dove prende corpo lesperienza vissuta della maggior parte delle persone, ancora radicata nei luoghi fisici e nei valori tradizionali SdL: non privilegia le pratiche sociali a distanza, ma linterazione sociale basata sulla contiguit fisica. SdL: popolato da chi resta tagliato fuori, chi non ha accesso a Internet, chi non lo sa usare, chi non ha una formazione universitaria, chi non ha dimestichezza con i media digitali, con le lingue ecc. (nuove forme di esclusione).

  • Manuel Castells: i concettiNuove forme di conflitto sociale: Non pi tra capitale e lavoro (il tradizionale conflitto di classe tra chi detiene i mezzi di produzione e chi viene sfruttato per farli funzionare) Ma tra chi ha accesso ai flussi e chi ne escluso (tra spazio dei flussi e spazio dei luoghi). Tra lite globali e masse locali Nuove disuguaglianze: i processi pi rilevanti (a livello di concentrazione di potere, ricchezza e informazione) h anno l u o g o n e l lo S dF, m ent r e g r an p ar t e dellesperienza delluomo ha tuttora un fondamento locale.

  • Manuel Castells: i concettiIdentit come risposta rabbiosa allo sradicamento imposto dai flussi globali, come adeguamento difensivo ad unimprovvisa accelerazione del corso storico Contrapposizione tra la forza globale delle classi dominanti e larroccamento difensivo dei mondi nazionali Estremismo islamico (IS), movimento no-global, zapatisti, nazionalismi e movimenti di estrema destra (FN di Marine Le Pen, la Lega di Salvini): non li accomuna tanto luso accorto dei nuovi media, ma la contrapposizione frontale ai processi di globalizzazione e alla cultura cosmopolita dello SdF.

    Questi movimenti agiscono strategicamente rinforzando identit territoriali, culturali o religiose (che diventano forma di resistenza alla globalizzazione). Tendono a costruire un paradiso comunitario di natura utopica, uno spazio alternativo rispetto a quello globale (lo Stato Islamico, il comunitarismo, la Padania ecc.).