Italian remote working conference

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    08-Aug-2015

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  1. 1. Lavorare in remoto: traguardo o ripiego? Abstract Le evoluzioni della societ alle volte sono traguardi, risultati di un processo di mutamento fortemente desiderato, altre volte nascono come ripieghi verso i quali far convergere processi e comportamenti in risposta ad un fallimento o crisi a livello sociale. Levoluzione tecnologica, in particolare lampia diffusione della rete, ha proposto fin dalla seconda met degli anni 90 modelli organizzativi, lavorativi e sociali basati sullabbattimento, via via pi significativo, delle limitazioni dovute alle distanze fisiche. In quegli anni si introdotto il termine globalizzazione per identificare una visione generale del mercato e del lavoro, in contrapposizione con quella locale/particolare. La globalizzazione un paradigma di scambio, comunicazione e collaborazione che pu essere declinato in mille ambiti applicativi, dal commercio elettronico, allo scambio di pareri medici via rete, al lavorare per qualcuno che si trova dallaltro capo del mondo. In Italia questo modello non ha preso piede subito, come invece successo in altri paesi. Sicuramente perch trattasi di un cambiamento culturale difficile da attuare, ma anche perch operativamente non se ne percepiva il bisogno. Poi arrivata la crisi e quello che non si era visto come traguardo lo si sperimentato come ripiego. Lavorare in remoto diventata unesigenza, soprattutto nelle attivit legate alle nuove specializzazioni dellinformatica (web, grafica, app, social networks, ecc.), ma anche per giornalisti, scrittori, musicisti, critici, opinionisti, traduttori, ecc. Il punto chiave che la tecnologia una condizione necessaria ma non sufficiente per lavorare in remoto o, meglio, per mantenere il posto di lavoro lavorando in remoto. In realt c bisogno di un cambio di paradigma, bisogna modificare radicalmente il modo in cui si concepisce il lavoro. Scompare quasi del tutto la componente sociale con i colleghi, superiori o clienti, prende piede la valutazione oggettiva e spesso analitica, asettica, dei risultati. Qualit, quantit, tempi di consegna diventano i capisaldi della valutazione, oltre i quali spesso non si riesce ad andare. Momenti di confronto con colleghi, brainstorming e collaborazioni passano solo attraverso il rigido scheduling del team e non possono pi sfruttare momenti improvvisati di incontro in azienda, per le scale, alla macchinetta del caffe, al parcheggio. La concorrenza diventa globale, come globale lofferta. Quindi si deve mettere in conto il fatto che ci sono milioni di persone al mondo che possono fare lo stesso lavoro. Ma, per lo stesso principio, ci sono milioni di offerte di lavoro in tutto il mondo. Quindi la flessibilit lanima del lavoro in remoto, bisogna sapersi orientare nel mare delle offerte e sapersi distinguere tre i tanti competitors. Tutto questo non significa peggioramento, al contrario come ogni cambiamento porta con se aspetti positivi e negativi, ma bisogna prenderne atto quanto prima se si vuole rendere al meglio anche lavorando a distanza. Introduzione Nel mondo delle tecnologie si registra spesso un fenomeno a dire il vero assai fastidioso: quando si diffonde un neologismo ciascuno se ne fa unidea propria non solo nella traduzione letterale ma anche nella semantica, per non parlare poi delle declinazioni, dei sinonimi e dei contrari. Poi ci vogliono anni affinch la corretta interpretazione venga ad affermarsi diffusamente.
  2. 2. Un esempio calzante si trova nellambito della formazione. Termini come e-learning, FAD (formazione a distanza), CBT (computer based training/learning), WBT (web based training/learning), LMS (learning management system), ecc., sono ancora oggi utilizzati in maniera alternativa come se stessero tutti a descrivere la stessa cosa. Ebbene, nella mia esperienza anche per il lavoro a distanza si ha ancora una certa confusione: remote worker, distributed team, open office, telelavoro, coworking, crowdsourcing, e- commerce (si intendo proprio e-commerce). Spesso parlando con qualche commerciante che ha aperto il sito per le vendite online mi sento dire anche io lavoro in remoto solo perch ha contatti con persone in tutto il mondo. A voler essere pignoli quelle persone si chiamano clienti, ed il fatto che parlino inglese o tedesco non qualifica il rapporto come un rapporto di lavoro ma solo come una transazione commerciale che si apre e si chiude nello spazio di un click, di una spedizione e di un bonifico. Quindi, nel tentativo di mettere ordine nei miei pensieri e di voler fare una breve ma esaustiva esposizione sulle mie esperienze di lavoro in remoto e sulle relative problematiche vissute, nel paragrafo che segue introduco alcuni possibili scenari che configurano varie modalit di lavoro in remoto. Tale pseudo- classificazione serve non solo a mettere ordine nel lessico ma, soprattutto, aiuta a capire quali siano le reali differenze, in termini di problematiche, dei vari casi che si possono presentare quando ci si appresta a lavorare remotely. Parliamo tutti lo stesso linguaggio Quando si parla di telelavoro (o equivalentemente lavoro a distanza remote work) si intuisce subito il concetto di decentralizzazione del luogo di lavoro, ossia la possibilit di svolgere unattivit per una determinata azienda, non dovendosi recare fisicamente presso la sede dellazienda stessa. Sebbene il concetto di telelavoro sia fortemente legato allo sviluppo delle tecnologie informatiche e della comunicazione, esempi di lavoro a distanza sono presenti anche negli anni addietro quando esisteva solo il telefono ed il fax. Basti pensare ai rappresentanti o commessi viaggiatori, che lavoravano per mesi e mesi in giro per il Paese e quotidianamente inoltravano i report di vendita alla casa madre. Dunque, il telelavoro in s non nulla di nuovo, almeno non nuovissimo. Ricordo della mia prima visita di lavoro alla Wolfram Research Inc. unazienda americana che fin dalla sua nascita (1988) ha creduto ed investito nel remote work. Nel 2000 ho avuto loccasione di passare 8 settimane nella sede centrale in Illinois-US, come visiting schoolar. Ebbene, dopo pochi giorni che ero arrivato li, non avendo ancora capito quali fossero le differenze tra il lavoro in Italia (allepoca lavoravo presso un centro di ricerca alluniversit di Salerno) e negli States, mi trovavo a parlare al telefono con Paul, uno dei miei tutor, e mi venne spontaneo dire vediamoci per un caff cos parliamo pi in dettaglio di questa cosa. Rimasi basito quando Paul mi rispose, a dire il vero con una punta di meraviglia per la mia domanda considerata forse una battuta stupida, che lui non si trovava in Illinois ma in Texas, a svariate ore di volo di distanza. Io ci misi un po per capire che non era in vacanza, ma lavorava da casa sua! Oggi il termine lavoro a distanza sembra essere abbastanza intuitivo. Proviamo per a spostare lattenzione su quali sono le tipologie di lavoro a distanza, perch cos possiamo poi classificare i vari scenari e di conseguenza individuare le principali problematiche su cui focalizzare lattenzione. Senza voler andare troppo per il sottile, altrimenti si rischia di rendere solo pi confusionario il quadro, io considero i seguenti scenari di massima, entro i quali si possono poi far rientrare altri sotto classi di situazioni:
  3. 3. a) Rapporto di tipo lavoratore azienda: a.1. Dipendente di unazienda che lavora a distanza: il lavoratore remoto rispetto allazienda, che, per contro, fisicamente concentrata in una sede fisica bene definita e rispetto ai suoi colleghi che, invece, lavorano in azienda. La condizione di remotely del tipo uno a uno, verso la propria azienda vista come un tuttuno. Ovviamente poi da questa relazione unitaria si aprono diversi canali (comunicativi ed operativi) verso i colleghi che operano fisicamente in azienda. a.2. Collaboratori di progetti distribuiti (distributed o open team/work): il lavoratore remoto come lo sono gli altri, ma la tipologia di lavoro ben definita, tipicamente si concorre ad uno stesso obiettivo definito apriori (un progetto), esempio classico i progetti di sviluppo open source. La condizione di remotely del tipo molti a molti verso i colleghi ma con il focus sul progetto. a.3. Aziende completamente remotizzate: ossia di fatto inesistenti come spazi fisici intesi come luoghi di lavoro comune. Il lavoratore remoto rispetto allazienda e a tutti gli altri suoi colleghi, che hanno la stessa posizione di remote worker. La condizione di remotely del tipo molti a molti. b) Rapporto di tipo lavoratore-cliente: freelance che offre i suoi servizi a clienti/aziende geograficamente distanti dalla propria sede. Il lavoratore remoto rispetto ad una molteplicit di soggetti, ciascuno con caratteristiche che possono variare anche di molto (lingue diverse, fusi orari diversi, culture diverse, strumenti diversi, ecc.). La condizione di remotely del tipo uno a molti, verso i propri clienti. Come si evince dagli schemi in figura, la configurazione cambia notevolmente da caso a caso, e tali cambiamenti influenzano anche la complessit del rapporto lavorativo. Per, prima di andare ad esaminare ciascuna categoria, vorrei porre laccento su unaltra evidenza: negli ultimi anni cambiato anche il paradigma del lavoro, non solo la geografia o la logistica. Nello specifico, levoluzione delle tecnologie informatiche ha creato un enorme bacino di nuove figure professionali (ad esempio quelle direttamente legate allo sviluppo software), ed ha modificato radicalmente alcune figure professionali gi esistenti che sono andate sempre pi a sfruttare le tecnologie come mezzo di comunicazione e collaborazione (ad esempio scrittori, giornalisti, blogger, musicisti, solo per citarne alcuni). Quindi si sono modificati schemi e rapporti tra professionisti, clienti, aziende, fruitori, consumatori, ecc. Tutto questo ha ovvie ripercussioni sugli schemi di lavoro a distanza, perch il lavoratore a distanza quasi sempre un freelance quindi imprenditore di se stesso. Deve negoziare prezzi, forniture, consegne, deve a.2) a.3) b) a.1)
  4. 4. curare limmagine professionale, deve gestire gli aspetti economici e finanziari (soprattutto correre dietro ai clienti che non pagano); deve sapersi vendere ma soprattutto deve saper attivare e conservare le relazioni con tutti gli stakeholder della sua sfera lavorativa. Anche quando il lavoratore in remoto un dipendente di unazienda, spesso capita che ha rapporti diretti con i clienti quindi di fatto diventa lui linterfaccia con il mercato e, proprio in virt di una sua condizione di distanza dallazienda per cui lavora, spesso non ne fruisce degli schermi e delle coperture. Mi capitato di svolgere per conto di unazienda un lavoro per un cliente importante, una famosa casa editrice italiana. Dopo i primi contatti a tre, io il cliente e lazienda per cui lavoravo, nella fase operativa, essendo lo sviluppatore ed il responsabile del progetto, ho dialogato sempre io con il cliente. Quando sono sorti dei problemi, alla fine il cliente ha inveito contro di me, contro il mio modo di condurre il progetto, anche se le decisioni da me prese erano anche funzione di scelte aziendali e non solo mie. Quindi io non venivo visto come lazienda fornitrice (quella che aveva di fatto firmato il contratto) ma come il professionista-consulente. In altre parole, lavorare a distanza non significa solo saper usare gli strumenti della comunicazione e della cooperazione in rete, bisogna assumere un modello comportamentale, professionale e relazionale tarato sulle tipologie di relazioni che si stabiliscono in ambito lavorativo. Ritorniamo dunque ai vari scenari del remote work e cerchiamo di metterne in evidenza le peculiarit. Rapporto di tipo lavoratore azienda: dipendente di unazienda che lavora a distanza Considero in questa configurazione quei casi in cui il lavoratore in tutto e per tutto un elemento interno allazienda e svolge il suo lavoro da una postazione remota, ad esempio casa sua. In questo scenario le differenza sono soprattutto concentrate sul tempo di lavoro e sulle modalit di comunicazione con lazienda. Supponiamo che il lavoratore faccia parte di un team aziendale che sviluppa un certo progetto, e la maggior parte dei colleghi si trova fisicamente in azienda. In casi come questi gli svantaggi o elementi critici del lavorare a distanza possono essere: Road map del progetto. In generale, la tempistica di un progetto un elemento chiave e al contempo molto fragile, raramente un progetto riesce a mantenere un timeline come pianificato. Lavorare a distanza significa perdere con maggiore facilit la bussola dei tempi, delle propedeuticit dei vari moduli, dello status delle altre squadre o componenti del team. Collaborazione con colleghi, meeting o fasi di cooperazione pi intensa interna al team. Finch si tratta di meeting riepilogativi o di fasatura del team, con qualsiasi strumento si riesce ad effettuare un ottimo incontro anche a distanza. Un po diverso quando ci sono fasi dove bisogna cooperare a stretto contatto con altri colleghi, per esempi fasi di brainstorming, di sviluppo congiunto, di raffinamento di modelli, ecc. dove pi persone devono lavorare gomito a gomito su uno stesso elemento. In questo caso, sebbene gli strumenti di comunicazione esistono, possono essere pi deboli, in termini di performance, rispetto alla presenza fisica in una sala operativa. Isolamento rispetto al team. Se la maggior parte dei colleghi si trova fisicamente in azienda, sar naturale per loro sviluppare una maggiore simbiosi ed una condivisione delle problematiche, e relative soluzioni, del progetto. Dunque un maggiore affiatamento del gruppo, rispetto al lavoratore in remoto.
  5. 5. Una soluzione alle principali criticit sopra esposte potrebbe essere, laddove possibile, partecipare di tanto in tanto a riunioni in azienda o passare una giornata in azienda. Ma se lazienda si trova molto lontano, questo risulta difficile. Per molti anni ho lavorato come Technical Support Engineer alla Wolfram Research. Loro negli Stati Uniti ed io in Italia, dunque convenienza degli incontri in azienda praticamente nulla. Nel dipartimento di supporto tecnico ero lunico a lavorare in remoto. Spesso si facevano riunioni del team cui partecipavo via skype o telefono, non si usavano mai videocamere quindi la mia era una partecipazione sempre molto limitata. Non poter vedere i colleghi, molti dei quali non avevo mai visto in faccia, non poter essere presente fisicamente e condividere anche i gesti e le espressioni dei colleghi mi penalizzava tanto, anche sulla comprensione degli aspetti tecnici che si discutevano. Esistevano dei parametri di produttivit in base ai quali si veniva valutati, ad esempio il numero di email a cui si rispondeva in una settimana, ma non vivendo in azienda e non potendo mai confrontarmi anche solo in termini confidenziali con i colleghi, non ho mai saputo quante email e con quale livello di accuratezza venivano gestite dagli altri. Al fine di mantenere il lavoro, facevo di tutto...

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